Vertenza Perugina, Carla Spagnoli, giugno si avvicina e non ci sono progressi

ennesimo “dialogo tra sordi” che vede protagonisti al MISE Nestlè, sindacati e istituzioni

Vertenza Perugina, Carla Spagnoli, giugno si avvicina e non ci sono progressi
carla spagnoli

Vertenza Perugina, Carla Spagnoli, giugno si avvicina e non ci sono progressi

da Carla Spagnoli (Movimento per Perugia)
PERUGIA – Nulla di fatto! L’ennesimo in questo “dialogo tra sordi” che vede protagonisti al MISE Nestlè, sindacati e istituzioni sulla Perugina… Ancora una volta tutto è rinviato all’ennesimo faccia a faccia previsto il 15 febbraio. Nel frattempo l’unica certezza rimane in piedi senza essere scalfita: l’intenzione di Nestlè di portare la Perugina da 880 a circa 600 dipendenti, non uno di più! Questi sono i fatti, al di là di tutte le chiacchiere che da mesi si susseguono da entrambe le parti e che hanno “sfinito” i lavoratori…

Ci lasciano sconcertati le dichiarazioni dei sindacati che, di fronte alla volontà netta di Nestlè, affermano che «con un altro anno di Cassa Integrazione si può avere più respiro e provare a far ripartire la produzione e guadagnare fette di mercato». Ancora Cassa Integrazione? Sono anni che in Perugina si va avanti con gli ammortizzatori sociali, e gli effetti in termini di produzione e mercato non si sono visti per niente! Anzi si è assistito ad un triste calo sia dei volumi produttivi che delle quote di mercato della Perugina, proprio mentre nel 2016 il comparto cacao e cioccolato registrava in Italia un +3,2% di produzione rispetto al 2015.

Ricordiamoci che nel 2016, mentre Nestlè portava via da San Sisto la produzione di caramelle e biscotti, senza che i sindacati muovessero un dito, la produzione di caramelle e confetti registrava a livello nazionale un +1,8% rispetto al 2015… Mentre la Perugina “langue”, il mercato del cioccolato vola e la concorrenza avanza! Bastano questi dati dell’AIDEPI per capire quale sia da tempo la volontà di Nestlè sulla Perugina, chiara e lampante…

Solo i sindacati e le istituzioni non hanno capito, o voluto capire, le intenzioni di Nestlè:

  1. prima hanno elogiato un Piano Industriale e un accordo capestro che, al di là delle promesse di investimenti, prevedeva ricollocazioni, uscite volontarie e vendita di reparti,
  2. poi hanno preso tempo seguendo “strategie” fatte di scioperi tardivi, cortei chiassosi ma sterili, timidi volantinaggi e proposte a dir poco discutibili…
  3. Ora gli stessi sindacati puntano tutto sulla Cassa Integrazione che adesso sarebbe per la Perugina un inutile “accanimento terapeutico”!

A che serve rimandare il problema di un altro anno, se le intenzioni di Nestlè appaiono non cambiare? Una domanda ci sorge spontanea: le RSU hanno vigilato sul mantenimento dei posti di lavoro?

E quanti sindacalisti ci sono tra gli operai penalizzati? L’unica “novità” di cui si parla ora è la possibilità di prevedere contratti part-time verticali, di sei mesi l’anno, per circa 150 lavoratori: potrebbe essere una soluzione, specie per alcuni operai, ma come farebbero quei padri e madri di famiglia ad andare avanti per sei mesi senza lavoro? Pensiamo soprattutto a quei lavoratori con famiglie monoreddito, che vivono di un solo stipendio…

Per carità, magari si può ridurre in questo modo il numero degli esuberi, ma in che condizioni vivrebbero questi lavoratori? Nel frattempo il ridimensionamento della Perugina è in atto, visto che una sessantina di dipendenti hanno già accettato l’uscita volontaria, alcuni operai e impiegati sono in Cassa Integrazione e altri probabilmente accetteranno le ricollocazioni.

Parliamo di maestranze che se ne vanno e che portano via da San Sisto la loro esperienza e capacità, senza essere sostituiti. Quali saranno gli effetti sulla qualità dei prodotti Perugina? Nestlè sta solo perseguendo la sua strategia che è nota da sempre. E ancora c’è qualcuno che parla di «far ripartire la produzione e guadagnare fette di mercato»…
Carla Spagnoli
Presidente Movimento per Perugia

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