Nel Pd Marini “spariglia” e immagina il partito del futuro

catiuscia-marini(UJ.com3.0) – PERUGIA – Uscire dalle rispettive trincee; riporre le pistole nelle fondini e sedersi a un tavolo per discutere del Pd che dovrà essere. Una cosa assolutamente da evitare: far finta che il 24 e 25 febbraio non sia avvenuto nulla. Gli interlocutori? Matteo Renzi con i suoi da una parte, i Giovani Turchi dall’altra e poi carte in tavola. Sul serio.

A tre settimane dai risultati elettorali e nel corso di un dibattito interno al partito da i toni ora surreali ora laceranti, la presidente Marini esce allo scoperto e affida a Claudio Cerasa de Il Foglio alcune valutazioni tutt’altro che scontate. Anzi, politicamente interessanti nell’ottica del dibattito interno al partito. Primo punto, il tasto del rinnovamento è stato suonato con troppo timidezza: «Queste elezioni hanno certificato che i nostri elettori hanno voglia di vedere un cambiamento nel Pd – dichiara Marini – e se vogliamo dare un segnale di rinnovamento la prima cosa da fare è chiedere alla vecchia classe dirigente non ignorare il senso politico del risultato delle urne, di cedere il passo e di smetterla di muovere i pedoni sulla scacchiera come se nulla fosse accaduto». Dunque, indietro non si torna. E da qui, Marini, muove avanti verso quello che si potrebbe definire il patto dei “rottamatori” o “rinnovatori” che dir si voglia, senza che il significato politico muti: la generazione dei quarantenni deve prendere per mano il Pd e spostarlo in avanti, cercando di metterlo sulla lunghezza d’onda di un elettorato, in primo luogo quello giovanile, che fino ad oggi lo ha guardato con più diffidenza che fiducia.

Ma prima di tutto c’è da fare i conti con quanto accaduto e inevitabilmente con leadership bersaniana di cui la stessa presidente è stata convinta sostenitrice. Alla larga da fumosi politicismi e da ingenerosi giudizi sommari, Marini ritiene che un capitolo si sia inevitabilmente chiuso: «Se si dovesse tornare alle urne non si può non tener conto dell’esito di questo voto, e Bersani dovrebbe prenderne atto». Il passo successivo è appunto il rapporto con l’area renziana e l’apertura di credito (condizionata) al sindaco di Firenze. Una riflessione, questa, che fino ad oggi in molti hanno fatto anche tra i Giovani turchi, ma tenendo molto basso il timbro di voce: «Io sono convinta che per noi l’unica salvezza sia trovare un nome che possa guidare una grande coalizione per il cambiamento. Con Renzi le nostre strade – sottolinea – sono poco sovrapponibili ma nel caso in cui il sindaco dovesse fare quello che ha promesso, e ricalibrare a sinistra la sua piattaforma politica, credo si possa trovare un punto di contatto. Oggi forse è ancora presto per fare questi ragionamenti ma viste le difficoltà che ci attendono credo sia giusto iniziare a prepararsi per il dopo e non farci trovare impreparati quando il Paese ci chiederà di combattere contro i garanti della conservazione. Quel giorno – conclude la presidente – per quanto possiamo essere ottimisti, temo che arriverà presto. E vedrete che quando sarà noi saremo pronti, e ci saranno sorprese».

Fin qui, le parole della presidente della Regione che di fatto aprono a uno scenario completamente diverso rispetto a quello del recente passato. E in Umbria? Domani pomeriggio tornerà a riunirsi la direzione regionale e magari proprio a partire dalla parole di Marini, anche a queste latitudini si potrebbe tirare una riga e voltare pagina. Un congresso quanto prima? Il sindaco di Perugia Boccali, lo ha chiesto esplicitamente. Chissà che non si faccia davvero un passo avanti. Davvero.

 

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