Concelebrazione Eucaristica Presieduta dal Vescovo Amministratore Apostolico Mons. Ernesto Vecchi

monsignore(umbriajournal.com) Terni,omelia -Nel contesto della Festa di San Giacomo Apostolo, il Signore mi ha concesso la grazia di celebrare il Giubileo d’oro del mio sacerdozio in questa Cattedrale, cuore della Chiesa pellegrina in Terni-Narni-Amelia.Ringrazio il Santo Padre Francesco che, prima di partire per Rio de Janeiro, ha voluto inviarmi il Suo augurio e la Sua Benedizione Apostolica. Questo atto di benevolenza verso la mia persona, manifesta ancora una volta la paterna premura di Papa Francesco nei confronti della nostra comunità diocesana, che in questi ultimi tempi ha potuto fare tesoro dei suoi orientamenti diretti e concreti.

La figura di San Giacomo presenta un identikit apostolico molto interessante, perché esprime con particolare realismo l’incontro trasformante tra la grazia di Dio e la natura umana. Giacomo, come il fratello Giovanni – figli di Zebedeo – hanno un temperamento emotivo e attivo, unito a un carattere deciso e impetuoso. Gesù li definisce entrambi «Boanerghes», cioè «figli del tuono (Mc 3,17)». La loro irruenza, la loro ambizione e perfino la loro presunzione, viene trasformata dalle Parole di Gesù e dal suo Spirito in disponibilità al servizio e al martirio.

 

La stessa dinamica soprannaturale si registra durante l’ordinazione sacerdotale: la grazia sacramentale scende come un fuoco sui futuri presbiteri; il loro essere viene investito dell’energia dello Spirito, che li sigilla in una consacrazione indelebile e nuova, trasformandoli in una immagine oggettiva di Cristo.

 

Cinquant’anni fa, il 25 luglio 1963, eravamo in 20, nella Cattedrale di San Pietro a Bologna, a ricevere l’unzione sacerdotale dal Cardinale Arcivescovo Giacomo Lercaro, una consacrazione che ci univa per sempre alla Chiesa, sposa di Cristo. Con il sacramento dell’Ordine, infatti, il prete è configurato a Gesù «Buon Pastore», in un rapporto misterioso ma reale, che gli cambia la vita: da membro del popolo di Dio “nella” Chiesa, il sacerdote è posto “di fronte” alla Chiesa come capo, pastore e sposo. Egli diventa cooperatore dell’ordine episcopale e assume un potere che gli dà una responsabilità enorme, perché agisce in «persona Christi», per la salvezza del mondo. Ciò significa che il prete non fa’ un mestiere qualunque, perché lo Spirito Santo lo ha modellato su Cristo, proprio come dice S. Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Cf. Gal 2, 20).

 

 

 

Cinquant’anni fa, il Concilio Vaticano II era a metà del suo cammino e noi giovani preti ne sentivamo l’umore: tanto entusiasmo, ma anche tanta ambiguità, che disorientava e nascondeva il vero magistero del Concilio. Cinque sacerdoti di quei 20 se ne sono andati per altre vie. Tutti avevano talento e alcuni erano dotati sopra la norma, perciò mi sono sempre chiesto: hanno messo veramente in gioco la loro libertà o sono stati condizionati dai “maestri del sospetto” che seminano zizzania? Dio solo lo sa!

 

Viste, però, le condizioni precarie in cui si trova oggi la società, possiamo dire con certezza che il prete modellato secondo l’identikit di Papa Francesco, è sempre più indispensabile, per dare un senso alla vita, schiacciata dalla “filosofia del presente”: viviamo concentrati come su un punto geometrico, senza lunghezza, senza larghezza nè profondità (Baumann). Ne consegue che il tempo perde il suo senso e uccide i criteri per distinguere il bene dal male. Il prete, dunque, non è una figura anacronistica, ma il segno sacramentale di Cristo in terra. Con l’Eucaristia – vera fissione nucleare dello Spirito – egli assicura l’accesso alla Verità e all’Amore, sorgenti della vera cultura, che non distrugge l’uomo, ma lo promuove.

 

A proposito di Eucarestia, ho sempre presente la vibrante omelia pronunciata – a braccio – in quel giorno dal Cardinale Lercaro. Rivolgendosi a noi sacerdoti appena ordinati disse: «La realtà della vostra vita sacerdotale è la Messa e siete consacrati per celebrarla. Dalla Messa, celebrata e vissuta quotidianamente, promaneranno tutte le realtà della vostra vita sacerdotale. La Messa è una realtà vostra, è un oceano, è un sole!».

 

Dopo aver esposto le ragioni che spronano il sacerdote ad approfondire la conoscenza della Messa sotto tutti i punti di vista, il Cardinale concludeva: «Avete ragione, figli miei, ad essere contenti oggi. E’ un giorno bello questo! «Divites facti estis»: siete diventati ricchi, estremamente ricchi  per voi e per gli altri. Per questo il popolo vi attende: so che le vostre mani, che io ho unto e consacrato sono doviziose e potranno distribuire quella ricchezza che il mondo non ha. Ogni giorno della vostra vita sia ancorato alla Santa Messa, ogni atto del vostro ministero sia innestato nell’altare. E’ la grandezza dell’altare che ci fa tremare e ci incanta. Lì è Cristo, che mediante la sua morte ha distrutto la nostra morte e con la sua risurrezione ci ha ridato la vita».

 

In questi cinquant’anni ho sempre sintonizzato il mio ministero di parroco e di Vescovo su questa lunghezza d’onda. Nonostante i miei limiti e le mie mancanze, l’Eucarestia quotidiana mi ha immerso nella Parola di Dio e nel magistero della Chiesa. Per questo, la misura del mio ringraziamento al Signore è senza limiti. Ho voluto celebrare qui a Terni questa mia festa giubilare, perché mi sento parte integrante di questa Chiesa, che porta in sé le tracce di una gloriosa tradizione di santità, di carità e di promozione culturale.

 

Lungo i secoli a Terni, Narni e Amelia, l’Eucaristia è sbocciata a tutto campo, contribuendo in modo determinante  a dare consistenza e vitalità, nei secoli, al tessuto territoriale: nei monumenti, nell’arte, nelle opere di misericordia e di promozione umana, nelle strutture educative e ricreative, nelle forme celebrative ricche di contenuti, di gioia e di autentica festa. La Chiesa Ternana, Narnese e Amerina, dall’inculturazione dell’Eucarestia ha saputo radicare nel popolo il senso di appartenenza alla comunità e coniugare in mirabile sintesi fede e vita, contemplazione e azione, verità e libertà, tradizione e innovazione.

 

Nella venerata memoria dei Vescovi ternani del xx secolo, i Monsignori Moretti, Boccoleri, Bonomini, Dal Prà, Quadri e Gualdrini chiedo al Signore un dono speciale per questa nostra Chiesa: l’incremento delle vocazioni sacerdotali e religiose, per mantenere aperto il fronte della speranza nelle nuove generazioni.

 

Chiedo poi a tutti voi, sacerdoti e laici, di continuare a starmi vicino nella mia missione di Vescovo Amministratore Apostolico, che durerà almeno per altri sei mesi. Poi, si vedrà. Ho accettato questo compito con spirito di servizio e per il bene della Chiesa, che amo. Le trame sotterranee non risolvono nulla, perché emergono sempre e producono ulteriori lacerazioni, mentre la comunione ecclesiale è l’“humus” indispensabile per ritrovare la tranquillità economica e la stabilità pastorale.

 

 

 

 

 

 

 

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