Non è affatto un gioco (la ludopatìa made in Umbria)

Brutti profilodi PAOLO BRUTTI *

 

Dal primo di agosto i cittadini che affollano i mercati di Pian di Massiano e Ponte San Giovanni vedono i banchetti dell’Italia dei Valori impegnati a raccogliere le firme per abolire qualsiasi forma di gioco d’azzardo. Il dato dei due milioni spesi ogni giorno per le slot machine nella sola Umbria dimostra che l’Idv non ha smarrito la sensibilità nell’individuare i problemi urgenti della società.

Non c’entrano destra o sinistra, quasi ogni famiglia ha ormai un congiunto o un conoscente coinvolto in questa nuova dipendenza. Mentre la politica si perde in beghe da pollaio (col solito gallo che pretende di cantare all’ora che gli pare), il nostro partito ha colto la grave situazione che si sta verificando. In pochi anni gli affetti da ludopatia (stiamo parlando dei pochi che hanno confessato il problema) sono diventati più numerosi dei tossicodipendenti in cura nelle strutture pubbliche. Gli effetti del gioco d’azzardo, sociali, sanitari, culturali e non ultimo affettivi, sono talmente disastrosi che il presunto incasso da parte dello Stato si disperde in un batter d’occhio.

Cento miliardi il fatturato in Italia pari al 4 per cento del Pil, 15 milioni i giocatori abituali di cui 800 mila ludopati conclamati (ma le cifre effettive sfiorano i 3 milioni). Spesso, chi passa davanti ai nostri banchetti, procede oltre dicendo “io tanto non gioco”. E’ giusto responsabilizzare ciascuno di noi e uno Stato-mamma non è certo la soluzione al problema, tuttavia questa dipendenza travolge intere famiglie incolpevoli, mogli e figli, spesso lavoratori e operai che restano disoccupati per i debiti di gioco del loro titolare. E’ emblematico che a firmare siano in larga misura donne, coloro che per prime subiscono gli effetti di questo dramma e in silenzio se ne fanno carico. Dire “non è un problema mio” significa non aver compreso l’entità di un gorgo che inghiotte due milioni il giorno in una comunità sempre più povera e che finirà col rovinare tutti, chi più, chi meno.

Un appello che va rivolto anche agli organi di informazione, ancora legati alle cronache delle vincite al Totocalcio. Celebrare sulle pagine dei giornali una maxivincita senza far emergere l’assurdità di quelle foto, dove chi ha vinto è regolarmente assente e a brindare sono quelli che hanno perso (e tra loro c’è sicuramente chi ha perso molto) equivale a esultare perché in un incidente stradale c’è stato un solo superstite.

Noi continuiamo a raccogliere le firme. Chiedo a tutti i cittadini di non voltare le spalle a questo problema.

* segretario regionale Italia dei Valori

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