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Raccolta umido a Perugia diffida M5S non si scarichi peso sui cittadini

E la partita non è chiusa qui: a causa dell’interdittiva che ha colpito Gesenu

Raccolta umido a Perugia diffida M5S non si scarichi peso sui cittadini

Raccolta umido a Perugia diffida M5S non si scarichi peso sui cittadini da Cristina Rosetti PERUGIA – Il racconto de La Nazione sul c.d. “drammatico” vertice dei Sindaci dell’Ati 2, capitanati dal Sindaco di Perugia Romizi, che avrebbero atteso l’Immacolata ovvero l’8 dicembre (!) per riunirsi in emergenza, ha dell’incredibile. La notizia trapelata grazie a Il Messaggero in ordine al blocco dell’impianto di compostaggio di Pietramelina (dove viene conferita la frazione umida raccolta in maniera differenziata dai cittadini) era prevedibile da mesi e avrebbe richiesto un monitoraggio attento.

L’impianto di compostaggio di Pietramelina, autorizzato nel 2008, è in attesa del rinnovo dell’autorizzazione. Con una determinazione dirigenziale della Provincia, di gennaio del 2015 (quasi due anni fa), sono state date a Gesenu (gestore dell’impianto) delle prescrizioni: 48 mila tonnellate annue di Fou trattabile, come limite massimo, e altrettanti limiti per gli scarti prodotti dall’intero processo (45 per cento del totale rifiuti in entrata, per i primi tre mesi, da ridurre a 37, nei successivi tre mesi, e 30, negli ulteriori tre mesi).

Insomma, il problema degli scarti (che ora arricchisce gli atti dell’inchiesta della DDA di Perugia) non è nuova (basta vedere i dati Arpa 2013. Eravamo al 55 per cento). Gesenu non rispetta i limiti e la Regione, ad aprile 2016, fa partire la prima diffida, di cui Ati e Comune di Perugia sono perfettamente a conoscenza. Dopo il sopralluogo di Arpa, del 10 agosto 2016, la Regione certifica un ulteriore peggioramento dello stato dell’impianto, con punte di scarto che arrivano al 68 per cento.

Anche questa diffida che dispone l’adeguamento dell’impianto entro 45 giorni è nota a tutti. Cosa hanno fatto i Sindaci per tutelare i loro cittadini? Dal vertice dell’8 dicembre, ne deduciamo nulla; quel nulla ormai certificato negli atti dell’indagine.

La laconica comunicazione di Gesenu/Gest, che il 6 dicembre comunica semplicemente il blocco dell’impianto e “la ricerca di soluzioni alternative per la gestione della Frazione organica”, ci dà la misura del come, neppure in piena bufera, l’Ati e il Comune di Perugia (quello che conferisce i quantitativi maggiori all’impianto, peraltro, di sua proprietà) abbiano fatto il loro dovere. Ed, allora, oggi parte la diffida del M5S, all’Ati 2 e al Comune di Perugia, affinché non si azzardino a scaricare gli eventuali maggiori costi di una soluzione di emergenza (che è una “procurata” emergenza) sui cittadini, i quali sono certamente a credito a prescindere da quale sarà l’esito delle indagini, visto che in questi anni i loro Sindaci hanno permesso che sulle tariffe venisse scaricata ogni inefficienza.

E la partita non è chiusa qui: a causa dell’interdittiva che ha colpito Gesenu, il co-finanziamento pubblico di oltre 2 milioni e seicentomila euro, che doveva servire al miglioramento e ottimizzazione dell’impianto di compostaggio di Pietramelina, è andato perduto (la Regione lo ha revocato il 29/12/2015, con la Delibera di Giunta n. 1642) e l’impianto è in condizioni di inefficienza.

L’Ati, con Romizi, e i comuni non ci risulta si siano attivati per il risarcimento del danno provocato, tanto per la perdita del finanziamento che per il mancato adeguamento? Come mai il Comune di Perugia, in pompa magna, annuncia la nomina di un pool di avvocati per “salvare” la Società Gesenu, ma non incarica la propria avvocatura di tutelare i propri cittadini, sia come soci al 45 per cento di Gesenu che come utenti del servizio? La diffida del M5S ha la sua ragion d’essere, anche perché, solo pochi mesi or sono, l’Ati, capitanato da Romizi, pensava di scaricare sui cittadini i maggiori costi del blocco del bioreattore gestito da TSA (per la stabilizzazione della Forsu, ovvero la frazione umida dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato), finito anch’esso sotto inchiesta, ma prima di ciò, bocciato da Arpa in quanto “le modalità effettivamente applicate dal gestore non sono state evidentemente conformi a quanto programmato e questo non permette di stabilire con certezza se l’approccio progettuale fosse carente o se lo è stato quello gestionale”.

Ergo, la responsabilità è del Gestore e il Gestore, secondo il M5S, dovrebbe farsi carico delle conseguenze. La questione bioreattore non è ancora risolta. Infatti, l’autorizzazione al progetto di c.d. refitting, che si sta implementando in questi giorni e che sarebbe dovuto divenire operativo entro il 10 dicembre, fa sì che l’impianto abbia una autonomia di circa nove mesi. Qual è il futuro, una nuova emergenza?

Qual è poi il motivo del blitz di Arpa a Borgogiglione, proprio nella giornata di ieri che ha interessato il progetto di refitting, di cui abbiamo appreso da Il Messaggero? Sulla raccolta dell’umido, alla luce tanto dei costi che del quantitativo enorme di scarti da noi sempre contestato al Comune di Perugia, il M5S, a febbraio 2015, scriveva e proponeva: “Da quanto emerge, appare prioritario intervenire in questo elaborato e costoso meccanismo (raccolta e trattamento dell’umido), proponendo la riduzione alla fonte dei rifiuti organici tramite un programma efficace che faccia diventare la pratica del compostaggio domestico una normalissima azione virtuosa che il cittadino può svolgere in maniera autonoma. La diffusione dell’autocompostaggio comporta una riduzione della quantità di rifiuti raccolti, trattati e smaltiti e riduce l’inquinamento e il costo del servizio”. L’ordine del giorno è deliberazione consiliare, ma la Giunta Romizi l’ha lasciata nel cassetto.

Cristina Rosetti

Portavoce Consigliere M5S Comune di Perugia

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