Regione: Marini, importante proposta discriminazione legge

Regione: Marini, importante proposta discriminazione legge
Regione: Marini, importante proposta discriminazione legge

Regione: Marini, importante proposta discriminazione legge.
Si è svolta oggi in Terza commissione l’audizione con la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, sulla proposta di legge “contro le violenze causate dall’orientamento sessuale”, di iniziativa dei consiglieri del Partito democratico Gianfranco Chiacchieroni, Giacomo Leonelli e Attilio Solinas. Introducendo i lavori, il presidente della Commissione, Solinas, ha spiegato che l’intervento della presidente Marini mirava ad analizzare “le copertura finanziarie per una legge che la maggioranza vuole fortemente”.

CATIUSCIA MARINI è intervenuta sottolineando che “questa proposta di legge consiliare dovrà essere sottoposta ad una analisi istruttoria, anche in raccordo con altri disegni di legge in itinere. Condividiamo la valenza culturale e valoriale dell’iniziativa, che cerca di dare attuazione a principi dell’ordinamento che noi siamo già chiamati a rispettare in molti ambiti di competenza regionale. Ci sono alcune misure del fondo sociale europeo che sono finalizzate proprio a rimuovere le discriminazioni. La legge naturalmente non può incidere sulle competenze statali ma può portare al recepimento di un principio comunitario in ambito comunale e regionale. Il tema è contingente dato che ci possono essere coppie riconosciute in altri paesi europei che si trasferiscono in Umbria ed a cui andrebbero garantiti i diritti che l’Unione europea già riconosce. La seconda parte della legge, quella sul contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere, andrebbe raccordato con il disegno di legge della Giunta sulle ‘Norme per la parità di genere’. Le due leggi possono procedere parallelamente ma le parti che si sovrappongono andranno raccordate tenendo conto di quanto previsto nella proposta della Giunta. Nel mese di ottobre, subito dopo l’assestamento di bilancio che stanzierà fondi relativi, si dovrà procedere all’approvazione delle norme, salvo diverse decisioni del Parlamento nazionale, di cui ovviamente dovremo tenere conto anche nei tempi di discussione. Peraltro già oggi i servizi regionali lavorano su cura, assistenza, salute delle persone, con servizi che non sono esclusivamente dedicati alle persone omosessuali ma riguardano anche le questioni oggetti della legge. Questo per rispettare la carta dei diritti fondamentali della Ue e l’articolo 3 della Costituzione. La proposta di legge consiliare va oltre, andando a toccare questioni aperte e non disciplinate dalla legislazione nazionale. Pur senza sforare le competenze della Regione possiamo rendere coerenti le due iniziative legislative, costruendo una norma finanziaria che assolva anche le esigenze di copertura di questo atto. La programmazione europea prevede specifici interventi e misure proprio per la lotta alle discriminazioni. Non esistono dati statistici ma l’esperienza diretta ci dice che le discriminazioni ci sono, nelle scuole e nella società. Anche le denunce alla Polizia testimoniano l’esistenza del fenomeno. Naturalmente non può esistere una banca dati sull’orientamento sessuale per questioni di privacy. In assenza di una legislazione si creano situazioni complesse anche per le coppie di fatto, omo e eterosessuali, ad esempio in materia di edilizia pubblica sociale”.

