Quale presente per l’impegno politico cattolico

All’incontro organizzato ieri sera presso la sala Sant’Anna in Viale Roma, sono intervenuti il Prof.Giovanni Paciullo (Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia), Mons. Fausto Sciurpa (Direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro dell’Acidiocesi di Perugia), il Prof. Antonio Allegra(docente di Storia presso l’Università per gli Stranieri) ed i Sindaci di Todi Carlo Rossini e quello di Perugia, Andrea Romizi. Il dibattito è stato moderato da Francesco Vignaroli.

Nel pubblico erano presenti anche Maria Gabriella Mecucci (Presidente del Corecom Umbria),Gianluca Carini (Presidente di Umbra Acque), Edi Cicchi (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Perugia), oltre ai consiglieri comunali Numerini e Nucciarelli. Il Prof. Antonio Allegra, ha parlato dell’esperienza di Don Sturzo e La Pira. Ricordando come De Gasperi e Dossetti hanno convissuto all’interno dello stesso partito (la c.d. balena bianca che contiene un po’ tutto al suo interno).

Il Prof. Antonio Allegra, ha parlato dell’esperienza di Don Sturzo e La Pira. Ricordando come De Gasperi e Dossetti hanno convissuto all’interno dello stesso partito (la c.d. balena bianca che contiene un po’ tutto al suo interno)“De Gasperi viene dalla situazione dell’Italia sotto l’impero austriaco, i grandi europeisti sono stati persone di frontiera. De Gasperi guarda allo stato come una serie di uffici, non come ad uno strumento palingenetico. Per Dossetti lo Stato ha un ruolo messianico, per Don Sturzo messianico è il riformismo.”

“Rosmini e Gioberti i due più importanti filosofi italiani sono dentro il contenitore del cattolicesimo liberale che dopo de Gasperi non ha più rilevanza politica e anzi viene dimenticato. La modalità con cui viene fatta l’Unita’ d’Italia emargina il cattolicesimo liberale.”Mons. Fausto Sciurpa, ha ricordato l’invito del Magistero alla “carità” della politica, così come la parabola del buon samaritano, secondo la quale la carità che non si ferma solo a curare le ferite, ma organizza come mantenere il seguito in modo positivo.

“La carità è il principio non solo delle micro realizzazioni ma anche di macro: rapporti sociali politici ed economici. Ecco da dove scaturisce l’impegno dei politici dei cattolici.”La domanda proposta da Mons. Sciurpa è se il Magistero è rimasto inascoltato? Quanti nelle comunità cristiane si sentono impegnate su questo?“Oggi nel mondo globale e dopo la fine delle ideologie, gli ideali dell’impegno dei cattolici vanno ripensati. Il riferimento al passato è utile ma insufficiente per la governance attuale. Andrebbe fatta un’analisi del perché del magistero inascoltato.”

“Ci può essere uno specifico dell’impegno oggi dei cattolici in politica? Un cattolico si impegna in politica come cittadino, vi partecipa da cittadino non in quanto cattolico. Ma proprio perché parte da  una radice credente, mette in gioco anche la sua fede: rigore etico e spirituale, passione e amore. Il cristiano che si prende cura del suo quartiere della città del paese, senza campanilismo, però si prende cura della realtà. I cattolici devono essere sale … Ma anche saliera? Cioè partito unitario?”

Il Prof. Giovanni Paciullo ha affermato che “se i cattolici non sono più dentro un unico partito, questo non significa che i cattolici possono fare o stare dovunque”.Inoltre ha ricordato come le “partecipazioni statali hanno fatto lo sviluppo dell’Italia e che la costituzione italiana, costruita intorno alla persona, fu un contributo dei cattolici impegnati in politica. La prima parte della costituzione è rimasta in parte incompiuta e va riguardata”.Carlo Rossini, ha ricordato come “fino al 1992 il contenitore unico, dà forza all’impegno in politica, poi ci si disarticola. Ma anche nella pastorale abbiamo derubricato alcune questioni come il tema: città. Per questo occorre procedere con una nuova semina per un nuovo impegno dei cattolici in politica.”

Ha poi proseguito sostenendo che “se dovessi sintetizzare la mia esperienza di sindaco è la parola solitudine. Ma solitudine non solo della responsabilità ma anche del mondo da cui provengo: la politica “brutta e sporca” non rientra nei nostri interessi. Ogni mattina io devo dare risposta a molti problemi: invece noi rischiamo di creare una lobby invece di dare risposte complessive. Avere un progetto integrale. Disinteresse è anche fare cose che non sono popolari.”

Andrea Romizi ha concluso il dibattito ricordando come “ancora ci portiamo dietro l’annosa dicotomia liberali-democratici. Essere cattolici in politica non vuol dire impegnarsi solo sul quoziente familiare. La presenza dei cattolici in diverse parti, aiuta le parti a dialogare. Il partito è uno strumento non il fine. I cattolici non devono seguire chi parla alla pancia delle persone, chi urla e gli uomini della provvidenza. Io non voglio dare dei segnali, io voglio rifondare una comunità e bisogna partire dalle fondamenta … E le fondamenta non si vedono”.

 

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