Perugia Prefettura, 11 maggio 2015 – “Le donne nella Grande Guerra”

Sulle note dell’ inno di Mameli, questa mattina in Prefettura, nel quadro delle commemorazioni per il centenario della Prima Guerra mondiale, promossa  dal Prefetto di Perugia dott.ssa Antonella De Miro, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, si è aperta una giornata di riflessione dedicata al tema delle “ Donne  nella Grande Guerra”. Presenti all’evento  l’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia dott.ssa Maria Teresa. Severini, il Vicesindaco di Foligno Rita Barbetti, il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Dott. Domenico Petruzzo.

Ospiti, numerosi gli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico A. Volta di Perugia e quelli dell’Istituto Superiore di Foligno E. Orfini , che sono diventati i veri grandi protagonisti della giornata, realizzandosi così un importante costruttivo momento di vicinanza e di conoscenza dei giovani con il mondo delle istituzioni .

Presentato dall’Istituo Orfini sezione Grafica  la Locandina dell’evento che è diventato l’emblema della giornata commemorativa

Il Prefetto ha sottolineato l’ importante ruolo rivestito dalla  scuola nel promuovere e realizzare iniziative del ricordo, e per questo occorre ringraziare i docenti impegnati con generosità e competenza a creare nei giovani la giusta sensibilità a riconoscere  l’ importanza del coltivare la memoria, perché i ragazzi sappiano trarre dalla storia drammatica del primo novecento la forza necessaria per ricercare la pace e metterla a fondamento delle loro azioni nel costruire il proprio futuro.

Anche il Palazzo che ospita la prefettura, ha ricordato ancora il prefetto,  è luogo di memoria, il suo atrio è un lapidario, sulle pareti di fondo al colonnato dell’atrio e sulle colonne sono affisse grandi lastre di marmo in cui in rosso sono incisi i nomi dei militari umbri uccisi in guerra. Sulla destra del portone di accesso in Prefettura c’è una lapide con inciso un bollettino  del 19 novembre 1915 del Comando Supremo. Su quelle lapidi scorre un pezzo importante della nostra storia italiana dopo l’unificazione.

La prima Guerra mondiale fu un evento di dimensioni inaudite che sterminò un’intera  generazione e segnò la fine della vecchia Europa. E fu anche una guerra senza armi che vide protagoniste le donne,  madri,  mogli e figlie  che hanno vissuto la solitudine e il dolore, donne  che al posto dei loro uomini al fronte  vanno a lavorare nelle fabbriche, nei campi; le donne guidano i tram, fanno le spazzine, guadagnando un livello di presenza pubblica e di “visibilità” sociale prima sconosciuti.

Le donne partecipano pure direttamente alla guerra ancorché senza armi: così le Crocerossine che vanno volontarie a lenire le ferite del corpo e dell’anima dei militi feriti al fronte, così le Portatrici Carniche,  provenienti da Paluzza e da Timau in  Alta Carnia, giovani donne, eroine misconosciute, che furono assoldate dall’Esercito per portare ogni giorno viveri, medicinali pulita, armi e munizioni agli alpini, impegnati sul fronte italo austriaco. Da donna, sottolinea il prefetto,  mi sembrava importante affrontare e approfondire con il mondo della Scuola il tema della donna nel Primo conflitto mondiale

Di questo hanno parlato la saggista Claudia Galimberti e il sindaco di Paluzza Massimo Mentil e la professoressa Velia Plozner.

La Prof.ssa Claudia Galimberti in particolare ha delineato i profili di cambiamento sociale e culturale che la Prima Guerra Mondiale ha determinato sulla condizione femminile. Ha evidenziato come la vicenda bellica, che ha chiamato alle armi tutti gli uomini dai 20 ai 50 anni, abbia creato un vuoto in tutte le attività produttive, sino ad allora appannaggio degli uomini, che per la naturale sopravvivenza economica e sociale della comunità nazionale è stato necessario colmare con la presenza femminile. Si sono cosi viste “donne tranviere, postine, metalmeccaniche, contadine, telefoniste, impiegate” che in maniera assolutamente nuova ed inconsueta davano continuità alla vita economica e lavorativa del paese. “Ovunque c’era una donna!”. Tutto questo senza trascurare  le incombenze familiari e la cura delle persone rimaste a casa, particolarmente bisognevoli, quali anziani e bambini, per i quali affrontavano anche estenuanti file per ricevere i, pochi e di scarsa qualità, generi alimentari con la tessera annonaria. “Talvolta, per migliorarne il sapore andavano a raccogliere erbe e foglie che univano alla preparazione od addirittura si inventavano ricette per preparare il  pane senza farina o il caffè con la segale”. La Professoressa Galimberti ha inoltre raccontato l’attività delle donne al fronte come le  crocerossine che “hanno assistito, consolato con la speranza di un ritorno  gli uomini al fronte o  confortato quelli che tale speranza non avevano più.”, ricordando, quale fulgido esempio,  la figura della crocerossina Margherita Kaiser Parodi, decorata di medaglia di medaglia di bronzo al valor militare e sepolta , unica donna tra centomila uomini, nel Sacrario Militare di Redipuglia a ricordo di tutte le Crocerossine della prima guerra mondiale. Inizia in quell’epoca triste l’emancipazione femminile e tuttavia  non è bastato alle donne dare una grande prova di sé per vedersi riconosciuti fondamentali diritti, tant’è che l’introduzione del voto alle donne avvenne solo dopo la fine della seconda guerra mondiale del 1946.

