Profughi in Umbria, sottosegretario Bocci: “Regione afflusso tra i più bassi in Italia”

Profughi in Umbria, sottosegretario Bocci: "Regione afflusso tra i più bassi in Italia"
Sottosegretario on. Gianpiero Bocci


Profughi in Umbria, sottosegretario Bocci: “Regione con il più basso afflusso in Italia”

«L’Umbria è una delle regioni italiane che ha la percentuale più bassa di profughi che sono accolti e che sono poi inseriti nelle diverse località». Lo ha detto Gianpiero Bocci, sottosegretario al ministero dell’Interno all’indomani dei dati forniti dall’assessore regionale alla coesione sociale Luca Barberini. I dati umbri, lo ricordiamo, registrano, alla data dell’8 settembre 1.151 profughi richiedenti asilo, con un potenziale per l’Umbria di 1.932 unità.

«Lo sforzo dell’Umbria, quindi, è contenuto – ha detto Bocci -, c’è una gestione dei migranti che non dà problemi in quanto si tratta di numeri piuttosto contenuti».

Gianpiero Bocci, intervistato da Paola Costantini di Tef Channel, ha ricordato che nella quota complessiva nazionale, alla nostra regione, tocca il 2 per cento. «Altre regioni – ha spiegato – devono sopportare sforzi ben maggiori e mi sento di poter dire che la comunità umbra, da un lato dimostra come sempre una grande capacità di ospitalità e di attenzione e dall’altro lato il Ministero dell’Interno tende a non appesantire troppo lo sforzo dell’Umbria».

Sulla potenzialità di accoglienza dell’Umbria il Sottosegretario ha ribadito che non c’è bisogno di individuare ulteriori spazi per l’accoglienza dei profughi. «Il lavoro svolto dalle due prefetture -, ha detto – in sintonia con la presidente della Regione e con i sindaci delle città umbre, ha messo in piedi una articolazione adeguata e sufficiente a rispondere all’afflusso e anche alla potenzialità che questo esprime. L’Umbria – ha annunciato Bocci – non deve prepararsi ad eventi straordinari né deve allargare la propria rete». Il membro del Governo ha poi ringraziato lo sforzo delle Diocesi umbre e della Caritas. «Tutto insieme – ha spiegato Gianpiero Bocci – ci è venuto a creare una sorta di network molto efficace dal punto di vista dell’accoglienza ai profughi». I

l sottosegretario ha rimarcato anche quanto le persone che arrivano in Umbria siano diverse da quelle che “in passato abbiamo conosciuto”. «Si tratta – ha spiegato -, per la maggior parte di Siriani e di profughi del Corno d’Africa, uomini e donne che danno, di sicuro, meno problemi rispetto ad esperienze che abbiamo avuto in passato».

Su quello che potrebbe essere il processo di integrazione e su questo Bocci è stato chiaro. Ha risposto che il processo di integrazione è sempre una sfida non semplice. «E’ una sfida necessaria – ha puntualizzato – che misura anche la capacità di una comunità di sapersi dimostrare aperta, solidale e civile». Chiaro è che, dato il basso numero di persone, il processo presenterà problemi minori rispetto ad altre realtà regionali. «La storia dell’Umbria – ha dichiarato Gianpiero Bocci – è una storia che aiuta da questo punto di vista. E alla comunità umbra, mi sento di dire, di stare tranquilla rispetto a a quello che sono i flussi migratori in quanto non stresserà il sistema che è stato allestito».

I flussi, in ogni caso, aumenteranno e sarà importate vedere e prevedere quale sarà il futuro che incontrerà la nostra regione.

«Il fenomeno della migrazione – spiega Bocci – ha un taglio mondiale e sta mettendo a dura prova tantissimi paesi. Un fenomeno che è la conseguenza di una parte del mondo dove la violenza, le guerre producono povertà e paura e spingono intere fette della popolazione a cercare la speranza in paesi diversi. In un mondo dove i confini sono sempre meno materiali e annullati, di fatto, anche dai nuovi mezzi di comunicazione, è normale che i popoli cerchino condizioni migliori in altri paesi e altri continenti. Per adesso – aggiunge – è vero che siamo in grande emergenza, ma si tratta ancora di un fenomeno, per certi versi, gestibile e governabile. Serve però – ammonisce il sottosegretario – affrontare il problema con una visione assolutamente sovranazionale. Di fronte a un  processo di cambiamento globale è necessario che si attivino meccanismi di caratura internazionale e per questo l’Italia chiede più Europa perché, la gestione e la soluzione del problema, non può essere lasciato solo in capo ad un paese. ma necessità dell’impegno comunitario».

Il rappresentante del Governo ha poi rimarcato che i numeri di questi primi nove mesi di questo 2015 sono, più o meno, gli stessi del 2014. «Non c’è stato in Italia – conclude – un numero di arrivi superiore rispetto a quello registrato lo scorso anno. Si tratta, certo, di numeri sopra i centomila…pesanti e importanti, però sono numeri, ad oggi, ancora gestibili, governabili. E questo anche in cosiderazione del fatto che molti di quelli che sono arrivati in Italia hanno raggiunto altre mete in Europa». E’ importante, secondo il rappresentate del Governo, che il fenomeno non diventi   un fatto di battaglia politica e di strumentalizzazione. In questo caso il rischio è che sulla pelle di disperati si consumino battaglie politiche ed elettorali. E questo, secondo Bocci, va assolutamente evitato.



 

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