I problemi della refezione scolastica non si risolvono con un colpo di spugna

Il nuovo Disegno di legge n. 2037 in tema di ristorazione collettiva, nasce zoppo

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I problemi della refezione scolastica non si risolvono con un colpo di spugna

da Avv. Alessandra Bircolotti
PERUGIA – La Rete Nazionale Commissari Mensa, di cui fa parte Perugia, esprime il massimo disappunto e dissenso per il nuovo testo del DDL n. 2037 in discussione in questi giorni presso la IX Commissione Agricoltura del Senato, in quanto non introduce alcuno strumento di miglioramento del servizio, non tutela gli utenti finali, che sono i bambini, ed al contrario è esclusivamente finalizzato a cancellare, con un pericolosissimo colpo di spugna, la libertà di scelta dei genitori, trasformando il servizio di refezione scolastica da facoltativo (a domanda individuale) in obbligatorio.

Il nuovo Disegno di legge n. 2037 in tema di ristorazione collettiva, nasce zoppo poiché, se da un lato la politica ha dato voce e prestato orecchio alle aziende private di ristorazione collettiva, dall’altro ha ignorato completamente le famiglie, quelle stesse che da anni, per vie diverse, stanno lottando da anni per ottenere un medesimo obiettivo: una mensa di qualità, economicamente sostenibile, direttamente controllata dagli utenti sia a monte sia a valle, un servizio di ristorazione che rispetti, comunque, la libertà di scelta, figlia della Costituzione della Repubblica e scolpita in plurime pronunce giudiziali.

Il DDL n. 2037, con una disposizione incerta e sibillina (art. 5) stabilisce che i servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche, pur dimenticando che dev’essere il TEMPO MENSA e non il servizio a pagamento, l’attivita’ formativa ed educativa da difendere e sviluppare.  Come verrà interpretato non si sa, ma l’intento è chiarissimo: rendere obbligatorio un servizio a pagamento.  Il che, a stretto diritto, è manifestamente incostituzionale e dovrebbe invece comportare l’obbligo per lo Stato e gli Enti locali di fornirlo gratuitamente a tutti gli studenti, nel pieno rispetto degli artt. 3 e 34 Cost.

Ma la via della gratuità, attualmente, è un miraggio: se a Torino si continueranno a pagare rette giornaliere massime di € 7,10 a pasto (con esborsi annui di 1.400 € a figlio, 2.400 per 2 figli e 3.600 per tre figli), a Perugia le famiglie continueranno a pagare € 2,50, a Milano pagheranno € 4, a Napoli € 4,50 e così via. Con buona pace della finalità educativa del pasto a scuola, soprattutto laddove non vengono fatti mangiare i bambini dei genitori morosi. L’obbligatorietà del servizio non realizzerà uguaglianza, ma incrementerà le manifeste iniquità tra le famiglie di tutto il Paese, incentivando la morosità.

L’adesione obbligatoria ad un servizio PRIVATO ed ONEROSO diventerebbe condizione per la scelta dell’uno piuttosto che dell’altro modello formativo (tempo pieno o modulo) e ne verranno esclusi tutti coloro che per motivi economici o di altra ed insindacabile natura, ritengano di non volervi aderire. Negare il diritto di scelta vuol dire privare le famiglie anche di un forte strumento di pressione e chiudere la partita, relegando l’utenza al ruolo di mero consumatore OBBLIGATO.

Il DDL 2037, inoltre, non rafforza né incrementa gli strumenti di tutela dei genitori, che la Rete Nazionale chiede di introdurre: Commissioni Mensa in tutte le scuole, sia pubbliche sia private, di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido; strumenti che consentano ai genitori di partecipare alle scelte di selezione dei fornitori, Comitato Valutazione Fornitori, come è stato fatto a Perugia, e di poter fare controlli autonomi a sorpresa senza preavviso. Senza tali previsioni minime di tutela, il DDL non servirà a risolvere le criticità del sistema della refezione scolastica in Italia, tutte legate alla qualità del servizio, ma contribuirà ad inasprire gli animi e ad aumentare le disuguaglianze. Il fenomeno del pasto da casa deve progressivamente venir meno per scelta delle famiglie, che vedono migliorare la qualità del servizio, non per l’imposizione dello Stato.

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