SERGIO DE VINCENZI (Ricci presidente) ha chiesto se ci sono dati statistici sulla discriminazione di genere e sessuale in Umbria: “Dal censimento del 2011 risulta che esistono 61 coppie omosessuali conviventi nella regione. Ha senso entrare con una norma regionale in questo contesto a fronte di una normativa che individua altri criteri anche per l’accesso ai servizi pubblici? Inoltre bisognerebbe capire se l’eterosessualità ha la stessa valenza dell’omosessualità. Perché allora le misure contro le discriminazioni dovrebbero riguardare tutti. Invito a svolgere un approfondimento razionale sulla questione. Senza dati certi e senza indicazioni precise sui fenomeni è azzardato procedere, soprattutto perché le emergenze in questo periodo sono tante ed anche più gravi di quelle qui individuate. Legiferare su una questione cosi specifica appare eccessivo e non opportuno. Il fenomeno non è stato delineato e determinato, prevedere una legge in materia richiede uno studio accurato. Se spostiamo parte dei fondi dalla lotta alla povertà o da altri capitoli del sociale in favore di questo tipo di interventi andiamo a togliere qualcosa alle prime categorie in favore dell’altra. Andrebbe capito come si dovrebbe fare a verificare la possibilità che esista davvero la fattispecie della discriminazione sessuale o di genere. Andrà spiegato alle famiglie che i fondi per il sociale vengono distolti verso persone che risultano essere ‘più uguali'”.

ATTILIO SOLINAS ha annunciato che “alla audizione di venerdì mattina parteciperanno anche rappresentanti delle forze dell’ordine sulla rilevanza del problema in termini di denunce. Si potrebbero anche contattare i centri antiviolenza per acquisire i dati sulle segnalazioni ricevute. Al momento della valutazione dei singoli articoli si potrà valutare la coerenza del testo con gli obiettivi prefissati. Esiste una quota di fondi europei già destinati a queste finalità, quindi non si tratta di sperperare soldi pubblici”.

Per GIACOMO LEONELLI leggendo l’articolato della legge si comprende che non c’è un sottrarre a qualcuno per avvantaggiare altri. Non è questo lo spirito della legge, che invece si articola in tre profili: cultura della non discriminazione, interventi informativi e culturali per migliorare il rapporto cittadino-istituzioni, emersione di un fenomeno i cui contorni altrimenti resterebbe nell’ombra (attraverso un osservatorio sull’entità del fenomeno e il lavoro di monitoraggio del Corecom). Se si supera il profilo ideologico si comprende che si tratta soltanto di migliorare l’esistente”.

Secondo GIUSEPPE BIANCARELLI (Umbria più uguale) “questo è un tema sensibile e di grande civiltà. Ci sono convinzioni profonde radicate nelle nostre culture e orientamenti politici, ma in questo momento stiamo parlando di rimuovere gli elementi che possono causare discriminazioni. Scontiamo un ritardo culturale che ha bloccato il disegno di legge presentato nella precedente legislatura. I cittadini italiani devono avere gli stessi diritti di quelli degli altri paesi europei. Auspico che venga rapidamente approvato questo atto, nel rispetto della tradizione di apertura e tolleranza che il nostro popolo da sempre esprime, evitando una lunga discussione ideologica”. CLAUDIO RICCI (Portavoce centrodestra e liste civiche) ha detto di “condividere le perplessità avanzate da De Vincenzi. Questa legge porta con se prospettive valoriali molto forti. L’esperienza su questi temi è molto complessa: ricordo le polemiche violente che si scatenarono quando approvammo ad Assisi un testo sulla famiglia tradizionale ed anche quando abbiamo dato spazio a associazioni che si occupano di orientamenti omosessuali. La legge andrebbe prosciugata e sintetizzata togliendo ogni riferimento valoriale, limitandoci alla effettiva rimozione delle discriminazioni. Se questo avvenisse anche l’utilizzo delle risorse risulterebbe più semplice e univoco. Manterremo una posizione critica su questa proposta ma speriamo che le nostre indicazioni risultino comunque utili”.

Infine SILVANO ROMETTI (Socialisti e riformisti) ha rimarcato che “la legge punta a promuovere l’eguaglianza tra le persone, anche considerando che l’Italia nella promozione dei diritti è arretrata rispetto al resto d’Europa. I fondi appositamente destinati dall’Unione europea alla rimozione delle diseguaglianze vanno utilizzati e valorizzati. La stessa Chiesa cattolica si sta aprendo ai cambiamenti di una società molto più articolata di un tempo”.

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