No ius soli, tanto tuonò che piovve, Lega annuncia mozione

Lo ius soli non serve a nulla, solo ad incrementare gli sbarchi e garantire voti al Pd

No ius soli, tanto tuonò che piovve, Lega annuncia mozione

da Manuela Puletti
PERUGIA – Una mozione che impegni la Giunta Marini a manifestare al Governo Centrale, la contrarietà della Regione Umbria allo Ius soli. Questa la proposta annunciata dalla Lega Nord che, con i suoi consiglieri regionali, Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini vuole spingere il Pd ad assumersi responsabilità politiche esprimendosi verso quella che viene definita “una folle proposta di legge che non farà altro che incrementare gli sbarchi in Italia”.

“Esiste già una normativa che regolamenta l’assegnazione della cittadinanza italiana – spiegano i due leghisti – Sono norme giuste ed efficaci che permettono, a chi si sente veramente italiano di diventarlo, ma in maniera seria, costruttiva e mirata. Con questa nuova proposta di legge, voluta dal Pd, tutti coloro che nasceranno in Italia o che vi arriveranno entro il 12esimo anno di età e completeranno un solo ciclo scolastico, saranno automaticamente cittadini italiani, inoltre la cittadinanza non potrà inoltre essere revocata né rifiutata nemmeno in presenza di reati o di gravi pericoli per la sicurezza dello Stato.

Rimaniamo basiti di fronte alle priorità scelte da una sinistra sempre più alla deriva. E’ evidente che si tratta di una manovra politica di un centrosinistra in affanno e indietro nei sondaggi che è alla ricerca di un collante per tenere insieme i tanti pezzi del vaso che si è rotto da tempo.

Non c’è ragione per approvare lo Ius soli, i cittadini non lo vogliono ed è una legge inutile perché stiamo già concedendo 200mila nuove cittadinanze l’anno e siamo quelli in Europa che ne accordano di più. In questo momento storico una decisione come questa sarebbe sciagurata, intempestiva e foriera di ulteriori flussi migratori.

A nostro avviso – concludono i due leghisti – la cittadinanza dovrebbe essere il punto di arrivo di un percorso volto all’integrazione e al rispetto della cultura italiana, non certo un punto di partenza ove la cittadinanza viene svenduta in cambio di un sostanzioso e straniero consenso elettorale”. Sulla questione i due leghisti intendono esprimere il proprio disappunto anche per il convegno “Io sono Italiano. Riflessioni intorno allo Ius Soli”:, un’iniziativa che si terrà a Palazzo Cesaroni, Lunedì 20 Novembre, promosso dal Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Umbria e definito, dai due esponenti leghisti “inutile, fazioso e propagandistico”


Come funziona adesso
L’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un’unica modalità di acquisizione chiamata ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”. Questa legge è da tempo considerata carente: esclude per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia, e lega la loro condizioni a quella dei genitori (il cui permesso di soggiorno nel frattempo può scadere, e costringere tutta la famiglia a lasciare il paese).

Cosa cambierebbe
La nuova legge introduce soprattutto due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).

Lo ius soli puro prevede che chi nasce nel territorio di un certo stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido ad esempio negli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno stato dell’Unione Europea. Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Un po’ di dati
Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, citato da Repubblica, al momento in Italia ci sono circa 1 milione e 65mila minori stranieri. Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si sovrappongono). Sempre secondo i calcoli della Fondazione Leone Moressa, al momento i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni. (fonte ilPost)

 

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