Realtà Popolare, è tristemente prevedibile…

Realtà Popolare
Realtà Popolare

Realtà Popolare, è tristemente prevedibile…che prima o poi, si arrivi a questi termini cruenti.
da Giampiero Tamburi (Coordinatore Provinciale)
Non c’è da meravigliarsi nel leggere, dai giornali, certe situazioni che assumono i toni che potrebbero definirsi surreali, se non fosse per il rispetto di chi ha la sfortuna di esserne tristemente vittima e della sua famiglia che deve subirne i dispiaceri e la gravità degli accadimenti.

Aldilà di quelli che sono le responsabilità dirette di chi lo abbia o non lo abbia commesso e dove sia avvenuto, l’omicidio dello scippo definito dai quotidiani “di via della Pallotta”, che spetterà alla Magistratura ed alle Forse dell’Ordine stabilirne le modalità e le responsabilità di chi e come se ne deve attribuire l’operato, c’è, per quanto riguarda l’aspetto culturale, sociale e perché no morale, di questi accadimenti, una ben più ampia responsabilità, su chi, per l’inefficienza di mettere in atto reali ostacoli a questa definita erroneamente “microcriminalità”, di fatto, permette queste situazioni di insicurezza nelle nostre strade.

Certo che, con ciò, non si vuol significare che Perugia sia eccezionalmente gravata, nei confronti di altre città, di una aggressività maggiore nelle espressioni della delinquenza ma, comunque, non può essere giustificato l’atteggiamento di abbassare la guardia o che i responsabili che gestiscono le istituzioni pubbliche siano inerti o quasi, difronte allo stato di insicurezza dei cittadini che chiedono giustamente un maggiore impegno di tutti i rappresentanti eletti nelle cariche politico-amministrative del nostro Comune.

Dopo lunghi periodi di “bonaccia” durante i quali vengono registrati episodi di scarsa importanza collettiva, furti in abitazioni, spaccate nei negozi, ecc ma che, comunque, rivestono sempre una valenza problematica nel rivelarsi sintomi indiscutibili di un avanzare della criminalità, ostacolata dalla Polizia o dai Carabinieri, in maniera inevitabilmente repressiva solamente dopo che i fatti sono avvenuti, improvvisamente si manifestano episodi di una gravità assoluta che sono segni indiscutibili di un inadeguato sistema per una vera battaglia che si dovrebbe intraprendere nei loro confronti .

Il Sindaco, in primis, quale primo cittadino, nonché titolare della delega alla sicurezza, dovrebbe veramente prendere la situazione in pugno, coinvolgendo tutta la Giunta ed il Consiglio, aldilà delle proprie competenze e della propria appartenenza politica, per cercare di mettere fine, o quantomeno ostacolare nel modo più concreto possibile, questo stato di cose.

Non è più possibile, ogni volta che succede un fatto grave, sentire sempre lo stesso ritornello che ci dice: “Mettiamo più telecamere. Chiediamo l’aiuto e il coinvolgimento di voi cittadini nel denunciare certi atteggiamenti dubbi che potete vedere nelle varie situazioni” e cose del genere.

Ma ci vogliono ben altri strumenti che le telecamere sparse per Perugia a fermare questi soggetti sociopatici! Il coinvolgimento del cittadino va chiesto non come “Commissario del Popolo” nella Russia stalinista, attento a quello che gli succede intorno, denunciando quello che vede.

Il coinvolgimento deve essere concreto e paritetico, capace di decidere ed ottenere la messa in opera di provvedimenti che siano studiati e concordati con gli amministratori, attraverso strumenti idonei come la tante volte chiesta “Commissione paritetica per la sicurezza urbana” o quant’altro che sia efficace nei risultati.

Le Associazioni dei rappresentanti dei cittadini devono chiedere questi provvedimenti ed avere la forza e la costanza, qualunque siano le componenti politiche coinvolte nelle amministrazioni, a non mollare fino all’ottenimento di una relativa sicurezza che è diritto ed al tempo stesso, dovere di partecipazione per ottenerla.

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