Perugia, Sindaco si rifiuta di riconoscere l’identità di un bambino nato all’estero

Interrogazione dei consiglieri Bori e Bistocchi (PD) e risposta dell’assessore Wague’ e del sindaco Romizi

Perugia, Sindaco si rifiuta di riconoscere l’identità di un bambino nato all’estero

Perugia, Sindaco si rifiuta di riconoscere l’identità di un bambino nato all’estero

PERUGIA – “La stampa locale e quella nazionale – ha detto Bori illustrando l’interrogazione – hanno riportato la storia di un bambino di sei mesi nato in Spagna da una coppia di ragazze perugine. La coppia ha richiesto al Comune di Perugia la trascrizione dell’atto di nascita del bambino, così da riconoscerne l’identità e poter avere i documenti necessari per viaggiare e tornare nel nostro paese.

Tutti i Comuni con richieste analoghe in Italia non hanno rifiutato la trascrizione dell’atto di nascita del bambino, ma lo hanno parzialmente trascritto riconoscendone l’identità e la possibilità di richiedere i documenti. A Perugia invece accade il contrario. I tribunali di molte città e persino la Cassazione si sono già espressi più volte ordinando ai comuni reticenti di procedere alla trascrizione in toto, non solo parziale”.

Per queste ragioni gli istanti hanno interrogato l’Amministrazione per sapere:

Quali siano i criteri adottati e le motivazioni che hanno spinto la sua persona, con atto formale, a rifiutare la trascrizione dell’atto di nascita del bambino per motivi di ordine pubblico. Se è al corrente che questo è il primo caso in Italia di rifiuto totale di trascrizione di un atto di nascita, dunque di identità e documenti, ad un bambino nato all’estero da genitori italiani”. In conclusione Bori ha parlato di una scelta evidentemente politica che “trasuda” aspetti non affini alla cultura della città, visto che mai nessuno prima si era permesso di non trascrivere nella sua totalità un atto di nascita.

Rispondendo ai quesiti l’assessore Wagué ha riferito, in apertura, di essere convinto che i diritti universali dell’uomo prevedono innanzitutto il pieno e massimo rispetto per le persone. Anche nel caso di specie, a fronte di una richiesta di trascrizione, gli uffici hanno lavorato alacremente per verificare quale provvedimento e quale risposta potessero essere forniti a fronte di un’istanza molto delicata e sentita.

Nel leggere la relazione degli uffici, Wagué ha riferito che la richiesta di trascrizione è pervenuta dal consolato di Barcellona il 1 febbraio. Riguardava l’atto di nascita di un bambino, nato in Spagna da due madri. Le stesse, regolarmente iscritte all’Aire del Comune di Perugia, sono sposate in Spagna e sono state unite civilmente in Italia lo scorso 16 febbraio. In data 28 marzo l’ufficio ha ricevuto il verbale del medico spagnolo che ha assistito alla nascita con cui è stato precisato il nome della madre che ha partorito il bambino. Viste le recenti sentenze della corte di Cassazione e della Corte di Appello di Torino su casi simili, il 19 aprile si è deciso di chiedere alla Prefettura un motivato parere circa la trascrivibilità dell’atto. Il 17 maggio la Prefettura ha risposto precisando che “nella fattispecie non si ravvisa l’esigenza di acquisire alcun parere atteso che le pronunce giurisprudenziali richiamate sono riferite a decisioni adottate dai Giudici a seguito di specifici gravami prodotti avverso provvedimenti di diniego degli ufficiali di stato civile”.

La Prefettura ha poi richiamato l’attenzione in merito all’applicazione della normativa vigente che, come noto, non consente la trascrizione dell’atto di cui trattasi. In applicazione, pertanto, dell’art 9 del Dpr 396/2000 secondo cui “l’ufficiale di stato civile è tenuto ad uniformarsi alle istruzioni che vengono impartite dal ministero dell’interno”, è stata rifiutata la trascrizione. E’ stata altresì verificata l’opportunità di una trascrizione parziale risultata impossibile.

Rispondendo a Bori, Wagué ha evidenziato che è grave accusare sindaco e giunta di cose non vere, dimenticando che l’attuale Amministrazione al momento dell’insediamento aveva trovato una Perugia ridotta ad un “Bronx”. Wagué ha criticato gli istanti ritenendo che abbiano tradito i valori della sinistra facendo vergognare lo stesso Berlinguer. Replica altrettanto dura di Bori, secondo cui l’Amministrazione ha tenuto un comportamento altamente scorretto e fortemente lesivo dei diritti individuali, penalizzando in maniera inaccettabile un bambino. Peraltro – ha ribadito il consigliere – quanto accaduto rappresenta il primo ed unico caso di mancata trascrizione integrale dell’atto.

Anche in questo caso Bori ha chiesto al sindaco di intervenire. In via preliminare il sindaco ha precisato che né Wagué né Romizi si sono mai permessi di scendere in un ufficio per “minacciare” i funzionari onde far assumere loro questo o quel provvedimento a seconda dei propri intendimenti politici.

“Con l’ufficiale di stato civile, come sempre avviene, si è valutata attentamente la questione; a fronte di forti dubbi si è quindi ritenuto utile chiedere un parere nel merito alla Prefettura, perché questo è il nostro livello istituzionale di riferimento. La Prefettura ha fornito una risposta chiara cui è conseguita l’adozione di un provvedimento di inevitabile diniego”. In sostanza il Comune non ha fatto altro se non conformarsi alla normativa vigente in materia.

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