Piccolo carro, Carbonari, lusso omessa vigilanza e rischio che si dimentichi tutto

Nel caso del Piccolo Carro sembra esservi stato un 'buco nero' di mancanza di controlli

Piccolo carro, Carbonari, lusso omessa vigilanza e rischio che si dimentichi tutto

Piccolo carro, Carbonari, lusso omessa vigilanza e rischio “dimenticanze” PERUGIA – “L’oscura vicenda riguardante la cooperativa sociale Piccolo Carro si sta dimostrando la cartina di tornasole di un sistema amministrativo con fortissime criticità, che richiedono un immediato e deciso intervento da parte del legislatore, nazionale e regionale, oltre a un maggiore coordinamento tra istituzioni, affinché vi sia una effettiva vigilanza su tutte le strutture che ospitano minori e persone in situazione di disagio fisico e psicologico, perciò più indifesi”. Lo afferma la consigliera regionale Maria Grazia Carbonari (M5S) in una nota firmata insieme alla consigliera pentastellata del Comune di Perugia, Cristina Rosetti.

“Nel caso del Piccolo Carro – spiega – sembra esservi stato un ‘buco nero’ di mancanza di controlli e di interventi quando sono finalmente emerse le numerose irregolarità. Per anni la cooperativa e i suoi fondatori hanno continuato a garantirsi enormi fatturati. Ed anche a seguito dell’emergere di numerose irregolarità e tanti punti oscuri in merito alla scomparsa di Daniela Sanjuan, tutto è continuato come se nulla fosse, addirittura con inspiegabili endorsement della presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Maria Pia Serlupini”.

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Grazia Carbonari, torna ad occuparsi della “oscura” vicenda riguardante la cooperativa sociale Piccolo Carro. Per Carbonari si tratta di un “sistema amministrativo con fortissime criticità, che richiedono un immediato e deciso intervento da parte del legislatore, nazionale e regionale, oltre a un maggiore coordinamento tra istituzioni, affinché vi sia una effettiva vigilanza su tutte le strutture che ospitano minori e persone in situazione di disagio fisico e psicologico, perciò più indifesi”.

Nella nota viene ricordato che “il sindaco di Bettona emanò del 2002 una ordinanza di chiusura della struttura per violazioni urbanistiche. Questa fu impunemente ignorata dal Piccolo Carro, senza che nessuno intervenisse. La cooperativa, ha continuato a percepire per anni enormi profitti: circa 5 milioni di euro annui di fatturato, grazie alle ricchissime rette giornaliere di quasi 400 euro che riceveva per ospitare i ragazzi, e ha distribuito ai soci sotto forma di ‘compensi’ circa 3 milioni di euro annui. Nello Statuto e nelle interviste alla stampa, i due fondatori Cristina Aristei e Pietro Salerno ostentavano la natura caritatevole, quasi missionaria, della cooperativa, ispirata addirittura all’insegnamento religioso di San Francesco.

Sicuramente i bilanci suggeriscono il contrario – rileva Carbonari -, avendo registrato tra i ‘beni strumentali’ una Audi A7 e una Land Rover. Invitiamo le autorità preposte a verificare, il rispetto della normativa in materia di distribuzione degli utili e compensi delle società cooperative e l’origine di questa eventuale ‘fortuna’ accumulata dalla cooperativa e dai due fondatori”. Carbonari sottolinea come “dall’ultimo bilancio 2015 risulterebbe anche un debito tributario, per 1.368.888 euro, nonostante l’enorme fatturato.

Un altro aspetto che forse dovrebbe essere attenzionato dalle competenti autorità tributarie. Soltanto negli ultimi mesi, grazie anche alla risonanza mediatica data alla vicenda dalla trasmissione televisiva ‘Chi L’ha visto?’, si è riparlato della morte di Sara Bosco e Daniela Sanjuan, ragazze ospiti della cooperativa. Sulla morte di quest’ultima, scomparsa nel 2003 e i cui resti sono stati trovati vicino alla struttura di Bettona del Piccolo Carro, la procura ha aperto una inchiesta con ipotesi di omicidio, dopo ben 13 anni dalla scomparsa”.

