“Stop Austerity” e questi referendari, aderisce Fabrizio Bracco

Bracco

PERUGIA, 5 settembre 2014 – “La scelta di introdurre nella Carta costituzionale l’obbligo del pareggio di bilancio irrigidisce le politiche pubbliche spingendo i governi verso politiche rigoriste che contrastano inevitabilmente con la possibilità di utilizzare l’intervento pubblico per rilanciare la domanda interna, secondo quell’insegnamento keynesiano che ha consentito agli Stati Uniti di superare la grande crisi degli anni ’30, e ancora oggi di affrontare in modo diverso dall’Europa la crisi attuale, con significativi segnali di ripresa.

Le tesi tecnocratiche e moralistiche sulla “qualità” e sul contenimento della spesa pubblica hanno sortito tre conseguenze nefaste sul dibattito pubblico sulla crisi. Hanno alimentato quella che il premio nobel Paul Krugman definisce la “grande illusione” europea, ovvero che per uscire dalla recessione fosse sufficiente intervenire sui deficit eccessivi. Hanno impedito qualunque riflessione sulle difficoltà concrete della società italiana.

E, infine, hanno costretto nell’angusta cornice della necessità dell’equilibrio fiscale questioni – penso all’architettura istituzionale dello stato, al valore costituzionale delle autonomie, alle politiche del lavoro − che meriterebbero ben altre analisi e strumentazioni. L’humus culturale sedimentatosi in parte non piccola della società civile, intellettuale e politica attorno a tali temi ha creato i presupposti dello smarrimento della sinistra, che sembra essersi allontanata troppo dai suoi valori fondamentali. Per questo ho deciso di sostenere i quattro quesiti referendari del movimento stop austerity.”

Fabrizio Bracco

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