Primi d'Italia

Referendum, 55 comuni umbri su 92 hanno votato no, pesa malcontento

Squarta, LA GENTE IN UNA REGIONE ORMAI NON PIÙ ROSSA

Importante articolo dal New York Times rilancia Perugia e l'Umbria

Referendum, 55 comuni umbri su 92 hanno votato no, pesa malcontento PERUGIA – “Con il voto di ieri gli elettori hanno protestato contro un sistema di potere vecchio, che nell’ultima settimana di campagna referendaria ha fatto ricorso a strategie di bassa lega parlando di bonus bebè, rinnovo dei contratti degli statali, fondi per l’Ilva e incremento delle pensioni”. Lo dichiara il consigliere regionale Marco Squarta (Fratelli d’Italia) commentando l’esito del referendum costituzionale e sottolineando che “gli umbri non sono scivolati nel tranello: il Pd ha preso una brutta botta, dato che il sì ha vinto in appena 37 Comuni su 92. Ciò impone al Centrosinistra di fare i conti con la realtà che gli amministratori ancora si sforzano di nascondere sotto il tappeto: 496mila elettori, il 73,5 per cento degli aventi diritto, hanno stabilito che la nostra regione non è più rossa come l’Emilia Romagna e la Toscana.

Nel 51,2 per cento dei casi ha pesato il forte malcontento degli umbri nei confronti di un Governo in cui non si riconoscono più: l’incertezza per il futuro regna incontrastata, gli indici di disoccupazione sono ancora troppo alti, la precarietà fa rima con flessibilità a vantaggio esclusivo di chi offre scampoli di lavoro senza garanzie”.

Il consigliere regionale Marco Squarta (Fratelli d’Italia) interviene in merito agli esiti del referendum costituzionale rilevando che “il sì ha vinto in appena 37 Comuni su 92 e ciò impone al Centrosinistra di fare i conti con la realtà”. Per Squarta “ha perso l’arroganza della sinistra, impegnata a riscrivere le regole per garantirsi l’eternità delle poltrone, tentando di riformare una Costituzione che il mondo intero ci invidia”.

Squarta aggiunge che “dopo la propaganda referendaria anche a livello locale assisteremo a una resa dei conti interna al partito affossato dal risiko delle urne. Ci sarà tempo per analizzare il voto, ma la partecipazione dei cittadini, seconda per passione soltanto al referendum del 1993 nell’era di Tangentopoli, è un segnale inequivocabile.

Vince il no a Terni col 54 per cento, a Perugia il responso delle urne parla di appena 1.800 voti di differenza in favore del sì (49,8 per cento, troppo poco perché qualcuno canti). Renzi è uscito sconfitto in Valnerina: in quell’area gli sfortunati terremotati hanno avuto modo di testare le capacità dell’Esecutivo durante l’emergenza. In generale – conclude – ha perso l’arroganza di una sinistra impegnata a riscrivere le regole, per garantirsi l’eternità delle poltrone, tentando di riformare una Costituzione che il mondo intero ci invidia”.

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