Sinistra e lavoro, umbri nel coordinamento e nella assemblea nazionale

Sciopero grande distribuzione Sinistra Lavoro dà il suo sostegno
Sinistra e Lavoro

L’assemblea Nazionale di Sinistra Lavoro tenutasi a Roma l’11 Luglio 2015 ha nominato gli organismi dell’associazione. Gli umbri eletti, nel coordinamento eletto Stefano Vinti,  nell’Assemblea Nazionale, Attilio Gambacorta, Furio Benigni e Silvano Ricci. (Il Coordinamento e l’Assemblea Nazionale dell’associazione)

Il documento politico, sintesi dell’assemblea nazionale, è stato approvato all’unanimità: “Una domanda è divenuta ormai non più eludibile: perché di fronte alla peggiore crisi economica degli ultimi cento anni; di fronte a controriforme che colpiscono i principi ed i cardini della nostra Repubblica, nonché le condizioni materiali di milioni di cittadini e cittadine (Costituzione, lavoro, pensioni, scuola); di fronte a tagli sempre più pesanti a sanità, istruzione, stato sociale; di fronte ad un progressivo spostamento verso politiche e culture neoliberiste del Pd; perché di fronte a tutto ciò in Italia non siamo stati in grado di costruire una forza politica di Sinistra credibile, aperta, legata al mondo del lavoro, non settaria o autoreferenziale e che abbia come obiettivo il governo di processi complessi e non la mera occupazione delle istituzioni?

Sinistra e lavoro

Una domanda è divenuta ormai non più eludibile: perché di fronte alla peggiore crisi economica degli ultimi cento anni; di fronte a controriforme che colpiscono i principi ed i cardini della nostra Repubblica, nonché le condizioni materiali di milioni di cittadini e cittadine (Costituzione, lavoro, pensioni, scuola); di fronte a tagli sempre più pesanti a sanità, istruzione, stato sociale; di fronte ad un progressivo spostamento verso politiche e culture neoliberiste del Pd; perché di fronte a tutto ciò in Italia non siamo stati in grado di costruire una forza politica di Sinistra credibile, aperta, legata al mondo del lavoro, non settaria o autoreferenziale e che abbia come obiettivo il governo di processi complessi e non la mera occupazione delle istituzioni?

Questa domanda è tanto più stringente quanto più il panorama internazionale è in grande fermento: in Europa, anche a causa delle scelte imposte dalla Troika, crescono, sia sul terreno sociale che elettorale, molte organizzazioni radicalmente alternative a quelle politiche. Non possiamo naturalmente che partire citando la Grecia dove Syriza, dopo aver vinto le elezioni ed essersi trovata da sola a contrastare le misure impopolari di un’Europa egemonizzata dalla Merkel, dal FMI e dalle banche, ha chiesto al popolo greco di respingere quelle imposizioni ottenendo un risultato clamoroso (65% di partecipazione al voto e 61% di NO) soprattutto alla luce delle pressioni materiali, mediatiche e politiche sviluppate in questi giorni dai paesi e dalle istituzioni dell’eurogruppo per tentare di far vincere i SI e rovesciare il governo Tsipras. Il risultato del referendum dimostra quanto sia forte il radicamento e la credibilità di Syriza e dei suoi gruppi dirigenti e quanto sia alta la dignità ed il coraggio del popolo greco. Oltre a Syriza in Europa anche altre forze crescono in modo significativo. Basti pensare a Podemos in Spagna, che dopo aver ottenuto un brillante risultato alle elezioni europee, si è dimostrata un’organizzazione con un forte consenso vincendo, con i suoi alleati, le elezioni a Madrid e Barcellona e con concrete possibilità di una forte affermazione alle prossime elezioni politiche. Anche nel mondo cresce la reazione alle politiche neoliberiste. In America Latina aumenta, dopo la vittoria del Venezuela, il numero dei paesi guidati da governi che attuano politiche alternative al liberismo. Inoltre è di grande rilievo il fatto che alcuni fra i paesi fra i più popolosi e con la crescita economica più significativa del pianeta (Brasile, Russia India, Cina, Sudafrica, i cosiddetti BRICS) si stanno strutturando sul piano economico e politico per dare al mondo un assetto multipolare e non unipolare come vorrebbero gli USA. E’ di questi giorni infatti la decisione, assunta da quei paesi, di dare vita ad una Nuova Banca per lo Sviluppo. Per capire meglio la portata di questo evento basti ricordare che nel 2013 i “BRICS” rappresentavano il 40% della popolazione e il 25% del PIL mondiale e muovevano circa 1,5 trilioni di dollari, 617 dei quali investiti nei paesi in via di sviluppo! Di questi il 50% furono finanziati da Cina, India, Brasile e Russia. Inoltre – lo vediamo proprio in queste ore – anche la vicenda greca ha un risvolto importante che riguarda i Brics, in particolare la Russia e la Cina. Tenere maggiormente in considerazione questi temi ci aiuterebbe ad uscire da un provincialismo che spesso contraddistingue le nostre analisi e renderebbe contemporaneamente più credibile il progetto di costruzione di una nuova forza di sinistra.

