Regionali, Vinti, no a coalizione di “larghe intese”

L’articolo apparso sul Corriere dell’Umbria mercoledì 27 agosto, a firma di Diego Aristei, è il resoconto di un intervento della Presidente Catiuscia Marini ad una festa del suo partito, il PD.

Di quelle dichiarazioni, a mio avviso sono condivisibili l’idea della necessità di riorganizzare la coalizione di centrosinistra dell’Umbria, a fronte di due dati che appaiono oggi incontrovertibili:

1 – La scomparsa di molti soggetti politici della coalizione umbra, che hanno terminato il loro ciclo di vita, dall’Italia dei Valori, ai partiti della Sinistra Comunista, Prc e PdCI, e della sinistra come Sel. Per questo è necessario lavorare alla realizzazione di un NUOVO soggetto politico della SINISTRA UMBRA, che non può che essere unitario, ma inevitabilmente innovativo nella rappresentanza , negli obiettivi, nei linguaggi, nelle pratiche sociali e politiche, nella democrazia interna, che non può che nascere da un processo COSTITUENTE DELLA NUOVA SINISTRA UMBRA.

2 – La sfida regressiva, sociale e culturale, che il liberismo impone anche alla nostra regione, con tutto il suo portato di perdita di posti di lavoro, di chiusura delle fabbriche, di messa in discussione dell’offerta dei servizi pubblici, della tenuta, in sostanza della coesione sociale, ha bisogno di un progetto di governo in netta controtendenza e alternativo ai paradigmi imposti dall’Europa dell’austerità. Che questo progetto deve essere avanzato dalla nuova Sinistra Umbra, in competizione con il PD ma dentro un quadro di centrosinistra.

Quindi, ripartire dalla coalizione di centrosinistra, aggiornata, rivisitata, adeguata, allargata, ma di centro sinistra. Questo è un punto ineludibile, non trattabile o negoziabile.

Pertanto risultano incomprensibili ed estranee alla politica seguita dalla Presidente Marini, affermazioni che aprono la coalizione a liste civiche di centrodestra e addirittura al partito dei “diversamente berlusconiani” del Nuovo Centro Destra.
Una proposta che va a configurarsi come una coalizione di larghe intese, sul modello del governo Renzi, soprattutto per il ruolo che svolgerebbe il NCD.

Ma Renzi, Napolitano, Draghi, ecc… hanno almeno giustificato il governo con Angelino Alfano e i montiani con l’emergenza economica e con la necessità di diminuire il debito pubblico. Motivazioni false e insostenibili ma almeno che hanno la parvenza di una giustificazione.

In Umbria quale sarebbe? Perché imbarcare una forza di opposizione pregiudizialmente avversa al centrosinistra?

E quale prezzo è disposto a pagare il PD per questa operazione? Quale sarebbe l’equivalente umbro dell’abrogazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori chiesto dal NCD al governo nazionale?
Se le parole riportate dalla Presidente Marini indicano davvero una prospettiva futura, significa che la coalizione del centrosinistra in Umbria è stata superata da una nuova alleanza con pezzi della destra.

Sinceramente per i modi e i tempi, alla vigilia delle elezioni provinciali, queste dichiarazioni appaiono inverosimili.

Solo nelle prossime settimane, nel prosieguo del confronto politico, capiremo se si è trattato di una fraintendimento, di una frase estrapolata da un contesto di ragionamento differente, oppure no.

Per ora non resta che registrarla e fare ancora due considerazioni. La prima è che nelle elezioni comunali, tutte le liste moderate o di destra falsamente mascherate, hanno registrato un insuccesso pesante, per il semplice motivo che gli elettori di destra non votano il centrosinistra e che il NCD alle elezioni europee, in Umbria, ha preso meno voti della lista “L’Altra Europa con Tsipras”; la seconda, che nessuna formazione della sinistra umbra, siano esse organizzate in partito o meno, comunista o non comunista, innovatrice o conservatrice, e ribadisco nessuna, è coinvolgibile in una coalizione delle Larghe Intese.

Fortunatamente, almeno su questo, sono unitarie

Il compito, ora, della sinistra umbra è rimarcare la necessità di una coalizione riformatrice per l’Umbria, sul solco e la tradizione della storia politica della nostra Regione.

Una battaglia politica per cui vale la pena battersi.

Stefano Vinti

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