Trattamenti sanitari, audizione di medici ed esperti

Esperti di diritto sanitario e medicina sono stati ascoltati ieri dalla Terza commissione dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, presieduta da Attilio Solinas

Onaosi, Solinas, no a trasferimento della sede
Attilio Solinas

Trattamenti sanitari, audizione di medici ed esperti

La Commissione Sanità e Servizi Sociali dell’Assemblea legislativa, presieduta da Attilio Solinas, ha ascoltato ieri pomeriggio gli esperti di diritto sanitario e alcuni medici specialisti interpellati sulla proposta di legge riguardante l’istituzione in Umbria di un Registro regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (Dat), di iniziativa dei consiglieri Rometti e Solinas.

Registrata una sostanziale condivisione delle finalità del progetto di legge e l’approvazione da parte dei medici presenti di uno strumento che consenta al paziente non più in grado di decidere sul proprio trattamento sanitario di dichiarare in anticipo le proprie volontà sulle cure cui essere o non essere sottoposto.

Tuttavia, proprio perché si tratta di dare o no il proprio consenso sui trattamenti medici, è stato evidenziato come questa sia materia di competenza statale e non delle Regioni, alcune delle quali, infatti, hanno già subito impugnative su analoghi disegni di legge.

A sostenere l’impossibilità di intervento della Regione su materie di competenza dello Stato è stata, in particolare, Assunta Moresi, docente dell’Università di Perugia e consulente del ministro Lorenzin, che ha parlato comunque a titolo personale, in qualità di esperta: “il problema – ha spiegato – è che si tratta di atti di consenso o dissenso rispetto ai trattamenti medici, di evidente competenza legislativa statale. Trattandosi di tutela della salute, non si possono avere difformità a livello regionale.

Si tratta di atti molto personali che non possono essere oggetto di normative secondarie. Le pronunce già esistenti non lasciano spazio di manovra: più volte la Corte Costituzionale ha ravvisato che il legislatore regionale su questo tema ha ecceduto nelle proprie competenze, ribadendo che l’ordinamento civile resta riservato allo Stato.

Se si parla di consenso informato a proposito di tali dichiarazioni – ha spiegato la consulente del Ministero – allora è certo che la competenza è dello Stato, come dimostrano le sentenze precedenti.

Se non si tratta di consenso informato, visto che la legge non lo esplicita, allora stiamo parlando di pezzi di carta, senza contare le perplessità legate alla figura del cosiddetto ‘fiduciario’, colui che materialmente consegna al medico le volontà antecedenti del paziente”.

Di diverso avviso la docente di Scienze politiche e studiosa di diritto sanitario Alessandra Pioggia, secondo la quale “esiste un diritto di tutti noi a non essere sottoposti a trattamenti sanitari, come sancisce l’articolo 32 della Costituzione, e c’è un pronunciamento del Consiglio di Stato del 2012 che sancisce il diritto inviolabile del paziente di rifiutare le cure e l’obbligo dell’amministrazione sanitaria di attrezzarsi affinché tale diritto possa essere esercitato.

Inoltre, è dovere del medico prendere in considerazione le volontà del paziente quando egli non è più in grado di formularle”. Per i medici, le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario “sarebbero di grande aiuto – hanno detto – anche se prese come semplici dichiarazioni sulla carta: sempre meglio che non avere niente e dover decidere della sorte di un paziente in stato di incoscienza soltanto con i parenti.

In ogni caso la responsabilità penale ricade sempre e comunque sul medico, il quale è anche obbligato dalla propria deontologia a tenere sempre in considerazione le volontà del paziente”.

Sono intervenuti Stefano Ricci, primario di neurologia dell’Asl Umbria 1, Giuseppe Donzelli dell’Ordine dei medici, Tommaso Ciacca anestesista dell’ospedale di Perugia e Paolo Rossi, chirurgo.

Al termine dell’audizione, i due consiglieri regionali che hanno redatto la proposta di legge, Silvano Rometti (SeR) e Attilio Solinas (Pd), hanno ringraziato gli intervenuti per il contributo apportato all’istruttoria, ribadendo che l’obiettivo rimane quello di “dare voce a chi non ne ha, consentendo la possibilità che le persone coscienti hanno di rifiutare le cure, per vivere come meglio si ritiene il tempo di vita concesso dalla malattia, anche a chi non è più cosciente, con uno strumento che è già previsto dalle convenzioni europee e non si pone in contrasto con la Costituzione.

Un servizio che la Regione mette a disposizione dei cittadini senza costi aggiuntivi e anche un aiuto per i medici che devono prendere le decisioni su cosa fare nei confronti di chi non è cosciente”.

Perplessità sono state espresse, invece, sia da Claudio Ricci che da Sergio De Vincenzi (gruppo Ricci presidente) a proposito della figura del “fiduciario”, cioè della persona che porterebbe a conoscenza del medico curante la dichiarazione anticipata di trattamento del paziente in stato di incoscienza.

Secondo De Vincenzi, “il medico si esporrebbe penalmente a un eventuale ricorso dei familiari se questi ultimi fossero contrari alla scelta del paziente, posto che questa dichiarazione venga messa in mano a un parente, come anche no. È questione che ci fa interrogare a fondo.

Senza nemmeno voler entrare nei tanti casi di persone che vivono in stato vegetativo eppure, anche così, rappresentano un legame importante per i familiari, un bene sociale della persona che comunque, anche in quelle condizioni. esplica”.

Per Maria Grazia Carbonari (M5s) “va tutelato il diritto sancito dalla Costituzione di non essere sottoposto a trattamenti sanitari. Sul fiduciario e sul riconoscimento della volontà penso che la tecnologia ci aiuterà: oggi la firma digitale è già preistoria, c’è l’impronta. Potrebbe non esserci bisogno di fiduciario, grazie al progresso tecnologico”.

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