Sel, un progetto per l’Umbria del futuro

Il nostro è un progetto per l’Umbria del futuro che costituisce il vero fatto nuovo delle prossime elezioni regionali. Per la prima volta, infatti, il percorso di aggregazione a sinistra si integra con la forte volontà di cambiamento nata nei territori. Non un cartello elettorale, ma un progetto politico e culturale frutto di mesi di gestazione che vivrà e si svilupperà dopo le elezioni. Per una nuova idea dell’Umbria fondata su pari diritti e opportunità per tutti gli umbri e su un uguale concorso delle città e dei territori alla definizione delle politiche regionali. Per segnare in questa direzione una svolta nell’azione di governo, affermare una presenza autonoma e critica nel centro-sinistra umbro e inaugurare una nuova stagione di crescita economica e sociale. Con questa ambizione Sinistra ecologia libertà, La Sinistra per l’Umbria e le Liste civiche progressiste che nella scorsa primavera hanno caratterizzato, in tante città umbre, le elezioni amministrative, promuovono una lista unitaria ed aperta, che vuole offrire un riferimento credibile ai tanti cittadini che rifiutano i populismi, ma non si riconoscono in un Partito democratico che ha cambiato volto, linguaggio, idee e riferimenti sociali.

Vogliamo farlo, non sul terreno della protesta, ma sulla base di una proposta di governo che guarda alle donne e agli uomini dell’Umbria, ai loro problemi, alla necessità di mettere fine ad una lunga fase di declino. Per restituire alla Regione quel ruolo di programmazione e di indirizzo che ha caratterizzato i primi decenni del regionalismo umbro. Si tratta di rispondere alla sfida della crisi, che in sette lunghissimi anni ha eroso le basi dell’economia regionale e impoverito la qualità della nostra vita e, al tempo stesso, di rispondere alla sfida della destra che, dopo Perugia, prova a conquistare l’Umbria, mettendo insieme un’improbabile armata: dagli amici di Alfano ai seguaci di Salvini, senza chiudere le porte nemmeno ai fascisti di Casapound.

Quello che ci sta a cuore è rispondere alle due sfide, indicando ai cittadini dell’Umbria un progetto che offra una prospettiva a chi è senza lavoro, un riferimento alla parte debole della società e una speranza a tutti coloro che vogliono contribuire a costruire l’Umbria del futuro. Per questo, riteniamo indispensabile che il centrosinistra sia caratterizzato da un profondo rinnovamento di volti, idee e metodi e che in esso sia forte e ben visibile una componente genuinamente schierata a sinistra, intransigente sul terreno del costume politico e della trasparenza, ancorata alle esigenze delle città e dei territori.

Per questo facciamo appello a quanti si richiamano alla cultura politica democratica e di sinistra e vogliono impegnarsi per rinnovarla: alle esperienze politiche organizzate e a tutte le realtà associative, alle cittadine e ai cittadini che sentono la necessità di dare il loro contributo di idee, di creatività e di passione per concorrere a fare dell’Umbria una regione più giusta e inclusiva, capace di offrire a tutti le migliori opportunità di vita e di lavoro. Una Regione più uguale. Una buona ragione per la quale impegnarsi.

Unità e innovazione.
La lunga crisi sta producendo danni che rischiano di sospingere l’Umbria molto indietro. Occorre dunque il massimo di unità e insieme il massimo di innovazione, sia nei programmi che nello stile di governo. Perché anche la vita democratica è a rischio, quando non riesce a contrastare la disuguaglianza, a mantenere promesse di benessere e progresso, a soccorrere con efficacia chi è più debole o smarrito. Lo dimostrano, anche in Umbria, il rinsecchimento della vita dei partiti e i dati sulla partecipazione al voto: a sentirsi traditi dalla politica sono i figli e i nipoti dei nostri concittadini che grazie alla buona politica si erano emancipati da antiche povertà e da condizioni inaccettabili di sfruttamento. Per riconquistare fiducia servono nuovi contenuti e progetti credibili, ma servono anche protagonisti specchiati. Per questo, impegneremo tutti i nostri candidati a sottoscrivere il codice etico secondo le indicazioni dell’associazione Libera, ci faremo promotori di una legge regionale per tagliare i costi della politica e fisseremo un tetto per le spese individuali in campagna elettorale che verificheremo con rigore, perché è indispensabile fermare la deriva che sta portando a competere per il governo solo chi dispone di ingenti risorse.

