Riforma della Pa, la proposta delle Camere di Commercio

SONY DSCRiunione congiunta dei vertici delle Camere di Commercio di Perugia e Terni per portare all’attenzione dei parlamentari eletti in Umbria il progetto di riforma della pubblica amministrazione elaborato dal sistema camerale.

Il piano elaborato da Unioncamere prevede una profonda razionalizzazione del sistema e una mirata e consistente riduzione dei costi.

E’ la risposta delle Camere di Commercio italiane all’ipotesi del governo di eliminare l’obbligo per le imprese di iscrizione alle Camere di commercio “senza neanche aver mai avviato un confronto con il mondo delle imprese”. All’incontro che si è tenuto nella sede della Camera di Commercio di Perugia, erano presenti i parlamentari Walter Verini e Giampiero Giulietti, che hanno ricevuto, insieme ai loro colleghi, un promemoria dell’iniziativa camerale.

Giorgio Mencaroni, presidente di Unioncamere Umbria, ha ribadito la funzione strategica delle Camere di Commercio: “La loro cancellazione non porterebbe nessun risparmio reale e nessun beneficio al Paese. Anzi, avremmo dei danni. Se le Camere di Commercio dovessero essere abolite, il costo dei servizi ricadrebbe per intero a carico dello Stato. Senza il registro registro delle imprese e delle altre numerose attività in favore del sistema produttivo, torneremmo indietro, sia sul fronte della sicurezza che del necessario sostegno che va comunque assicurato all’economia del territorio.

La riforma della pubblica amministrazione è una necessità. Siamo noi i primi a dire che occorre razionalizzare e concentrare gli investimenti su obiettivi strategici. Le proposte di modifica che abbiamo elaborato sono già state approvate da tutti i presidenti delle Camere di Commercio italiane. Ora verranno discusse dalle associazioni imprenditoriali e poi inviate al governo”.

La proposta di Unioncamere prevede di contenere ulteriormente le spese complessive attraverso l’introduzione dei costi standard e modelli per servizi di qualità omogenei nei territori. Punta ad economie di scala e alla concentrazione della promozione economica intorno a specifici e grandi progetti.

Il sistema camerale propone anche interventi di modifica legislativa che ruotano intorno ad alcuni temi essenziali: la semplificazione, la razionalizzazione del sistema e la riarticolazione delle funzioni delle Camere di Commercio.

In particolare, è prevista l’elezione diretta degli organi camerali da parte di tutte le imprese iscritte nel Registro delle imprese in maniera semplice e non costosa, attraverso la Pec e la firma digitale.

La presenza di ciascuna Camera di Commercio sul territorio, secondo la proposta di Unioncamere, dovrà rispondere a criteri legati all’efficienza e all’equilibrio economico e finanziario.

Le aziende speciali verranno riorganizzate, in modo esclusivo, su base regionale. E le competenze camerali saranno concentrate e riarticolate in modo più chiaro all’interno dei livelli di governo territoriale, con lo scopo di salvaguardare il presidio del territorio e la necessaria efficienza operativa.

Mencaroni ha anche ricordato che le Camere di Commercio non ricevono nessun trasferimento dal bilancio dello Stato ma sono finanziate dalle imprese stesse attraverso un contributo annuale che ammonta, in media, a 9 euro al mese per ogni impresa iscritta. E ha sottolineato con forza l’importanza cruciale che il lavoro camerale riveste per l’economia dell’Umbria sul fronte della legalità, del sostegno al credito e della spinta all’export.

Giuliana Piandoro, segretario generale di Unioncamere Umbria, ha spiegato che le entrate attraverso le iscrizioni alle Camere di commercio in tutta Italia ammontano a 750 milioni di euro. Nel 2012 il volume complessivo degli interventi di promozione economica, a livello nazionale è cresciuto di 3 punti percentuali, passando da 499 a 514 milioni.

La funzione del sistema camerale è determinante sul fronte della competività delle imprese attraverso l’innovazione e il trasferimento tecnologico, nei contributi e nell’accesso al credito, nella qualificazione delle filiere, nel turismo e nello sviluppo della imprenditorialità, nella formazione e nello stimolo alla green economy.

Nei territori le Camere di Commercio lavorano per lo sviluppo delle infrastrutture, la progettazione comunitaria, l’informazione economica, gli studi di settore, lo sviluppo locale e la progettazione comunitaria.

Il personale in servizio presso il sistema camerale umbro ammonta a 116 unità.

I proventi assicurati dalle iscrizioni sono di 27,5 milioni. A fronte di questa cifra complessiva, 21 milioni sono ritornati al territorio sotto forma di stipendi, acquisizione di beni e servizi, attività anagrafico-certificativa, regolazione del mercato e promozione economica.

Quattro le partecipazioni più importanti detenute dal sistema camerale umbro: il Centro Estero (al 50%), la Sase, la società che gestisce l’aeroporto regionale (al 35%), Umbriafiere (30% tramite Unioncamere) e il Quadrilatero Marche Umbria, società pubblica di progetto, senza scopo di lucro, che ha il compito di realizzare l’importante struttura viaria di collegamento tra le due regioni e nella quale la Camera di Commercio di Perugia ha una partecipazione pari allo 0,50 del capitale sociale.

Nel corso dell’incontro sono stati illustrati anche tutta una serie di interventi miranti alla riduzione dei costi già effettuati negli ultimi mesi dall’ente camerale: è stato sciolto il Centro di formazione professionale, le funzioni di monitoraggio dell’economia regionale adesso sono svolte in forma associata e l’internazionalizzazione è assicurata in modo unitario con il Centro Estero. Il sostegno al credito avviene attraverso i Confidi e la valorizzazione turistica della regione è stimolata con il meccanismo della addizionalità dei fondi.

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