Renzi e la Marini: classico matrimonio d’interesse sulla pelle degli umbri

Noi sappiamo bene che iI mito dell’isola felice e del buon governo non esiste più.

Renzi è venuto in Umbria ad appoggiare la candidatura della Marini e la coalizione che la sostiene. Si è così resa evidente la convergenza tra il Pd umbro e quello nazionale, si è certificata insomma l’inesistenza di una specificità umbra. Niente di nuovo per la verità.. Infatti le responsabilità del governo regionale uscente, della Marini e del Pd rispetto alla crisi che attraversa l’Umbria sono pesanti. La Regione negli ultimi anni non ha giocato alcun ruolo rispetto ai tagli centrali, anzi, si è dimostrata sempre subalterna ed in piena continuità con le politiche liberiste e di austerità di Renzi. Del resto la stessa Marini ha votato tutto e di più nella Direzione Nazionale del suo partito per sostenere Renzi e riconquistarsi una candidatura, a partire dal Jobs Act. Ma la convergenza sta anche nelle falsità dette rispetto all’Umbria. Noi sappiamo bene che iI mito dell’isola felice e del buon governo non esiste più.  Tutti i dati lo dimostrano: aumentano la povertà, la disoccupazione, soprattutto giovanile, le ore di cassa integrazione; diminuiscono redditi e diritti per i lavoratori, artigiani e commercianti, le partite Iva in genere, non ce la fanno più. La giunta Marini ha progressivamente abbandonato ogni idea di programmazione, contribuendo alla cancellazione del regionalismo: dalla sanità alle politiche del lavoro, dai rifiuti allo stato sociale. La mera gestione quotidiana, con qualche inaugurazione o comunicato stampa, ha sostituito la pianificazione. Con i risultati che vediamo: si pensi solo all’incapacità di determinare proposte concrete contro l’arroganza delle Multinazionali a partire dall’Ast. Ecco, non si dica che la Marini è un’altra cosa. E’ come il Renzi del Jobs Act, della Buona scuola e dell’Italicum. Per questo ci candidiamo al governo dell’Umbria, per cambiare davvero, perchè abbiamo a riferimento l’esperienza delle sinistre d’alternativa europee, a partire da quella di Syriza in Grecia. Si tratta insomma di voltare pagina e costruire un polo antiliberista e solidale, alternativo alle politiche renziane, per una regione diversa. All’Umbria della recessione, della subalternità, della disoccupazione, della precarietà, all’Umbria della crisi c’è un’alternativa, la cui costruzione passa per un voto a “L’Umbria per un’altra Europa”.
 
Michele Vecchietti
Candidato Presidente “L’Umbria per un’altra Europa”

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