Celebrata in cattedrale la Coena Domini presieduta dal cardinale Bassetti

Durante il rito della lavanda dei piedi della Coena Domini (Giovedì Santo 2 aprile) nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, compiuto ad un gruppo di religiosi e religiose nell’Anno della Vita Consacrata, il cardinale Gualtiero Bassetti ha voluto indossare il grembiule realizzato e donatogli dalle “donne speranza”, lo stesso che ha utilizzato poche ore prima alla S. Messa della lavanda dei piedi celebrata nella sezione femminile della Casa Circondariale insieme al cappellano mons. Saulo Scarabattoli. Erano presenti, oltre alla direttrice Bernardina Di Mario e al personale della Polizia penitenziaria, anche le suore della Congregazione di Gesù Redentore e alcuni volontari dell’Associazione perugina di volontariato promossa dalla Caritas diocesana che operano all’interno della struttura.

Il cardinale ha voluto iniziare la Coena Domini in San Lorenzo rivolgendo un pensiero proprio alle “donne speranza”, coloro che nella vita hanno sbagliato e che stanno scontando una pena nella speranza di avere un futuro dignitoso. Queste donne hanno donato al cardinale anche una copia della poesia di Delbrel dal titolo “Il Catino dell’Ultima Cena”, che recita: “Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici e lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato, del carcerato, dell’omicida …, finché tutti abbiano capito, nel mio, il tuo Amore”.

Il cardinale Bassetti non poteva non incentrare l’omelia sul bisogno di tutta la Chiesa – sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi e fedeli laici – di «convertirsi all’esercizio della carità, nell’unità, per essere Chiesa del Giovedì Santo e comunità eucaristica nel senso voluto dal Signore», parlando anche di Chiesa pronta ad indossare il «grembiule del servizio».

L’Eucaristia, che Cristo ha istituito nell’Ultima Cena, è «segno di un dono totale – ha ricordato il porporato –, segno di una vita che si pone a servizio degli altri. C’è una stupenda preghiera di padre Turoldo, che mette bene in evidenza il legame profondo fra cena eucaristica, sacrificio eucaristico, e la lavanda dei piedi: “Padre è giunta l’ora di morire: il tuo Figlio ci ha lasciato un segno di eterna memoria: il pane spezzato e il vino della nuova alleanza. Fa che quanti si cibano del suo corpo e del suo sangue diventino essi stessi per i fratelli un pane che dà vita e un calice di vino che effonde gioia”».
«La carità di Cristo, alimentata in noi proprio attraverso l’Eucaristia – ha evidenziato il cardinale –, ci dà la forza di essere discepoli del Signore fino alla morte. Ecco allora il segno della lavanda dei piedi e le parole di Gesù: “Se dunque io Signore e Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato l’esempio perché anche voi facciate come ho fatto io”.

Queste parole dimostrano che siamo chiamati a rispondere al dono dell’Eucaristia, con la testimonianza dell’amore, di quell’amore che fa l’unità. Ricordatelo bene (rivolgendosi ai fedeli, n.d.r.): là dove non vive l’amore, la Chiesa è morta; è morta anche se rispetta tutte le sue tradizioni e tiene le insegne. E questo vale anche per le famiglie: là dove l’amore non è esperienza vissuta, la Chiesa è sterile, perché senza l’amore non c’è Dio, non c’è Cristo e non c’è possibilità di vita per noi. Nessuno ci riconoscerà cristiani dal nostro fare, dal nostro dire e neppure dal nostro eroismo, tanto meno dal nostro “potere”. Ma come ha detto Gesù, ci riconosceranno soltanto dall’amore: “in questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete a vicenda”. Perciò tutte le volte che la lingua o il pensiero, l’azione o l’impegno contraddicono la carità, noi come cristiani diveniamo irriconoscibili. Se manca la carità è come se il fuoco del Vangelo fosse spento».

Avviandosi alla conclusione, il cardinale ha avuto parole di gratitudine per i religiosi e le religiose nell’Anno della Vita Consacrata, compiendo ad una loro rappresentanza il rito della lavanda dei piedi. «Desideravo esprimere a tutti coloro che hanno scelto di seguire Cristo “povero, obbediente e casto”, l’affetto e la riconoscenza della nostra Chiesa, perché essi, per primi, hanno scelto di amare Cristo e di servire i fratelli, lavando loro i piedi. Il Santo Padre ha rivolto parole stupende a tutti i consacrati nella sua lettera apostolica: “Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito Santo ci proietta per fare con voi ancora cose grandi!”».

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*