Regionali Umbria 2015, si assottiglia divario tra centrodestra e centrosinistra

Una situazione in movimento che conferma alcune delle tendenze già emerse nelle precedenti elezioni regionali del 2010 ed Europee del 2014 e che testimonia una rappresentanza sempre più orientata verso un sistema politico regionale tripolare (se si considerano i fenomeni di “Lega Nord” e di “5 Stelle”) o addirittura quadripolare, se si aggiunge l’astensione al voto. E’ quanto emerge dall’analisi del voto e dalle stime dei flussi elettorali delle elezioni regionali 2015 in Umbria, presentati stamani dal presidente di Aur, Claudio Carnieri, e da Bruno Bracalente del Dipartimento di economia dell’Università di Perugia.

Tra i dati più significativi, la riduzione del divario fra centro sinistra e centro destra (rispetto alle regionali 2010 si è ulteriormente ridotto di 70 mila voti), marcando una distanza tra i due schieramenti di 18 mila voti, e l’incremento del non voto che, sebbene atteso, aumenta di 68 mila astensioni. E’ soprattutto il partito di maggioranza relativa a veder diminuire i propri consensi (- 24 mila voti rispetto al 2010) con un travaso di voti verso il centro destra, ed un consistente deflusso verso il M5S (14 mila) e la Lega Nord (11 mila), secondo una tendenza che si era manifestata già nelle ultime politiche 2013 e nelle europee del 2014. Dei 150 mila voti di Pdl e Lega Nord delle regionali 2010 ne sono rimasti solo 85 mila nell’ultima tornata elettorale.

I voti mancanti, secondo l’analisi dei flussi, hanno preso la via del non voto, delle liste del centro sinistra, del movimento 5 stelle o sono stati dati esclusivamente al candidato presidente. La Lega Nord riceve un forte afflusso di voti dal Pdl, dal Pd, ma anche dalla sinistra radicale (8%), che per il 25% ha scelto l’astensionismo e per il 20% ha votato M5S.

Per quanto riguarda il M5S, assente alle precedenti regionali, il raffronto con le politiche 2013 dice che il suo elettorato origina dal centro sinistra (33 mila voti contro i 7 mila del centro destra). Le liste minori di centro sinistra hanno invece beneficiato di una consistente quota di voti socialisti (il cui elettorato è rimasto fedele per il 40%), di flussi provenienti dal centro destra e dal non voto. Le liste del centro destra hanno funzionato per la candidatura di Ricci presidente, andando ad ereditare un quarto dell’elettorato Pdl che non ha votato Forza Italia ed il 45% dell’Udc.

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