Partecipazione e trasparenza.
La partecipazione consapevole, che è stata nella scorsa primavera il tratto distintivo delle liste civiche di sinistra, è oggi la prima innovazione da portare alle istituzioni democratiche umbre. I cittadini devono tornare a contare e essere protagonisti del futuro della società regionale. Anche le decisioni su nuovi possibili assetti e sul ruolo delle regioni non devono passare sulle loro teste. Ma per questo è necessario che le Regioni -anche l’Umbria- difendano la loro identità e la la loro storia di autonomia, senza assecondare la vocazione neocentralista del Governo e siano fattore di sviluppo e qualità sociale. Le città piccole e grandi devono concorrere a sviluppare un’idea di Umbria, regione innovativa e autonoma, protagonista di un progetto di sviluppo dell’Italia mediana. Ed è necessario che l’azione delle istituzioni sia trasparente, imparziale, controllabile dal basso, indenne da ogni sospetto di privilegio e favoritismo. E’ indispensabile che tutte le informazioni siano on line per dare concretezza all’amministrazione digitale e assicurare i nuovi diritti di cittadinanza nella democrazia della rete.

Un rilancio è possibile.
L’altra innovazione decisiva riguarda il lavoro e lo sviluppo. Sotto i colpi della crisi e delle politiche di austerità il cammino di progresso dell’Umbria si è interrotto. All’indebolimento del tessuto produttivo si accompagnano l’impoverimento di tante famiglie e l’affanno crescente di quelle strutture pubbliche – scuole, servizi sociali, presidi sanitari- che tanta parte hanno avuto nel rendere migliore la vita degli umbri. E’ una minaccia che viene da lontano, dalle politiche neoliberiste e di austerità finanziaria senza sviluppo che hanno causato la crisi: una minaccia che non riguarda solo l’Umbria ma l’intero Paese e tante altre regioni d’Europa. Ma in Umbria la crisi morde di più. Rischiamo di ritrovarci più poveri e arretrati dei territori confinanti, più afflitti da antichi e nuovi squilibri territoriali, meno presenti e ascoltati nella vicenda nazionale italiana. In poche parole, più deboli e meno liberi. Ma un rilancio è possibile. Il futuro dell’Umbria non è interamente nelle nostre mani (occorrerebbe rovesciare la politica nazionale e quella dell’Europa), ma dipende anche da noi, dalle scelte di cambiamento che le donne e gli uomini dell’Umbria sapranno fare, dalle classi dirigenti che – a tutti i livelli – sapremo esprimere.

Quattro priorità: lavoro, ambiente, diritti, guerra alla povertà e all’austerità
Non sono tempi ordinari, è il momento del rigore, del coraggio, della creatività e della coerenza. E’, prima di tutto, il momento della responsabilità. Sta a tutti noi promuovere il cambiamento. La sfida investe tutti coloro che dispongono di un qualche potere di decisione, nei vari campi dell’economia, della finanza, della cultura, della politica, della pubblica amministrazione, degli studi, dell’informazione. C’è bisogno di tutti, ma in primo luogo di un messaggio chiaro dalle istituzioni. Strette nella tenaglia, tra tagli dall’alto delle risorse e pressione dal basso del disagio economico e sociale, esse sono chiamate ad un salto di qualità che tarda a delinearsi. Ma una svolta è necessaria e non può che partire dai governi locali, dalla Regione e dalle forze che si candidano a guidarla. Diversi sono i temi che sollecitano oggi un salto di qualità delle politiche pubbliche: la lotta alla povertà e all’austerità, gli equilibri ambientali, i diritti delle persone. E, prima di tutto, il lavoro.

Qualificare la base produttiva.
Sembrano i numeri di un dopoguerra. Nella nostra regione il tasso di povertà relativa delle famiglie è passato, dal 2010 al 2012, dal 5% all’11% e nel periodo 2008 – 2013, mentre l’Italia ha perso 9 punti di Pil, l’Umbria ne ha persi 12. In una regione di 900 mila abitanti che pratica salari più bassi della media nazionale e che è in testa alle classifiche per scolarizzazione e fuga dei giovani, abbiamo oltre 150mila persone in difficoltà lavorativa, tra disoccupati, precari, cassaintegrati a rischio. Occorrono dunque misure straordinarie e coordinate tra loro, un piano per il lavoro che punti a creare le condizioni di una nuova stagione di crescita puntando, innanzitutto, a dare un lavoro a chi non ce l’ha, a tutelare i diritti e il reddito di chi lavora, a sostenere l’economia dell’Umbria. In primo luogo salvaguardando e qualificando la base industriale, a partire dall’area di crisi complessa di Terni-Narni e dalle altre situazioni di crisi del manifatturiero, dalla dorsale appenninica allo spoletino, ai numerosi territori in difficoltà. Bisogna sostenere i processi di innovazione e internazionalizzazione e intensificare il rapporto tra formazione ricerca e lavoro, orientando le imprese verso un modello di sviluppo sostenibile e ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza. Bisogna non solo definire ma, finalmente, praticare l’uso selettivo delle risorse comunitarie (1500 milioni in sette anni) e verificarne i risultati; potenziare servizi di terziario avanzato; puntare sulle eccellenze produttive che già sono presenti nella competizione globale; attrarre imprese e investimenti.

