Realtà Popolare, anche il cittadino è inflazionato!

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Realtà Popolare, anche il cittadino è inflazionato!
da Giampiero Tamburi (Coordinatore Provinciale Realtà Popolare)
Non si è mai visto un periodo come questo dove, sempre più spesso, il cittadino viene chiamato in causa dalle varie forze poltico-amministrative, sia della maggioranza che dell’opposizione, del nostro Comune.
C’è, si potrebbe dire, un processo in atto di inflazione sull’utilizzo di tale soggetto come non se ne era mai visto in passato.

Inflazionato perché ogni volta che si vuole aver ragione di come vanno o non vanno le cose, subito si tira in ballo il povero soggetto, ultimo tassello della collettività, con frasi del tipo: “ Il percorso giusto è quello della partecipazione con i cittadini… “, oppure; “ I cittadini hanno il diritto di dire la loro… (magari poi non essere per nulla ascoltati), ed ancora; “ La partecipazione del cittadino è essenziale per un buona riuscita… “ ecc…ecc.

D’altronde anche le parole “Condivisione” e “partecipazione” sono inflazionate al pari della parola “cittadino” perché se ne è stravolto il significato. A memoria del sottoscritto, nessuno dell’opposizione si è mai visto scendere nelle piazze a discutere seriamente con noi cittadini, non per far conoscere e cercare il consenso sulle proprie scelte (quelle discese se ne sono viste anche troppe) ma per recepire le idee della gente e metterle in atto.

Comunque tutti sono in buona compagnia perché neanche le maggioranze che si sono succedute dagli anni passati ad oggi hanno voluto mettere in atto questo dovere che hanno nei confronti di chi li ha eletti evitando, accuratamente, perfino di creare gli strumenti adatti ad una vera e fattiva collaborazione per mettere in essere quella condivisione partecipata alle scelte che è il perno di una corretta Democrazia.

Qualcuno potrà obbiettare che sono stati messi in atto Consigli Comunali allargati o cose del genere: si questo è vero! Ma della volontà espressa dalla gente per la risoluzione di eventuali problemi non se ne è minimamente tenuto conto e, come al solito, sono serviti solamente per chiedere consensi sulle scelte che, in modo univoco, erano già prese dagli amministratori.

Ogni volta le istituzioni, ed in modo alquanto concreto, quando si avvicinano i tempi delle elezioni, si lamentano della massiccia mancata affluenza degli elettori nel fare il proprio dovere recandosi alle urne. Dato di fatto verissimo! Ma forse accade perché, in qualche modo, i partiti non rispettano, durante il loro mandato, gli obblighi e le promesse fatte durante la ricerca del voto.

In sostanza, mantenere quei patti che sono intervenuti, in modo più o meno evidenziato o tacito, tra amministratori ed amministrati,

Perché tutto funzioni, i contraenti di questi “patti sociali” devono, in modo fondamentale, sempre essere due: il cittadino che deve, in ogni modo, assolvere “l’obbligo politico e persino morale” del proprio dovere andando al voto e le istituzioni (in questo caso il Comune) che deve assolvere i suoi compiti al servizio del cittadino, tra cui dare più ampio spazio possibile, attraverso strumenti idonei al caso, al volere di chi è chiamato ad amministrare, per legittimare politicamente ed eticamente il suo incarico.

Se le istituzioni non li assolvono, o li assolvono male, al cittadino non resta che l’arma politica del non voto, venendo meno, naturalmente, al suo obbligo morale, di cui la responsabilità cadrà sempre sopra ai partiti inadempienti al loro dovere. Questo è il fondamento del patto stesso.

Di esempi tangibili di quello che dico ce ne sono a iosa. Basta andare a cercarli nelle delibere e le ordinanze delle nostre autorità amministrative. Aldilà degli argomenti che si affrontano, delle volontà della gente, non se ne vuole tenere minimamente conto.

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