Ultime battute di campagna elettorale perché votare Popolo della famiglia

Quello di domenica 4 marzo non è un semplice appuntamento elettorale

Ultime battute di campagna elettorale perché votare Popolo della famiglia

Ultime battute di campagna elettorale perché votare Popolo della famiglia

Quello di domenica 4 marzo non è un semplice appuntamento elettorale. Il 4 marzo segnerà, nel bene o nel male, uno spartiacque nella storia democratica del nostro Paese. E allora, è il momento di scegliere se fare la storia o subirla.

Subire la storia significa turarsi il naso e ascoltare i consigli di chi dice: scegliamo il meno peggio. Subire la storia significa continuare a dare credito a chi – oggi – si spella le mani nell’indicare le priorità, nell’elencare le cose fatte e quelle da fare, nel gridare ai quattro venti la necessità di un rinnovamento. Peccato che queste persone – da destra a sinistra – siano le stesse che hanno avuto la possibilità di trasformare le promesse in provvedimenti concreti e che, quando è stato il momento di scegliere, hanno preferito dare vita a leggi che hanno portato l’Italia nello stato comatoso in cui si trova oggi.

La pressione fiscale a carico di imprese e lavoratori è da brividi, l’emorragia demografica mette in dubbio la possibilità di un corretto ricambio generazionale e dunque allunga ombre pesantissime e nere sul futuro, la disoccupazione è a livelli stratosferici e ogni tipo di riforma non ha fatto altro che subordinare la dignità dei lavoratori agli interessi del mercato. Il peso italiano all’estero è pressoché azzerato, in Europa la nostra è una voce silenziosa.
Soprattutto, non c’è un’idea di futuro e nessuno indica, chiaramente, su quali binari l’Italia può incamminarsi per provare ad uscire dal pantano della crisi.

I temi, cruciali, che toccano quotidianamente la vita delle persone, dei cittadini, delle famiglie, sono diventati sterili spot dentro una campagna elettorale che si è – più che altro – concentrata sull’individuare le pecche dell’avversario piuttosto che le soluzioni ai drammi del nostro Paese.
Si è cercata la divisione, anche e soprattutto da parte di chi sa benissimo che un regno diviso in se stesso è destinato alla rovina.

Provare a fare la storia, allora, significa voltare le spalle a tutto questo. Fare la storia significa evidenziare chiaramente che coloro i quali si accreditano con la bugia di poter “contaminare” la politica con il buon senso, o sono degli sprovveduti, oppure mentono. Ma lo fanno consapevolmente.
Provare a fare la storia significa dire di no di fronte a chi, nonostante le innegabili evidenze, non mette la dignità dell’individuo al centro del proprio progetto politico. Provare a fare la storia significa anche sconfessare chi ha ricette certe e certificate, salvo poi contraddirsi su temi etici, cruciali, vitali.

Provare a fare la storia significa affermare che i valori non negoziabili sono, appunto, non negoziabili.
La sacralità della vita, la dignità del lavoro, il rispetto e il sostegno per chi oggi scommette sulla famiglia e ipoteca il futuro suo e di una intera nazione non si scambiano per un voto, per un posto in Parlamento o per un incarico.

Provare a fare la storia significa votare Popolo della famiglia. Con le sue contraddizioni, i suoi errori e tutte le sue inesperienze. Provare a fare la storia significa scegliere da che parte stare. E cioè fuori da accordi e accordicchi, inciuci e pastette, senza legittimare chi ha fallito.

Il tanto decantato “voto utile” sarà tale solo per chi ha costruito la propria carriera sul declino economico, sociale e morale dell’Italia.
Il voto efficace è invece quello che aiuterà a dare senso alle istanze di un Paese che ha mille risorse e che non aspetta altro che costruire un nuovo futuro.
Questa è la maggioranza. E la maggioranza sei tu.

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