Umbria, sanità e Pd, ovvero: “Come ti distruggo un’eccellenza”

Negli ultimi anni il sistema sanitario regionale è andato incontro a una crisi profonda

Umbria, sanità e Pd, ovvero: "Come ti distruggo un'eccellenza"

Umbria, sanità e Pd, ovvero: “Come ti distruggo un’eccellenza”

da Aldo Tracchegiani – responsabile dipartimento Sanità – Forza Italia Umbria
PERUGIA – “Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”. Questa frase – attualissima – di Pietro Calamandrei, storico padre costituente, si può tranquillamente parafrasare con: “Quando per la porta della sanità entra il Partito democratico, la salute esce dalla finestra”.

E’ fin troppo evidente, purtroppo, come le scellerate e continue interferenze del potere politico regionale siano riuscite, negli anni, a trasformare una potenziale eccellenza nazionale e dell’intero bacino mediterraneo in una “macchinetta” sanitaria qualsiasi, come ce ne sono in tante altre parti d’Italia. Basti pensare all’esodo, continuo, dei cosiddetti “pendolari del dolore”, vale a dire dei pazienti umbri che per sottoporsi a cure sanitarie scelgono di uscire dalla nostra Regione, rivolgendosi ad altre realtà.

Si chiama, in gergo tecnico, mobilità passiva, e se un tempo il saldo era nettamente inferiore rispetto a quella attiva (cioè la capacità delle strutture umbre di attrarre pazienti da altre regioni), nel breve volgere di una decine di anni questo dato è andato azzerandosi, fino a toccare punte negative in alcune realtà regionali.

Oltretutto, dato importantissimo, occorre specificare che una forte percentuale della mobilità cosiddetta “attiva” generata dalla sanità umbra ricade non negli ospedali pubblici, ma nelle cliniche private convenzionate, che contribuiscono ad evitare dei disavanzi di gestione superiori ai 10 milioni di euro tra i pazienti in entrata e quelli in uscita. A ciò si aggiungano liste d’attesa interminabili, che molte volte superano i dodici mesi di durata, e gli sbilanciamenti di organico tra un reparto e l’altro, con situazioni di sovraffollamento cui corrispondono, anche all’interno della medesima struttura, servizi pressoché deserti, ed il quadro è completo.

Cosa significa tutto ciò? Semplicemente che la sanità umbra risente di una eccessiva, smodata politicizzazione dei Primariati, delle aziende sanitarie e delle strutture esistenti. Non è pensabile, né tantomeno sostenibile, pretendere di interferire in qualsiasi nomina, concorso o incarico in una materia talmente delicata quanto quella della salute pubblica. La politica non può sostituirsi all’Università. Occorre porre argine, anzi eliminare, questa pessima tendenza nepotistica che premia solamente i “fedeli” senza tenere conto delle professionalità, dei curricula, dell’esperienza e della preparazione. I risultati, alla lunga, sono lo specchio della cattiva gestione.

Come responsabile regionale per la Sanità di Forza Italia è mia intenzione proporre una riforma radicale del sistema sanitario regionale, che inquadri strutture pubbliche e private, Primariati e servizi in un’ottica di sinergia ed eccellenza, andando ad intervenire laddove esistono sperequazioni tra domanda e offerta di determinate prestazioni, sprechi ingiustificabili e gradi di soddisfazione dei contribuenti non all’altezza dei canoni minimi di un Paese occidentale.

Ritengo che solo attraverso una corretta gestione aziendale e sociale della salute pubblica si possa trasformare la principale voce di bilancio regionale (oltre l’80% della spesa corrente) in una grande, immensa risorsa in primis per i nostri contribuenti e in secondo luogo per l’intero territorio. La nostra sanità dovrà essere in grado di offrire un’immagine davvero virtuosa e sostenibile della regione e, quindi, di attrarre pazienti e indotto.

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