Vinti (Sinistra Lavoro): aprire “Vertenza Umbria” e varare Piano Regionale del Lavoro

Vertenza Umbria
Stefano Vinti

La mappa delle crisi produttive in Umbria che ci fornisce la Cgil, conta 185 crisi aziendali e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Tutti i settori produttivi sono colpiti e la tendenza è al peggioramento, perché della tanto sbandierata ripresa, nell’economia reale non c’è traccia. Occorre ripartire da questo dato per rilanciare una “Vertenza Umbria”, in una regione che più di altre ha subito i colpi della crisi, con la chiusura di fabbriche, la perdita di posti di lavoro, l’accumularsi di centinaia di migliaia di ore di cassa integrazione e di una precarietà e una disoccupazione dilagante.

Vertenza Umbria

Occorre aprire la “Vertenza Umbria” nei confronti del governo centrale, richiedendo che venga riconosciuta la specificità della nostra regione nel quadro nazionale, sollecitando allo stesso tempo una mobilitazione straordinaria della comunità regionale a partire dalle istituzioni democratiche locali.

Infatti non sfugge a nessuno che siamo di fronte al disimpegno sostanziale delle principali multinazionali e alle difficoltà, gravi e per certi versi insormontabili, delle piccole imprese, delle imprese individuali e del mondo delle professioni. I nostri giovani, o almeno tanti dei nostri giovani, hanno di fronte, l’alternativa tra emigrare o accettare un lavoro temporaneo, sottopagato, precario o in nero, tanti artigiani o commercianti chiudono le loro attività.

Una ” Vertenza Umbria”, che deve ripartire da una richiesta di nuovi e massicci investimenti pubblici, da nuove risorse per implementare e sostenere le imprese e i settori ad alto tasso d’innovazione tecnologica e di forza lavoro.

Le risorse sarebbero reperibili, a livello nazionale, con una patrimoniale sopra gli 800mila euro, e con la sospensione del programma di acquisto dei nuovi bombardieri F35, ad esempio. Pertanto, una “Vertenza Umbria” incentrata su un Piano Regionale del Lavoro, per creare nuova e qualificata occupazione a partire dalla cura e dalla manutenzione del territorio. Le 185 crisi aziendali ci parlano della necessità di una svolta nelle politiche economiche ed occupazionali, alternative alla politica dell’austerità. Se non ora, quando?

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