Sinistra Pd invita a votare al referendum del 17

Se vince Sì, le piattaforme rimarrebbero attive per altri 12 nessun rischio occupazione

Sinistra Pd invita a votare al referendum del 17

Sinistra Pd invita a votare al referendum del 17

“LIl coordinamento della Sinistra del Partito democratico dell’Umbria invita a votare al referendum di domenica prossima 17 Aprile : il voto è sempre utile ed è espressione di una cultura civile che nel nostro Paese va sostenuta, coltivata e rilanciata in ogni modo possibile. Noi invitiamo i cittadini umbri a votare Sì al quesito referendario di Domenica e riteniamo che del tema che interessa questo appuntamento non devono sentirsi investite solo le regioni che lo hanno promosso, in quanto coinvolge il nostro Paese nel suo complesso e possiede forti implicazioni sulla democrazia energetica, sulla politica industriale e soprattutto sulla sovranità dei territori e delle istituzioni locali che rappresentano i cittadini. Il fronte anti-referendum ha posto in campo dati fuorvianti e in alcuni casi non veri, a cominciare da quello concernente la presunta perdita di posti di lavoro in caso di vittoria dei Sì.

Noi riteniamo inaccettabile che il tema del lavoro faccia da scudo agli interessi delle multinazionali e delle grandi imprese che operano nel campo dell’estrazione dei combustibili fossili.

Qualora vincessero i Sì, le piattaforme rimarrebbero attive per altri 12 anni non compromettendo in alcun modo l’occupazione, né tantomeno provocando cali significativi nell’erogazione di energia. Il Sì alla mancata proroga delle concessioni alla loro scadenza, obbligherebbe le compagnie ad una bonifica del nostro mare, incentivando investimenti sulle energie alternative e rinnovabili, per le quali l’Italia sta ottenendo buoni risultati e conquistando riconoscimenti in europa e nel mondo: ma la strada da percorrere in questo campo è ancora lunga. La dipendenza dai combustibili fossili non cesserá a valle di questo referendum, anche se dovessero vincere i Sì. In aggiunta, le percentuali di gas e petrolio estratte dalle piattaforme nei nostri mari, sono risibili e incidono in minima parte sui consumi energetici del Paese (0,8% per il petrolio, 2,5% circa per il gas). A maggior ragione, dunque, non si vede il motivo di aumentare i profitti delle multinazionali petrolifere, contraddicendo agli stessi impegni che l’Italia ha preso alla conferenza di Parigi solo alcuni mesi fa. Peraltro, lo royalties pagate dalle compagnie petrolifere alle regioni e allo stato italiano sono di poco superiori ai 300 milioni di euro, quindi marginali rispetto a profitti complessivi delle compagnie stesse. Con la vittoria dei Sì, è possibile interrompere un meccanismo che genera profitto solo per pochi, rinegoziando le condizioni e vincolando gli interessi della grande impresa al rispetto dei beni comuni dei cittadini, nei loro territori. C’è da considerare infine, che sono proprio i territori ad avere promosso questo referendum ( 8 regioni italiane) e che ora vengono frustrati dall’invito a non votare espresso dal nostro governo.

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