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Tassa di soggiorno in Umbria, Claudio Ricci, sono stato sempre contrario

Questo sarebbe un segnale di ampio di sacra accoglienza e marketing strategico che avrebbe certo un effetto positivo

No alla tassa di soggiorno nelle città dell'Umbria nel 2018

da Claudio Ricci (Consigliere Regionale)
Nella stampa umbra si torna a parlare di “applicare” la tassa di soggiorno. Con i rilevanti “danni indiretti”, provocati al turismo dall’immagine negativa del terremoto, è l’ultima cosa a cui bisognerebbe pensare. Ovviamente ogni Sindaco (essendo questa una competenza dei comuni) decide, con il proprio Consiglio Comunale, quello che ritiene più opportuno. Personalmente, e tale indicazione è stata più volte da me rappresentata in Consiglio Regionale, sono “decisamente contrario alla tassa di soggiorno”.

In un mercato internazionale “molto fragile”, e dove con Internet anche piccole variazioni di costo incidono sulla scelta della località (anche da parte dai grandi tour operator), la tassa di soggiorno riduce le potenzialità commerciali. Anche perché alla fine i clienti che arrivano se devono pagare la tassa di soggiorno spendono meno per altri servizi anche legati a commercio e prodotti tipici della località.

Soprattutto in questo momento, a un anno dal terremoto, bisognerebbe presentare i luoghi in modo accogliente, attivando il passaparola, facendo sconti promozionali (sui prodotti) ed evitando ogni “tassa aggiuntiva” che andrebbe a creare ulteriore immagine negativa “percepita”. Mi auguro che tutti i comuni dell’Umbria decidano nel 2018, nel quadro ANCI (comuni dell’Umbri) e per dare una mano al rilancio del turismo, di “non applicare la tassa di soggiorno”. Questo sarebbe un segnale di ampio di sacra accoglienza e marketing strategico che avrebbe certo un effetto positivo.

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