“Per tutte le strutture che operano nel settore socio-assistenziale – commenta ancora Carbonari – serve una regolamentazione chiara e un sistema di controllo molto più articolato ed efficace, sia da parte delle strutture regionali che comunali, a tutela degli ospiti di queste strutture, il più delle volte soggetti molto fragili che necessitano di una tutela rafforzata. In quest’ottica – continua -, risulta indispensabile ripensare e far funzionare effettivamente il sistema di coordinamento tra Regione, Asl, Comuni e tutte le autorità competenti a svolgere i controlli, che sia strutturato e non improvvisato come accaduto sino ad ora”.

Per Carbonari “bisogna poi affrontare con decisione, serietà e trasparenza il preoccupante tema di eventuali intrecci e conflitti di interesse, tra controllore e controllato. Ci riferiamo in particolare – spiega – al caso della Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Maria Pia Serlupini, il cui figlio è socio del Piccolo Carro dal 2014. Questa ultima ha risposto a mezzo stampa sostenendo che il suo ruolo di ‘Garante’ non è né di ‘ispezione, né di autorizzazione’.

Eppure tra i compiti della Garante vi è quello di ‘segnalare alle Autorità competenti casi di violazione dei diritti dei minorenni’. La Regione già dal 2013 era a conoscenza delle numerose e gravi criticità della cooperativa, legate alla mancanza di autorizzazioni. Solleva pertanto fortissime perplessità la visita che la garante Serlupini e la presidente Marini hanno svolto a maggio 2016 al Piccolo Carro, durante la quale hanno speso con la stampa parole entusiastiche sulla cooperativa”.

Secondo Maria Grazia Carbonari “appare quantomeno superficiale e inverosimile che entrambe si siano recate in visita, nel proprio ruolo istituzionale, nella struttura senza chiedere agli uffici regionali qualche informazione sulla regolarità delle attività svolte e ovviamente senza fare alcuna menzione (almeno a nostra conoscenza) del fatto che il figlio della Garante era tra i soci del Piccolo Carro. Proprio in quei giorni in cui la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ segnalava, cosa nota da tempo agli uffici regionali, che la cooperativa somministrava senza alcuna autorizzazione servizi socio-sanitari.

Per non parlare della scomparsa di Daniela Sanjuan e della morte di Sara Bosco, scappata dalla struttura e trovata successivamente senza vita a Roma”. “L’augurio – continua la nota – è che le autorità politiche e inquirenti, oltre alla stampa, continuino a seguire questa tragica vicenda finché non verrà chiarita la dinamica che ha portato alla morte di Daniela Sanjuan. Nel nostro ruolo istituzionale – continua -, ci impegneremo a svolgere tutta l’attività di indagine utile a mantenere i riflettori accesi sulla questione, per evitare qualunque violazione futura.

Già da quasi un mese abbiamo richiesto una audizione della Garante Serlupini in Terza Commissione dell’Assemblea legislativa, per fornire maggiori chiarimenti in merito alla vicenda e speriamo che il presidente Attilio Solinas si attivi quanto prima”.

“Parallelamente – continua Carbonari – tutto il mondo politico e civile dovrebbe impegnarsi per creare un sistema più efficiente ed efficace di coordinamento tra livelli di governo e autorità di vigilanza per queste strutture, che ospitano minori e persone in situazione di disagio e fragilità, affinché il rispetto della legge sia garantito in tutte le fasi ed eventuali violazioni immediatamente eliminate. Vedremo – conclude – se le Istituzioni coinvolte continueranno a fare lo scaricabarile o affronteranno seriamente la questione. Certamente l’esito sulla diffida fatta al Piccolo Carro da Regione e Comune di Perugia e la risposta che il Comune darà alla richiesta di rinnovo delle autorizzazioni per le strutture di Perugia in scadenza al gennaio 2017 chiarirà molti dubbi in proposito”

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