Scommettere sui giovani: 500 nuove imprese in cinque anni.
Un progetto specifico deve riguardare la nascita di nuove imprese innovative e l’autoimpiego giovanile. Bisogna dare un messaggio forte, lanciare una sfida. Finanziamo e sosteniamo ogni anno 100 idee per far nascere imprese e creare lavoro. I neolaureati, le ragazze e ai ragazzi che hanno saperi e competenze, che ci vogliono provare, devono sapere che esiste una possibilità concreta, veloce ed efficace. Start-up, spin-off e, comunque, imprese innovative, come strumenti per creare nuovi lavori e fertilizzare l’ambiente per lo sviluppo nell’era digitale.

Il territorio, il welfare, i diritti.
E poi bisogna prendersi cura del territorio, adottando una disciplina urbanistica che azzeri l’uso di nuove aree e punti sulla riqualificazione e il riuso del patrimonio edilizio esistente. Occorre cogliere le opportunità offerte dalla nuova agricoltura, prendendo atto che dalle “grandi opere” si può sperare al massimo un’occupazione temporanea e sottopagata. Occorre rovesciare l’orientamento dei lavori pubblici: tutela e manutenzione di boschi e corsi d’acqua, rigenerazione urbana, efficienza energetica, piuttosto che un’altra autostrada. E’ necessario sviluppare politiche per la strategia “Rifiuti zero”, per evitare ogni forma di impianto per la combustione del CSS. Per valorizzare la fondamentale risorsa “ambiente, cultura, turismo, enogastronomia” bisogna partire da una rigorosa tutela del paesaggio e dalla salvaguardia e valorizzazione di un’eccellenza territoriale non replicabile. Occorre, infine, valorizzare il lavoro buono e qualificato promosso dalla produzione culturale e dal turismo responsabile; dall’educazione; dal complesso dei servizi alla persona, oggi messi alla prova da una povertà sempre più drammatica e, tuttavia, ancora vitali, grazie alla responsabilità e alla competenza diffusa di quanti vi operano: nel pubblico impiego e nelle varie forme del volontariato, dell’associazionismo, del “terzo settore”. E’ così che la battaglia per il lavoro si intreccia con le politiche ambientali, con l’impegno per l’uguaglianza e per i diritti delle donne e degli uomini, a partire dalla rapida approvazione delle leggi sulla parità di genere e contro l’omofobia, con la guerra aperta alla povertà e all’emergenza sociale, che va condotta anche con strumenti innovativi, a partire dall’introduzione di forme di reddito minimo garantito, e con una difesa intransigente del diritto dei cittadini alla salute, oggi minacciato da tagli insostenibili e da forme inaccettabili di mercificazione. Al rilancio di una politica della salute imperniata sul ruolo del pubblico, sull’universalismo del diritto alla salute, sull’integrazione sociosanitaria, sulla programmazione e partecipazione responsabile dedicheremo uno specifico, impegnativo appuntamento nelle prossime settimane.

Unire le persone, difendere i più deboli, progettare il futuro: il momento è ora.

Per la sinistra e per la nuova responsabilità civica è un banco di prova. Non c’è più tempo, il momento è ora: l’eredità del passato è stata consumata ed il futuro è tutto da conquistare. Le vecchie idee non funzionano più, quelle nuove stentano ad affermarsi e le cattive abitudini finiscono spesso per prevalere, mentre si allarga il fossato tra la politica che servirebbe e la politica che c’è. Occorre invertire questa tendenza disastrosa, ricucire potere e sapere, connettere locale e globale: uno sforzo paragonabile a quello che, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, riuscì a liberare l’Umbria da un’antica arretratezza che sembrava senza scampo.

Ma questo richiede analisi rigorose e chiarezza di prospettive, apertura di sguardo e pensieri lunghi, insomma un “nuovo riformismo” all’altezza delle sfide del presente. E la capacità di fare tesoro dei saperi e delle competenze che, anche qui, sono cresciute nell’associazionismo democratico, nei movimenti della società civile, nelle esperienze dei singoli. Unire le persone, difendere i più deboli, progettare il futuro, dare a tutti un’occasione per rendersi utili a se stessi e agli altri: è il mestiere della sinistra, quello che la sinistra e i movimenti di progresso hanno fatto in passato. Quello che – mentre tutto cambia intorno a noi – vogliamo tornare a fare per affrontare le sfide del presente e del futuro. Con le idee e gli strumenti dei tempi nuovi e lo spirito che ha animato le battaglie di tante generazioni per la giustizia e la libertà.

Nella foto: Andrea Caprini, Fausto Gentili e Filippo Mario Stirati nella conferenza stampa odierna a Perugia.

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