Il Sindaco di Paluzza, evidenziando come il suo territorio, la Carnia, sia stato intensamente interessato dalle vicende del primo conflitto mondiale, ha ringraziato il Prefetto per aver voluto dare risalto, nell’ambito di questa iniziativa, alla storia delle portatrici carniche, di cui espressione più significativa è stata la concittadina Maria Plozner Mentil,  Il  Sindaco ha paragonato il ruolo, l’impegno e il sacrificio delle portatrici, a quello delle donne della Resistenza, ritenendo che tale impegno civile costituisca “un ruolo di iniziazione per la di valorizzazione della donna  all’interno della società… Queste vicende fanno ritenere che non è possibile pensare alla  prima guerra mondiale senza le donne, ma l’augurio è che abbiamo bisogno delle donne per pensare alla pace.”

Il Sindaco ha concluso rivolgendo ai presenti il tipico saluto friulano “mandi” che significa “nelle mani di Dio”.

Infine, ha preso la parola la dott.ssa Velia Plotzner Mentil, Presidente del comitato per le commemorazioni della Grande Guerra del Comune di Paluzza, che vestita di un abito del posto ha illustrato, con l’ausilio di fotografie e reperti  d’epoca, l’attività delle portatrici carniche. Erano donne e bambine, di età compresa dai 12 ai 60 anni, che compivano più volte al mese, viaggi a piedi della durata di 4/6 ore, lungo impervi sentieri di montagna, per recapitare ai militari in trincea vettovaglie, munizioni, armi, biancheria pulita, erano munite di un libretto personale nel quale venivano annotati il numero dei viaggi ed i generi trasportati e che, per ogni viaggio, veniva corrisposta la somma di lire 1,50.

Le portatrici, organizzate sulla base di corpo volontario, avevano sul braccio una fascia che indicava il reparto al quale dovevano recapitare i generi che trasportavano e mentre camminavano gravate del peso delle loro gerle di 40/50 chilogrammi, continuavano a rimanere operose “lavorando a maglia per realizzare indumenti per i loro bambini e anziani e…pregavano!” Nel 1984, a riconoscimento del loro sacrificio, 1460  portatrici hanno ottenuto l’onorificenza Cavaliere di Vittorio Veneto. Infine, la dott.ssa Velia Plotzener Mentil ha ricordato, anche attraverso l’utilizzo di testimonianze filmate di parenti, la portatrice Maria Plotzener Mentil, caduta a 32 anni sotto il fuoco austriaco lasciando quattro figli, il più grande di 10 anni ed il più piccolo di appena6 mesi. Per tale atto di eroismo, il Capo dello Stato le ha conferito la medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria nel gennaio1992. Gli interventi hanno dato il via ad una serie di riflessioni e domande degli studenti dell’Orfini, sul rapporto donna e società allora ed oggi con domande intelligenti e critiche cui  la Galimberti ha risposto dando il suo contributo di giornalista ed antropologa.

Gli Studenti hanno presentato l’abito d’epoca realizzato dalle sezioni Moda e Abbigliamento dello stesso Istituto Orfini ed indossato da una studentessa. Infine 4 studenti  hanno cantato la canzone da loro stessi composta  dal titolo “la natura chiama lei”, presentata in occasione del concorso MIUR Donne per le donne. Il Prefetto ha ringraziato la RAI Regionale dell’Umbria che ha fatto pervenire dalla RAI cultura di Roma  i  video realizzati sul tema della grande Guerra e che vedrete  proiettati in questa sala: Il Milite ignoto e La storia di Margherita .

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