Questo è il quadro ed il contesto all’interno del quale noi, qui in Italia, siamo chiamati a dare una risposta capace di farci uscire dalle attuali difficoltà.

La sinistra tra deriva moderata e deriva settaria

Negli ultimi anni sono venuti a maturazione due elementi che, all’indomani del 1989, probabilmente erano stati colpevolmente sottovalutati da chi, prendendo strade diverse, tentò comunque di rilanciare le ragioni politiche e storiche della sinistra in Italia.

Coloro i quali, dando vita al Prc, all’indomani dello scioglimento del Pci, rilanciarono le ragioni politiche e simboliche dei comunisti, in contrapposizione ai rischi di una deriva moderata, non hanno evidentemente saputo sfruttare una prima fase di espansione ed entusiasmo, per meglio indagare ed aggiornare le ragioni teoriche, politiche e sociali di una forza comunista nel nostro paese, cullandosi nell’illusione che l’elemento simbolico potesse essere sufficiente per raccogliere, intorno a sé, chiunque a sinistra non condividesse le ragioni della nascita e del percorso intrapreso dal Pds. Chi, dall’altro lato, accarezzando l’obiettivo della creazione di un forte partito socialdemocratico anche nel nostro paese (il Pds appunto), ha nel corso del tempo fatalmente tagliato gli ormeggi con qualsiasi riferimento politico e sociale alla storia della sinistra e dei comunisti nel nostro paese, sottovalutando la deriva di cui oggi vediamo gli effetti chiaramente dispiegati.

In entrambe i casi non si è avuta una piena e compiuta consapevolezza della forza e della pervasività con la quale la cultura neoliberista e monetarista, che ormai sta determinando le scelte politiche economiche e sociali dell’Europa, avesse ormai attecchito profondamente nelle coscienze del nostro paese ed in larghissima parte di quello che doveva essere il nostro popolo, e di quanto sia stretto il nesso fra l’affermazione dell’egemonia neoliberista e la progressiva contrazione degli spazi di partecipazione e decisione democratica. Questo inesorabile processo ha spinto sempre più verso posizioni settarie o marginali le cosiddette forze della sinistra di alternativa, e sempre più verso posizioni moderate e di destra le cosiddette forze democratiche e riformiste, lasciando nel mezzo un campo vastissimo fatto di rabbia e disorientamento che solo parzialmente si è indirizzato verso pulsioni populistiche e “anticasta”, ed in larga parte si è arenato nel disimpegno e nel non voto che ormai si attesta intorno al 50% a livello nazionale.

Questa sconfitta prima ha colpito le organizzazioni politiche ed ora, inesorabilmente, sta coinvolgendo le organizzazioni sindacali in un quadro secondo il quale i corpi intermedi, tutti, dalle organizzazioni politiche e sociali, alle istituzioni democratiche, vengono considerati inutili filtri che rallentano i processi decisionali i quali devono, al contrario, essere concentrati nelle mani di un nucleo sempre più ristretto di persone (sia in ambito politico che lavorativo), in una sorta di torsione bonapartistica secondo la quale il “leader” comunica direttamente con i “cittadini”, contrattando con le singole lobbies sulla base dirivendicazioni inevitabilmente corporative, e fomentando continui antagonismi (anziani contro giovani, italiani contro stranieri, precari contro “garantiti”, insegnanti contro genitori, pazienti contro medici ecc.) che rafforzano tale logica anziché permettere la ricostruzione di un punto di vista generale e complessivo sulla società.

Superare le attuali formazioni politiche 

Numerosi, anche negli ultimi anni, sono stati e sono i tentativi di ricostruire una soggettività unitaria della sinistra italiana. Fra scissioni, spaccature e riavvicinamenti nell’ultimo periodo si cominciano a registrare segnali positivi che si sostanziano in una velocizzazione dei processi che tendono a convergere verso una prospettiva unitaria.

