Assemblea diocesana a Perugia, cominciati i lavori al Capitini

Assemblea diocesana a Perugia, cominciati i lavori al Capitini

Assemblea diocesana a Perugia, cominciati i lavori al Capitini

Si è aperta nel pomeriggio dell’11 settembre, al Centro congressi “Aldo Capitini” in Perugia, l’Assemblea diocesana sul tema “La Chiesa, popolo che annuncia e testimonia Cristo – Vivere e agire da credenti in stile missionario”. Sono più di 700 i partecipanti tra sacerdoti, religiosi, religiose e, soprattutto, laici giovani e adulti in rappresentanza delle 32 Unità pastorali dell’Archidiocesi, dei quali 600 si sono iscritti ai gruppi di lavoro che si terranno nella mattinata di domani (12 settembre) nelle chiese del centro storico. Nel pomeriggio (ore 16), dopo le testimonianze di cinque laici sulle “Cinque parole: Uscire, Annunciare, Abitare, Educare e Trasfigurare”, al centro del prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, l’Assemblea terminerà con la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, che l’ordinerà tre nuovi diaconi, i seminaristi Marco Briziarelli, Marco Pigoni e Simone Pascarosa, nel giorno della festa della Madonna delle Grazie a cui è affidata la protezione dell’Archidiocesi.

Riflettendo proprio sul fertile periodo di vocazioni sacerdotali e di chiamate alla vita consacrata, che si sta vivendo in Diocesi e in Umbria, il cardinale Bassetti ha aperto il suo intervento di saluto ed introduttivo ai lavori assembleari. Questa «primavera di vocazioni» testimonia una Chiesa viva, che deve incamminarsi con maggiore slancio verso una «conversione pastorale». La numerosa partecipazione all’Assemblea diocesana è di buon auspicio e stimolo a questa conversione. Anche l’imminente Giubileo della Misericordia sarà occasione proficua per rigenerarsi nella fede.

Il cardinale Bassetti, prima di entrare nel “cuore” del suo intervento, ha ricordato i tre sacerdoti diocesani che nell’ultimo mese sono tornati alla Casa del Padre, don Elio Bromuri, don Rino Valigi e don Alviero Mencaroni, una perdita per l’intera comunità diocesana.

«La nostra Chiesa, pur ricca di fermenti, di carismi, di presenze significative, di memorie di santità anche recenti, come il Servo di Dio Vittorio Trancanelli – ha evidenziato il porporato –, non splende come dovrebbe. Pur essendo cresciuto il desiderio e l’impegno di ascoltare la Parola di Dio, la nostra Chiesa non evangelizza a sufficienza se stessa: è debole il cammino di approfondimento delle verità della fede (catechesi); non ha conseguentemente quel dinamismo missionario, come dice Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, che la fa uscire dal tempio per comunicare la buona notizia della salvezza agli uomini e alle donne del nostro tempo».

«Pur mostrandosi, in molte circostanze e con varie iniziative, non insensibile al grido del povero, del malato, dello straniero, del carcerato – ha proseguito il cardinale –, la nostra Chiesa non ha ancora raggiunto quel grado di credibilità, generosità, audacia che hanno caratterizzato molti momenti della sua storia. Pur avvertendo la chiamata che sgorga dalla sua eredità, la nostra Chiesa è ancora debole nell’impegno di cercare, promuovere, difendere, con tutti gli uomini di buona volontà, il diritto alla vita, la pace ed il rispetto del creato, come ci insegna la profetica enciclica di Papa Francesco Laudato si’. È ancora lontana da quello stile di vita sobrio ed essenziale che alimenta e sostiene la solidarietà e la condivisione a livello planetario; è ancora non pienamente consapevole del suo dovere di trasmettere il messaggio universale di salvezza e della bontà che ancora sgorga da un umanesimo che porta visibili le impronte della fede cristiana».

Si è chiesto il cardinale: «Cosa dobbiamo fare se non riconoscere davanti a Dio i nostri peccati? Cosa dobbiamo fare se non chiedere perdono anche ai fratelli che abbiamo defraudato della nostra testimonianza e del nostro annuncio? Il pianto per i peccati, non da tristezza, è piuttosto condizione di autentica gioia. Dio infatti crea in noi un cuore nuovo e ci dona la grazia di trasformare la valle di Acor – luogo di sconfitta e di punizione – in fonte di speranza di gioia. Questa gioia, miei cari fratelli, la gioia del Signore, è la nostra forza, perché il nostro amore non sia come la rugiada che all’alba svanisce».

«Questa nostra Assemblea, che ho tanto desiderato – ha detto il porporato avviandosi alla conclusione –, servirebbe a poco se non spingesse la nostra Chiesa, alle soglie del Giubileo della Misericordia, a conversione».

A don Paolo Asolan, docente di Teologia pastorale alla Pontificia Università Lateranense, invitato dal vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, sono state affidate le relazioni “Analisi e valutazione” e “Contributo per un progetto”, redatte sulla base dei contributi raccolti nella fase preparatoria dell’Assemblea a livello di Unità ed Organismi pastorali. «La situazione che emerge – ha detto in sintesi il pastoralista – non è male. L’emergenza che appare è quella delle Unità pastorali, che è soprattutto della vita concreta delle stesse Unità chiamate a vivere questa conversione dentro quella conversione pastorale a cui chiama l’Evangelii gaudium. Questa conversione dovrebbe avere una spinta marcatamente missionaria. La definizione del rapporto con il territorio sarebbe sterile se non fosse anche di abbracciare tutta la vita della popolazione del territorio stesso. Occorre far entrare e trasformare l’esperienza del Vangelo nella vita concreta e quotidiana della gente. Questo – ha concluso don Paolo Asolan – secondo tre priorità: famiglia e amore, lavoro e società, educazione e scuola».

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Assemblea diocesana a Perugia

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