Realtà Popolare, Cielo plumbeo su Perugia, per un cambiamento reale

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da Giampiero Tamburi (Coordinamento Provinciale – Realtà Popolare)
Realtà Popolare, Cielo plumbeo su Perugia, per un cambiamento reale.
Un vecchio detto recita “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Nulla di più vero quando questo mare è la “politica”. Quel mondo dove chi vi abita vuol tenete tutto sotto controllo perché tutto deve vedere e tutto deve sapere. Non sto parlando, per non essere frainteso, solo della politica con la “P” maiuscola ma anche e soprattutto di quell’altra, quella spicciola, quella messa in piedi per controllare tutte le situazioni che potrebbero diventare, per loro, pericolose se non tenute sotto stretta sorveglianza, imbrigliate ed indirizzate secondo direzioni volute e sfruttate per i propri fini.
In realtà che cosa è stato fatto dai politici di Perugia e dell’Umbria, nonché amministratori del territorio, per , quantomeno, arginare se non proprio sanare, la situazione che ammorba da molti anni la città sulla delinquenza, il degrado e l’incuria che in generale disturbano ed impediscono il corretto vivere quotidiano? Cerchiamolo di vedere e poi se ci sbagliamo qualcuno ci correggerà.

Ogni volta che intervistano un “politico di gestione” dicono che in quelle aree è stato fatto molto. Ma cos’è questo molto? Restaurare l’arco etrusco? Rifare la pavimentazione a piazza Fortebraccio? Restituire, come pensa qualcuno, il territorio al cittadino mettendo in piedi manifestazioni canore, teatrini, piazzare telecamere nei vari punti più frequentati dalla malavita, proporre incentivi e sgravi fiscali ai commercianti o cose del genere? Ma questi sono interventi che, a prescindere, potevano e dovevano essere fatti comunque. Ogni tanto leggiamo sui giornali che sono stati arrestati dei boss della droga o che sono stati rimpatriati ai propri paesi elementi pericolosi o dannosi per il loro comportamento.

Benissimo! Ne siano contenti ma, basta ciò per allentare la morsa della delinquenza e dello spaccio? Anche in questi frangenti vale il detto che “morto un Papa se ne fa sempre un altro” il che vuol dire se ne arresti uno dieci sono pronti a prendere il suo posto e si ricomincia come nulla fosse. Perché non si fanno interventi sostanziosi, mirati veramente a cercare di sanare le situazioni come, per esempio, creare in città un servizio tipo dormitorio pubblico dove alloggiare per la notte questi soggetti che vanno a cercarsi un rifugio negli spazi condominiali o privati dei palazzi?

Facendo ciò si ridurrebbe notevolmente anche il bacino di utenza dove i narcotrafficanti attingono per procurarsi la mano d’opera per lo spaccio di strada. Oppure dei posti di ritrovo ufficiali dove gli extracomunitari che hanno veramente voglia di lavorare, anche se clandestini, possano stare insieme e confrontarsi tra loro, come facevano i Paesi dove i nostri emigranti, negli anni sessanta, erano costretti per fame ad andare. Dare più spazio e più significato alla “partecipazione vera dei cittadini con strutture adeguate che permettano ai medesimi di intervenire, come protagonisti, alla scelte da adottare nel merito.

Abbiamo la sensazione che si voglia spostare la discussione in un altro piano che serva a giustificare le cose che, fino ad ora, non sono state fatte. Un’altra questione che ci rende perplessi è che, in ogni occasione possibile, (vedi l’incontro di tempo fa in Regione che, tra l’altro non ha dato frutti significativi, della la Commissione antidroga) venga messo sul piatto della bilancia il fatto che molta colpa della situazione sia dei perugini stessi perché affittano il nero ai soggetti della criminalità.

Appurato che sia vero, come in effetti è, come mai fino ad ora se ne parla solamente e non è stato fatto nulla di significativo per sanare questo comportamento criminale che da lunghissimo tempo è in atto e a conoscenza delle Autorità Comunali e Regionali?

Altra colpa da attribuire: quando il Comune ha dato l’abitabilità a quei fondi ed ex negozi ristrutturati come abitazioni in Corso Garibaldi e zone limitrofe a cosa si pensava? Che fossero necessari perché aumentavano i perugini che volevano andare ad abitare lì oppure che servissero da seconda casa a chi già vi abita? Questi sono gli interrogativi che la gente si dovrebbe fare chiedendo spiegazione di ciò alle Amministrazioni pubbliche di ogni livello. Quello che ci da estrema preoccupazione è la possibilità che queste Associazioni spontanee dei cittadini, nate per un reale disagio e una reale paura nel vivere quotidianamente la propria città (checché ne dicano i vari rapporti sulla sensazione) vengano imbrigliati per condurli in un terreno di confronto che non sia quello giusto. Ma questa è una nostra sensazione e forse sbagliamo.

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