Il segnale più incoraggiante proviene da Sinistra Ecologia Libertà, il partito più consistente a sinistra del Pd che, prima con l’importante appuntamento di Human Factor e poi con espliciti e progressivi pronunciamenti dei suoi organismi dirigenti, ha intrapreso un processo di superamento di sé nell’ottica di dare vita a un vero e proprio processo costituente; nel Pd, anche in virtù delle scelte sempre più moderate del suo gruppo dirigente,  si è aperto un fronte sia con la Cgil (con la Segretaria Generale che ha dichiarato pubblicamente la propria volontà di non votare quel partito), che con la sinistra interna provocando l’uscita di parti non marginali del proprio gruppo dirigente (prima Cofferati, poi Civati e infine Fassina); anche la parte maggioritaria della lista Altra Europa per Tsipras ha dichiarato di voler investire nel processo unitario così come la maggioranza del Prc (sebbene in una forma che non preveda lo scioglimento degli attuali partiti). È importante capire anche quale sarà l’evoluzione del M5S costantemente oscillante tra pulsioni demagogiche e populistiche, ed una serie di contenuti programmatici condivisibili.

Noi riteniamo che si debba guardare con grande interesse a tali processi cercando anzi di favorirli, nella consapevolezza che la prossimità e il dialogo, anche fra diversi, sia fondamentale per creare quei canali di comunicazione che poi permettono di superare le barriere, contribuendo alla costruzione di processi unitari più ampi e articolati. In questo senso Sinistra Lavoro intende continuare partecipare da protagonista a ogni iniziativa volta a superare le attuali formazioni politiche per dare vita ad una organizzazione della sinistra unitaria aperta ed inclusiva, che possa incidere realmente nel contesto politico cambiando le condizioni di vita dei soggetti sociali di riferimento.

Non l’ennesima sommatoria o l’ennesimo compromesso pattizio, ma un progetto innovativo e autonomo che sia in grado di superare lo scenario politico degli ultimi anni.

C’è da ammettere, altresì, che se l’obiettivo che ci poniamo non è semplicemente quello di superare le soglie di sbarramento per eleggere un’importante rappresentanza istituzionale, ma è quello di contrastare e reagire a quella deriva, culturale, politica e sociale, che ormai caratterizza tanta parte del popolo italiano, tutto ciò è sicuramente necessario e utile ma assolutamente non più sufficiente, come proprio le ultime tornate amministrative stanno lì a testimoniare.

I partiti politici, così come oggi strutturati, sono insufficienti e inadeguati. In questi anni non hanno semplicemente perso iscritti, ma anche, e soprattutto, radicamento e credibilità (a partire da gruppi dirigenti sopravvissuti indenni a ripetuti rovesci politici ed elettorali) risultando drammaticamente assenti da quelle realtà sociali e produttive che dovrebbero rappresentarne la base e la forza politica ed elettorale. Anche molte delle realtà di movimento d’altronde, sono interne alla crisi più generale della sinistra, essendo spesso chiuse nell’ambito di un’importante ma limitata rivendicazione settoriale.

In 30 anni, a partire dal referendum sulla scala mobile, i processi di precarizzazione, di compressione dei diritti, di tagli ai salari e alle pensioni, di contrazione dello Stato Sociale, la mancata progressività del prelievo fiscale, una serie di “contro riforme” che anziché migliorare e modernizzare l’organizzazione della pubblica amministrazione, hanno finito per peggiorarne quantità e qualità contribuendo a porre il nostro paese ai primi posti al mondo in termini di corruzione, evasione fiscale e contributiva, i processi di globalizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, hanno prodotto un drammatico allargamento delle differenze sociali ed uno spostamento senza precedenti della ricchezza dal lavoro al capitale, soprattutto di natura finanziaria e speculativa. Dal punto di vista sociale però tutto ciò ha prodotto un’altra conseguenza forse addirittura più insidiosa: il mondo del lavoro, i pensionati, in generale i soggetti sociali più deboli sono stati divisi e frammentati, ciò che pochi anni fa era considerato un diritto acquisito, oggi è diventato oggetto di estenuanti contrattazioni, il salario è tornato ad essere una variabile dipendente dal profitto, nello stesso luogo di lavoro convivono persone con condizioni contrattuali, orari e remunerazioni differenti, insomma ad essere stata frammentato e diviso fisicamente, politicamente e socialmente è stato il blocco sociale della sinistra e, probabilmente, la frammentazione della sinistra politica, è in parte anche il prodotto di questa realtà.

