PERUGIA, FLAMINI/PRC: “PIAZZA GRIMANA: IL CENTRO A BASSA SOGLIA NON C’ENTRA NIENTE CON LA CRESCITA DELLA CRIMINALITA'”

Enrico Flamini
Enrico Flamini
Enrico Flamini

(umbriajournal.com) PERUGIA – Lo spostamento del centro a bassa soglia dalle vicinanze di Piazza Grimana è per molti un atto obbligato soprattutto dopo che lo stesso è stato abbandonato diventando, suo malgrado, un simbolo di degrado dell’area. Credo, però, che sia da rifiutare il parallelismo che associa la presenza di una struttura sanitaria che si occupa di dipendenze alla crescita del degrado e della criminalità. Un’esemplificazione che non trova riscontro in nessuna esperienza: anzi, a guardare quello che avviene nel resto d’Europa, per non parlare di molte esperienze avviate negli Stati Uniti, è proprio la presenza di operatori sanitari, di centri di assistenza, oltre che di politiche sociali mirate, non necessariamente antiproibizioniste in senso lato, a determinare una diminuzione di crimini commessi nell’ambito dello spaccio e del consumo, la diminuzione di malattie quali epatiti e HIV, l’inizio di percorsi di reinserimento nella vita attiva dei tossicodipendenti.

Con il proibizionismo che cosa si è ottenuto? Un aumento della diffusione delle sostanze che costringe chi ha questo problema a sofferenze fisiche e psichiche, per non parlare dei costi per la società rispetto ai reati connessi e dell’arricchimento delle organizzazioni mafiose che hanno fatto del traffico di stupefacenti il loro principale affare: l’insistenza verso una causa sbagliata come quella del proibizionismo accresce i dubbi su possibili connivenze e sul potere che le mafie esercitano tutt’oggi sullo Stato.

Se una distinzione è necessaria tra droghe leggere e pesanti (il tema è molto vivo negli Stati Uniti dove, oltre alla legalizzazione della marijuana per scopi terapeutici, gli stati del Colorado e di Washington ne permettono la coltivazione e l’uso per scopi ludici anche per combattere l’uso e l’abuso della marijuana sintetica -legale e venduta nei tabacchi- e di altre droghe chimiche legali che causano danni fisici permanenti e in alcuni casi anche la morte), il tema della distribuzione controllata di eroina (Germania, Danimarca, Francia e naturalmente la Svizzera hanno delle sperimentazioni avviate e con dati interessanti sia sul fronte della riduzione del danno causato dalla dipendenza sia sul tema della legalità e sicurezza), l’implemento dei centri a bassa soglia e la necessaria cancellazione della Fini-Giovanardi sono tabù a oggi insormontabili che non permetteranno mai all’Italia di combattere efficacemente lo spaccio e l’abuso di sostanze. Per non parlare della modificazione che sta avvenendo in Italia dei rapporti sociali, sempre più viziati dalla crisi economica e da un senso di insicurezza oramai generalizzato in tutti gli ambiti del quotidiano, nel quale lo sballo, sia esso prodotto da sostanze psicoattive o da alcool, si inserisce come elemento di svago e di nuova socialità.

Questi temi andrebbero offerti a una discussione più ampia e collettiva, libera dai tradizionali schieramenti e gabbie ideologiche (in Europa la discussione è trasversale): senza questa discussione, un’assemblea convocata per discutere della sicurezza di un intero quartiere e della criminalità legata allo spaccio e al consumo di droga avrà come unica richiesta (con tanto di risposta positiva) l’allontanamento del centro a bassa soglia messo lì in passato come risposta allo stesso tema e poi abbandonato. Anzi, torna in auge nella discussione il parallelismo “canne-coca-eroina” che, se mai esistito, è oggi quanto mai falso dato che, per citare una canzone, ormai si passa dalle marlboro all’eroina (o qualsiasi droga sintetica) alla faccia delle droghe leggere.

Il centro di Perugia non sta morendo, ma è tutta la città che rischia il declino. Il centro storico, caricato negli anni di aspettative e promesse che evidentemente era difficile mantenere, non vive di vita propria, ma risente inevitabilmente del destino delle periferie. La città smarrisce un pezzo della propria identità ogni volta che viene aperto un centro commerciale, ogni volta che una strada o una rotonda ti obbligano a passarci accanto, ogni volta che il tema si scalda su droga e prostituzione e si chiudono gli occhi sulle nostre ipocrisie, ogni volta che chiude un attività commerciale non per colpa del mercato, ma per un insano modo di interpretare il ruolo dell’imprenditore, fuori luogo in un contesto che avrebbe invece bisogno di innovazione, nuovi stimoli e una nuova classe dirigente politica ed economica. Di spazi se ne liberano tutti i giorni, basta dare le occasioni giuste per rioccuparli.

 

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