A dieci giorni dalla morte Elio Bromuri, La Voce dedica una edizione speciale

morte Elio Bromuri
morte Elio Bromuri

A dieci giorni dalla morte Elio Bromuri, La Voce dedica una edizione speciale

«Ha onorato con dignità la propria vita» è il titolo dell’edizione speciale del settimanale della Chiesa umbra «La Voce» dedicata al suo direttore mons. Elio Bromuri tornato alla Casa del Padre dopo una grave malattia, che sarà in edicola il 27 agosto, a dieci giorni dalla morte.

Quest’edizione è stata curata dalla caporedattrice Maria Rita Valli e dal comitato di redazione ed è un omaggio alle tantissime persone che hanno conosciuto e stimato mons. Bromuri nei suoi molteplici impegni pastorali del suo intenso ministero sacerdotale. Molte di esse gli hanno reso l’ultimo saluto gremendo la cattedrale di San Lorenzo il giorno delle esequie. Una testimonianza tangibile di quanto ha seminato in vita quest’uomo nell’annunciare e nel mettere in pratica il Vangelo. E’ stato un sacerdote mite e determinato, al servizio della Chiesa, in particolare delle persone più bisognose, raffinato teologo, convinto assertore dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, attento e sensibile al mondo laico, ai giovani e alla loro educazione-formazione attraverso la scuola e l’università. E lo speciale de «La Voce» raccoglie non pochi ricordi e testimonianze in questi ambiti della sua azione pastorale che è stata anche sociale e culturale, della quale rimarrà segno nel tempo grazie anche a quanti raccoglieranno la sua eredità.

A riassumere i vari contributi pubblicati è il ricordo di Francesco Zanotti presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). «Devo ammettere che solo ai funerali di don Elio – scrive Zanotti – ho compreso fino in fondo la statura di questo nostro direttore… Da cristiani nel mondo: questa la grande eredità che ci lascia don Elio Bromuri.

Lo fece intendere molto bene allora, oltre due decenni fa, quando seppe affrontare senza paure la caduta della Democrazia cristiana (organizzò a Perugia, nel 1993, in occasione dei 40 anni di fondazione de «La Voce», un incontro con padre Bartolomeo Sorge e Mino Martinazzoli, n.d.r.). Ce lo ha ricordato in ogni altra occasione in cui ha frequentato gli incontri proposti dalla nostra Federazione…».  «Aveva una visione – prosegue il presidente della Fisc – che andava ben oltre il confine del territorio di sua competenza. Le numerose presenze di rappresentanti di religioni diverse, e di tantissima gente, in cattedrale a Perugia per il suo commiato sono state la dimostrazione di questo suo grande abbraccio all’uomo di oggi».

Lo speciale propone anche scritti, interventi e riflessioni di grande attualità di mons. Bromuri. E’ un numero de «La Voce» da conservare in ricordo di un sacerdote che ha amato la sua Chiesa e che ha voluto dare «una Voce sola per tutta la Chiesa umbra» nel fare sempre «un giornale che faccia trasparire l’idea che appartenere alla Chiesa è bello, importante, dignitoso, vitale». E’ quanto ha detto mons. Bromuri nel suo ultimo incontro pubblico dello scorso 27 giugno, che concluse dicendo: «Per questo lo stile e i contenuti della nostra comunicazione si realizzano con il costante sforzo di essere coerente, sobria, serena, senza cercare ciò che è solo spettacolare o scandalistico».

Uno speciale editoriale per il numero dedicato a don Elio Bromuri

“Lettera agli amici”. L’editoriale del numero a lui dedicato

don Elio Assisi2013Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo”
(Salmo 115,12-14)

Le parole del Salmo possono racchiudere i pensieri e i sentimenti di questo momento in cui mi si presentano davanti cinquant’anni di ministero presbiterale (29 giugno 1953 – 29 giugno 2003). Tutto, infatti, è dono e mistero, accolti – e da accogliere fino alla fine – nello stupore e con gratitudine. Il pane ricevuto, offerto, consacrato e distribuito per la comunione e il calice innalzato mille volte nella cattedrale di San Lorenzo, nella chiesa di San Francesco a Deruta, a Sant’Ercolano, nella chiesa dell’Annunziata dell’Università e in molti altri luoghi sacri, sono i segni più nobili e alti cui la fragile umanità di una persona, invano ammantata, se non sopraffatta, da rituali paramenti, è deputata.

E le parole, quante parole! Sempre le stesse e sempre nuove, evangelo vivo e vitale che scaturisce dall’inesauribile Sorgente dove Lettera e Spirito sono indissolubilmente sposati. La Parola, discesa nell’assenso della fede e nel silenzio della contemplazione, prende corpo in passione e intelligenza, conforto e ammonimento per chi la pronuncia, prima, e per coloro che l’accolgono. Spesso sono proprio gli uditori della Parola a renderla attuale e percepirla in tutta la cogente pregnanza storica ed esistenziale.
Mi hanno sempre intimamente toccato gli occhi fissi di chi ascolta, giovani pieni di vita e persone che contemplavano da vicino l’ultimo traguardo. Esperienze avvolte nel silenzio come si conviene a quell’ampio livello di vita che trascende il linguaggio. È immenso lo spazio che Gesù, il Verbo incarnato, ha dedicato al silenzio pieno di misericordia. Abbiamo cercato insieme di essere suoi discepoli proponendoci una via semplice, un cristianesimo dal volto umano, lontano dall’arroganza dei fondamentalismi ed evitando la separatezza dei settari, aperti al dialogo “globale” nell’atmosfera terrestre delle piazze e delle strade, in riva al mare e sui monti, quelli del Tabor e delle Beatitudini o, anche, dell’invalicabile monte degli Olivi. Non c’è scena evangelica più bella di quella di Gesù che predica dalla barca in riva al lago.

Desidero rivolgere anche una parola commossa piena di gratitudine alle tante persone amiche che mi hanno donato affetto, stima e collaborazione. Porto tutti, sempre, nel cuore e sull’altare. Nomino soltanto i miei genitori. Sono essi gli artefici primi e i collaboratori di Dio non solo per i cinquant’anni di sacerdozio presbiterale, ma per l’origine della mia stessa vita.

A tutti gli altri dico: non contiamo ciò che abbiamo dato e ciò che abbiamo avuto, perché siamo tutti dentro il circolo vitale della grazia trinitaria che tutti ci avvolge con infinito amore.

Grazie! Amen!

Perugia, 29 giugno 2003

morte Elio Bromuri

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*