Ricostruire un tessuto sociale e un senso generale 

Da qui dunque dobbiamo ripartire: rimettere al centro il lavoro e cercare di favorire la ricomposizione e la ritessitura di un blocco sociale della sinistra.

In questo senso la proposta messa in campo dalla Coalizione Sociale assume per noi un valore di importanza assoluta. L’esito di quel lavoro è tutt’altro che scontato, né ci sfuggono contraddizioni e difficoltà.

Il punto però molto significativo e per noi centrale è che con questa ipotesi di lavoro comune si gettano le basi per la ricostruzione di un tessuto sociale che oggi si presenta atomizzato in mille battaglie di resistenza o progettualità alternative. Senza la riconnessione di queste esperienze e lotte, senza la ricomposizione di questo tessuto e competenze, e senza la fiducia e il supporto nei confronti dello svilupparsi di innovative modalità di unire ciò che è stato diviso, sarà  difficile costruire la sinistra nel nostro paese dal punto di vista che noi riteniamo prioritario: non sigle ma contenuti, non uomini soli al comando ma connessioni di donne e uomini legati dall’ambizione di rivoluzionare lo stato di cose presenti. Così come già avvenuto in passato anche nel nostro Paese, e così come si sta affermando all’interno di molti paesi europei, allo stesso modo, in un contesto molto più parcellizzato e complesso, il nostro compito primario è oggi quello di riportare parzialità, interessi particolari, battaglie su singoli aspetti economici, sociali, democratici o ambientali, all’interno di una proposta unitaria.   La coalizione sociale quindi non come l’embrione di un nuovo soggetto politico con ambizioni elettorali, ma come intervento sociale e culturale tendente a ricucire laddove è stato sfrangiato, unire laddove è stato diviso, ricostruire un punto di vista generale, laddove proliferano interessi e ottiche settoriali quando non corporative. Riuscire in ciò rappresenta per noi una condizione essenziale per la ricostruzione politica della sinistra, e per queste ragioni, come Sinistra Lavoro, ci siamo impegnati fin dall’inizio nel percorso intrapreso dalla “Coalizione Sociale”.

Sinistra Lavoro è nata per questo: contribuire a riunire sul piano sociale e su quello politico una sinistra che affondi le proprie radici nel mondo del lavoro, dipendente o autonomo, frontalmente colpito dalla crisi e da oltre 20 anni di neoliberismo.

Per queste ragioni noi rivendichiamo con forza due elementi che connotano la nostra iniziativa: la sua vocazione autonoma rispetto alle organizzazioni politiche esistenti ed insieme  la massima apertura al confronto e al lavoro comune con le stesse organizzazioni per perseguire il faticosissimo e ambizioso obiettivo di costruire una sinistra di alternativa nel nostro paese.  Consideriamo importante il fatto che all’interno della nostra associazione aderiscano e portino il proprio contributo, compagni e compagni appartenenti a diverse formazioni politiche della sinistra o non appartenenti ad alcuna organizzazione.

In secondo luogo la volontà di aver esaurito il nostro ruolo un secondo dopo che tale obiettivo sarà raggiunto.

Per percorrere questo cammino e raccogliere frutti è fondamentale riuscire ad interpretare il presente ed una realtà sociale ed economica profondamente mutata rispetto a quella di 30 anni fa. Si tratta infatti di ricostruire un senso comune che riesca ad andare otre le singole rivendicazioni e parzialità, tenendole insieme e dando loro un valore generale: pace e guerra, lotta ad ogni forma di razzismo, progetti di politica economica e industriale alternativi al liberismo, occupazione, riduzione d’orario a parità di salario, reddito, diritti civili, lotta al patriarcato, in sintesi provare a riflettere insieme su quale idea di liberazione umana va riformulata in questa fase storica e alla luce dei profondi mutamenti avvenuti nella società.

Senza affrontare con serietà, coraggio, generosità e determinazione questi nodi, difficilmente usciremo dalle difficoltà nelle quali oggi ci troviamo. Consapevoli dei nostri limiti, ma anche delle nostre potenzialità, come Sinistra Lavoro vogliamo impegnarci per offrire il nostro contributo.

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