Vecchietti: “Basta finte COOP e sfruttamento dei lavoratori”

da Michele Vecchietti (Candidato presidente L’Umbria per un’altra Europa)
La Legge 142/2001 ha modificato la normativa sulla cooperazione, rendendo obbligatorio l’istituto del regolamento, qualora la cooperativa operi con soci lavoratori, per determinare i criteri e le regole di svolgimento del rapporto tra la società ed i soci lavoratori.

Negli anni successivi si è avuto un progressivo smantellamento di questa legge, attraverso le abrogazione al trattamento economico dei soci, la modifica della normativa sugli affidamenti, la cancellazione dei riferimenti al costo del lavoro stabilito dai contratti collettivi nazionali, la possibilità di dequalificare i lavoratori in occasione dei cambi di appalto. Lo stesso meccanismo dei consorzi, in assenza di adeguati sistemi di controllo, diviene uno strumento di precarizzazione e sfruttamento: sempre più frequentemente nei consorzi, accanto a cooperative vere, ne figurano altre completamente vuote di personale, che vengono attivate per acquisire appalti e commesse e trasferirvi, in condizioni peggiori, la forza lavoro, spesso ignara dei propri diritti nei confronti dei consigli di amministrazione.

Delle autentiche holding, con passaggi di società in società a uso e consumo di ristretti gruppi dirigenti e dei soggetti committenti, sia pubblici che privati; non è un caso che in questi anni sia venuta progressivamente meno la contrattazione di sito, mentre si è affermato un sistema di organizzazione del lavoro basato su un elevatissimo turnover. Proponiamo di attivare strumenti di vigilanza già istituiti ma ben poco utilizzati, come l’osservatorio sulla cooperazione, al fine di verificare il rispetto – e in alcuni casi l’esistenza stessa – dei regolamenti interni delle cooperative e le eventuali violazioni del contratto di categoria, già di per sé uno dei più deboli, non solo dal punto di vista economico.

L’osservatorio dovrebbe essere aperto alla partecipazione dei lavoratori – sia soci che dipendenti delle cooperative – e prevedere la possibilità di acquisire segnalazioni spontanee in merito alle condizioni di lavoro; a ciò si aggiunge la necessità di definire un codice etico per gli appalti, per regolare le procedure di affidamento dei servizi – non solo pubblici – e garantire, attraverso meccanismi di premialità dal punto di vista fiscale, il rispetto dei contratti collettivi nazionali, la centralità della figura del socio lavoratore e il mantenimento delle qualifiche e dei livelli di retribuzione in caso di cambio di appalto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*