Paolo Polinori, Pd, Comune Perugia conti a rischio, non serve fare cassa

Il tempo degli “alibi” e dello “scaricabarile” è finito

Paolo Polinori, Pd, Comune Perugia conti a rischio, non serve fare cassa
paolo polinori

Paolo Polinori, Pd, Comune Perugia conti a rischio, non serve fare cassa

PERUGIA – “I conti del Comune di Perugia sono a rischio”. Così, in una nota, il gruppo Pd e il segretario cittadino dem Paolo Polinori, che aggiungono: “Non lo dice il Pd, lo certifica la sezione regionale della Corte dei Conti, che mette una seria ipoteca sull’equilibrio finanziario dell’Ente a meno che entro sessanta giorni non si riesca a invertire la rotta. Complicato. Emerge, infatti, una difficoltà ormai strutturale a riscuotere crediti su Tari, Imu e multe, sia per la parte che riguarda l’evasione sia per la parte che riguarda la morosità, che, insieme a un ricorso straordinario alle anticipazioni di tesoreria per somme sempre crescenti, che poi non vengono restituite, crea interessi passivi – per milioni di euro – e debito.

Tanto che gli interessi sugli anticipi di cassa, sono passati da 4 mila euro nel 2014 a milioni di euro per il 2015, 2016 e 2017 (un milione e 200 mila euro solo nel 2015, per la precisione).

Non riuscendo, cioè, a incassare le somme poste a bilancio, le entrate risultano presunte a fronte invece di uscite sono reali. E questa mancata capacità di incassare ha generato interessi passivi nelle ultime annualità per altri 3,5 milioni di euro. Certificando una drammatica incapacità di gestire l’ordinaria amministrazione”.

“Quanto oggi segnala la magistratura contabile – va, inoltre, detto – ricalca perfettamente le osservazioni dei revisori – continua la nota – recapitate al Comune nel mese di marzo: sembra, dunque, mancare la volontà politica di correggere la rotta, intervenendo in maniera organica sulle distorsioni, non solo praticando interventi straordinari che rischiano di impoverire la città e i cittadini senza dare i frutti sperati sul lungo periodo, e mettendo in sicurezza i conti così da evitare un dissesto che non avrebbe altro effetto se non quello di pesare sulle tasche dei cittadini e paralizzare ancora di più un ente che già sconta costanti e importanti riduzioni di trasferimenti e risorse.

Non serve a niente tentare di sminuire quanto sta accadendo o di scaricare le proprie responsabilità, su chi ha governato la città e sulla Regione, rispetto a quella che la Corte dei Conti rappresenta come una ‘grave situazione finanziaria soprattutto per ciò che concerne lo squilibrio di cassa’.

È di certo utile ricordare che anche prima del 2014 c’è stato un assai più imponente taglio dei trasferimenti statali e si è fatto ricorso ad anticipazioni di tesoreria, ma per somme nettamente inferiori e sempre restituendo quanto dovuto entro l’esercizio finanziario successivo. Ed è altrettanto utile sottolineare che il sindaco Romizi e il centrodestra governano la città da ormai tre anni e mezzo, un tempo sufficiente perché si percepiscano gli effetti di politiche, scelte (o non scelte), azioni.

Ci sono, poi, seri elementi di preoccupazione rispetto al percorso che si sta mettendo in campo per far fronte alle difficoltà evidenziate. In primo luogo il ricorso a misure straordinarie, come la vendita delle quote della Minimetro, che rischiano di impoverire il patrimonio senza evidenti risultati di lungo periodo: a fronte di un incasso immediato e pur continuando a finanziare il contratto di servizio, infatti, si rischia di perdere potere decisionale sulla gestione e di mortificare una visione di città che ha storicamente scelto di scommettere sulla mobilità alternativa, tutto ciò senza alcun dibattito pubblico o coinvolgimento dei cittadini.

“Privatizzazione” e svendita del Minimetro con conseguente abbandono della mobilità alternativa, infatti, non sono scelte necessarie e “neutre”, così come non è neutra una spending review che si limita  a tagliare i costi disinteressandosi completamente della riqualificazione dei servizi, in alcuni casi tagliandoli: sono scelte politiche ben precise, che restituiscono una città più piccola, più provinciale e meno europea.

Il tempo degli “alibi” e dello “scaricabarile” è finito: quello che ai perugini interessa sapere, è che cosa l’amministrazione ha intenzione di fare per intervenire strutturalmente sulle mancate entrate di crediti a bilancio, sull’evasione e sulla morosità di Imu, Tari, multe e per invertire la tendenza rispetto a una scarsa capacità di riscossione. Sta qui il nodo politico della vicenda bilancio e su queste scelte si misurerà la credibilità di un governo cittadino che sino ad oggi ha sistematicamente evitato tutte le questioni più spinose.”

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