Vinti (SL): “Ferrero confonde le elezioni regionali con un referendum su Renzi”

Ho letto su Il Fatto Quotidiano un articolo di Paolo Ferrero, segretario del Prc, dal titolo: Elezioni regionali 2015 e costituente della sinistra. Tra le altre cose, rivendica che il suo partito, in tutte le regioni chiamate al voto partecipa in liste alternative a quelle in cui è schierato il PD e si rammarica che SEL, invece, in Puglia, Umbria e Veneto fa parte della coalizione che vede partecipe il PD. Ferrero giustifica la scelta di Rifondazione in quanto “…il PD di Renzi sia diventato un partito confindustriale e che per uscire dalle politiche di austerità,…, sia necessario disobbedire…” Bene. Se il PD di Renzi è un partito confindustriale e dell’austerità, occorrerebbe capire se il PD è omogeneo in tutto il territorio nazionale o se sono omogenei i contesti politici regionali a quello nazionale. Intanto sarà il caso di precisare, che non si tratta solo di SEL ad aver fatto una scelta specifica, in Puglia, nel Veneto e in Umbria, in quanto ad essa si sono unite associazioni politiche, movimenti popolari, liste civiche comunali, ecc., che hanno dato vita a liste unitarie della sinistra.

Pur non conoscendo a fondo le situazioni della Puglia e del Veneto, possiamo dire che sarebbe stato a dir poco singolare, che dopo la Presidenza Vendola, alla Regione Puglia, che seppur tra luci ed ombre, è stata positiva, SEL si fosse schierata all’opposizione di Emiliano, dopo che Stefano ha partecipato alle primarie per la scelta del candidato Presidente, purtroppo non vincendo. In Veneto, per quanto si possa dare un giudizio negativo sulla candidata Alessandra Moretti, lì gli avversari da battere sono il peggio del peggio, cioè la Lega Nord, e sinceramente non riesco ad immaginare forze della sinistra di alternativa, equidistanti, in egual misura da Zaia e la Moretti.

Per quanto riguarda l’Umbria sono nate due liste a sinistra, una l’Umbria per l’altra Europa, sostanzialmente Rifondazione più qualche altro pezzetto e l’Umbria più Uguale, formata da Sel, La Sinistra per l’Umbria e il coordinamento delle liste civiche progressiste e di sinistra, guidate dal sindaco di Gubbio, Filippo Stirati. Rifondazione rompe con il centrosinistra umbro, l’ultima settimana della legislatura, votando contro al bilancio 2015, dopo aver votato quattro bilanci, con motivazioni ai più sconosciute, rompendo così, un’alleanza che aveva avuto inizio dalla fondazione del Partito della Rifondazione Comunista ed avendo esercitato un ruolo sempre di primo piano, nel governo della Regione, della Provincia e dei comuni umbri.

L’Umbria per l’altra Europa, rompe con il centrosinistra regionale, non dopo un confronto, verificando l’impossibilità di convergenze programmatiche, rompe a prescindere con una valutazione ideologica. A mio avviso un grave errore di valutazione. Infatti i compagni di Rifondazione, ripetono come un disco rotto, “ma come si fa ad allearsi con il PD di Renzi?” Perfetto, infatti, il PD umbro non è il PD di Renzi, nonostante che oggi sia venuto a Perugia per sostenere la candidata Marini, anzi i renziani sono una minoranza in Umbria.

Il PD umbro è retto dalla maggioranza che fa riferimento alla ex-margherita che ha sostenuto Cuperlo alle primarie e dagli ex –Bersaniani, ora “giovani turchi”, anch’essi schierati con Cuperlo. Inoltre c’è una componente della sinistra PD, attorno al 30% ed una civatiana che si aggira sul 8%, con i renziani puri che sono ultra minoranza pur esprimendo il segretario regionale. Solo chi non ha voluto sentire può negare che la sinistra PD e i civatiani esprimono una analisi sull’Umbria e avanzano proposte del tutto simili se non sovrapponibili, al netto delle polemiche elettorali, a quelle delle due liste di sinistra.

Oppure che il partito che fa capo alla Presidente della Giunta Regionale Catiuscia Marini, sia chiuso alle istanze della sinistra, anzi tutt’altro. Tant’è che la Marini teorizza la non autosufficienza del PD umbro e ha ricercato con forza l’alleanza della sinistra unita, per bilanciare la coalizione di centrosinistra. Solo chi è in preda ad un delirio ideologico, che rifiuta gli spazi di intervento politico e le possibilità di inserirsi nelle contraddizioni del PD umbro, e costruire, quindi interlocuzioni e possibilità d’azione come con parti significative del partitone umbro, può tirarsi fuori in maniera pregiudiziale. Che Ferrero esprima un giudizio sul Pd così poco articolato, e per quanto ci riguarda lontano dalla natura di quello umbro, sorprende negativamente. Dopo il 31 maggio sarà l’ora di una nuova sinistra, è bene che i promotori delle due liste della sinistra trovino i modi si riaprire il confronto. Come è sorprendente, da parte di Ferrero, continuare ad alimentare questa sorta di referendum sul governo Renzi, espropriando le elezioni del 31 maggio della loro specificità, cioè le questioni regionali e le proposte per risolverle. Penso, che Ferrero sottovaluta, il fatto che la sostituzione delle elezioni regionali con un referendum su Renzi, alla fine avvantaggia il partito dell’astensione, in primis, poi il PD, e tutti coloro che sono visti dalla maggioranza dell’opinione pubblica come gli oppositori del primo ministro, Salvini e il M5S, penalizzando le liste della sinistra, ovunque collocate. Intanto diamoci appuntamento il 6 e il 7 giugno a Roma, parte la Coalizione Sociale. Stefano Vinti per l’Associazione Sinistra Lavoro-Umbria

1 Commento su Vinti (SL): “Ferrero confonde le elezioni regionali con un referendum su Renzi”

  1. Quante sciocchezze! Il PD Umbro gestisce il potere da sempre ed è irriformabile. Inoltre Vinti, dopo anni passati a combattere il voto utile, fa appello al voto utile. Ecco come passare dalla parte del torto, e tutto per farsi garantire dal PD un posto in regione.

    È questa la vergogna della sinistra tipo Sel o SL, l’incapacità di essere autonomi dal PD.

    Imparate da Podemos, in Spagna o da Syriza. Ci si presenta con il proprio progetto e poi si fanno le alleanze, da posizioni di forza.

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