Miguel Gotor esce dal Pd e Giacomo Leonelli gli scrive

apprendo dalla tua lettera che lascerai il Partito Democratico

Miguel Gotor esce dal Pd e Giacomo Leonelli gli scrive

Miguel Gotor esce dal Pd e Giacomo Leonelli gli scrive
di Giacomo Leonelli
PERUGIA – Caro Miguel, apprendo dalla tua lettera che lascerai il Partito Democratico per aderire al nuovo gruppo “Articolo 1 – Movimento democratico e progressista”. Avrei preferito non dover salutare nessuno e fino all’ultimo mi sono impegnato e ho sollecitato un impegno perché si scongiurasse quanto accaduto. La tua decisione, dunque, mi rattrista, non è mai indolore vivere una separazione di questa portata, ma non mi stupisce, come non mi stupiscono le tue ragioni, che evidentemente non condivido. Per diversi ordini di motivi. Il primo, forse il più banale, è che ritengo fuori tempo oltre che incomprensibile una fuoriuscita alla vigilia di un confronto democratico qual è il congresso. È in quella sede che si valutano, con il contributo di tutti – iscritti e militanti, rappresentanti istituzionali, dirigenti – visione, orientamento, prospettive, idee, progetti del Pd e per il Pd, non altrove. E non possono, inoltre, essere i tempi a qualificare un dibattito congressuale e sono certo che avremo modo di dimostrarlo nelle settimane che ci separano dal 30 aprile. La seconda ragione è che nel Partito Democratico, come stabilisce lo Statuto, la sovranità appartiene a iscritti ed elettori, le cariche sono contendibili e il gruppo dirigente è selezionato in base alla propria credibilità e al consenso che è in grado di costruire intorno a un progetto.

La pluralità è un valore, come lo sono la partecipazione, che più è larga e più ci assicura il valore del dibattito, e il dialogo, a patto ovviamente che la discussione non si pieghi alla strumentalità. Ma ritengo che sia un valore anche essere chiari su come si sta in un partito. Per anni, dal 2009 al 2013, sono stato in minoranza e ho sempre dimostrato lealtà nonostante non condividessi molte delle scelte della maggioranza. Ecco, non metto in dubbio la tua lealtà al momento del voto in questi anni di strada comune, ma in molte occasioni la polemica è sembrata pretestuosa, soprattutto quando arrivata a valle di un confronto, a volte legittimamente complicato e duro, ma comunque foriero di una sintesi.

Siamo stati impegnati a rafforzare gli strumenti a disposizione per permettere all’Italia di avanzare sul terreno dei diritti e di non perdere il treno dello sviluppo, senza perdere di vista la necessità di favorire le opportunità, soprattutto per i cittadini più in difficoltà, e di dare di più a chi fino ad oggi ha fatto più sacrifici. Lo stesso si dica per la nostra Umbria, che negli ultimi anni più di altre regioni ha subito la crisi e che sta faticosamente rialzando la testa, anche di fronte alle difficoltà del post sisma.

Sono certo, infine, che sono più le ragioni che ci uniscono che quelle che ci dividono, altrimenti non saremmo, probabilmente, alleati di governo in Umbria e nel Paese. Ci riconosciamo in tradizioni comuni, ci collochiamo nella grande famiglia dei progressisti europei – vorrei ricordare che è con Renzi che abbiamo aderito al Pse – abbiamo in mente per l’Italia un futuro di giustizia, equità, crescita, e siamo impegnati per archiviare definitivamente una crisi che si porta dietro strascichi devastanti sul piano dell’occupazione e della produzione, per far vivere riforme importanti, per migliorare e qualificare sempre più i servizi universali – salute, welfare, istruzione su tutti – per avvicinare le amministrazioni ai cittadini e snellire una burocrazia ingombrante.

Ho parlato in questi giorni con tantissimi elettori e militanti, molti dei quali ci hanno aiutato con passione, fatica e orgoglio a realizzare il grande sogno del Partito Democratico (che per altro esce rafforzato da una campagna di adesioni in crescita del 20%), e ho riconosciuto in loro un senso di smarrimento; non credo che ci capirebbero se dopo aver coltivato per anni l’idea dell’Ulivo riproponessimo loro un sistema politico da prima Repubblica, fatto di divisioni e di confusione.

Colgo l’occasione per chiederti di saldare al Pd regionale i contributi che ti eri impegnato a versare al momento della candidatura, contattando il tesoriere regionale per concordare tempi e modalità.

Auguro a te e a tutti coloro che aderiranno al nuovo progetto politico un buon lavoro nella speranza di una sempre proficua collaborazione nell’interesse dell’Umbria e del Paese.

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