Mense scolastiche, M5S: “Appalti milionari gestisti sempre dalle solite aziende”

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Mense scolastiche, M5S: “Appalti milionari gestisti sempre dalle solite aziende”
I consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta per “conoscere le ragioni che determinano una differenza doppia, nel costo complessivo annuo per le mense scolastiche tra i due comuni principali, Perugia (2.791.103,00 euro) e Terni (5.445.243,00 euro) tenendo conto che il numero di pasti erogato giornalmente dal comune di Perugia è sensibilmente più alto di quelli erogati a Terni”.

Inoltre i consiglieri di opposizione chiedono “se sia stato predisposto un monitoraggio regionale sulla verifica dell’effettiva corrispondenza tra quanto previsto nei capitolati di appalto e quanto effettivamente fornito all’utenza dalle ditte appaltatrici”.

I consiglieri pentastellati chiedono anche di sapere “se le Ausl 1 e 2 e più specificatamente i SIAN (Servizi Igiene Alimenti e Nutrizione) procedano costantemente a controlli igienico sanitari, così come previsto dalle linee generali nazionali e regionali, nelle mense scolastiche della Regione; se non si ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, a garantire che le amministrazioni comunali inadempienti provvedano alla pubblicazione online dei capitolati, così come previsto dalla Legge numero 69 del 2009, permettendo anche ai cittadini di verificare la corrispondenza tra quanto il soggetto affidatario si impegna a fornire e quanto effettivamente avviene nella predisposizione dei menù, nell’acquisto dei prodotti, nella rotazione settimanale dei cibi erogati ai bambini; quali sono i comuni umbri che in questo momento agiscono in regime di proroga essendo scaduti e non rinnovati, come prescrive la legislazione vigente, i bandi di gestione della refezione scolastica, e quali ditte private si trovino a gestire il servizio in questo regime; quali sono le aziende iscritte alla Lega delle Cooperative che gestiscono questo servizio nella nostra regione e da quanti anni lo svolgono ininterrottamente”.

“Nella Convenzione dei diritti dell’infanzia, adottata dall’ONU nel 1989 – ricordano Liberati e Carbonari – è sancito il diritto dei bambini ad avere un’alimentazione sana ed adeguata al raggiungimento del massimo della salute ottenibile e nella revisione della European Social Charter del 1996 si afferma che ‘ogni individuo ha il diritto di beneficiare di qualunque misura che possa renderlo in grado di raggiungere il miglior livello di salute ottenibile’.

Inoltre, le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica fissate dal Ministero della Salute nel 2010 muovono dall’esigenza di facilitare, sin dall’infanzia, l’adozione di abitudini alimentari corrette per la promozione della salute e la prevenzione delle patologie cronico-degenerative di cui l’alimentazione scorretta è uno dei principali fattori di rischio. Sulla base di questi principi ispiratori la Giunta regionale dell’Umbria con delibera del 3 febbraio 2014 numero 59 ha predisposto ‘Le linee di indirizzo della ristorazione scolastica’.

La legge 241 del 1990, il Testo Unico Enti Locali, il Codice degli Appalti prevedono per la refezione scolastica appalti ispirati a criteri di trasparenza in ossequio al principio di effettiva concorrenza tra le imprese che deve comunque garantire standard ottimali di qualità dei prodotti”. Infine, “lo studio elaborato dall’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) nei principali Comuni della nostra regione (Norcia, Cascia, Allerona, Perugia, Terni, Foligno, Spoleto, Bevagna, Bastia Umbra, Marsciano, Orvieto, Città di Castello,Todi, Magione, San Giustino e Cannara) ha evidenziato che in Umbria vengono utilizzati due tipi di gestione delle mense scolastiche: diretto (gestione diretta dei Comuni) e indiretto (esternalizzato a ditte private). Il costo medio dei pari è di 4,70 euro.

Il costo complessivo annuo per i Comuni umbri è di 13.562.746 euro. Il numero di pasti giornalieri è di 15.900. L’acquisto dei prodotti è gestito per 88,2 per cento dalle ditte affidatarie.

Tutti i Comuni, salvo Allerona, prevedono l’utilizzo di prodotti biologici nei menù con particolare attenzione al consumo di prodotti di stagione”. “Il tema della refezione scolastica – proseguono i due consiglieri – sta caratterizzando il dibattito politico-amministrativo in diverse realtà della nostra Regione e si sono costituiti comitati spontanei di genitori che lamentano continui disservizi nella fornitura dei pasti contestando sia i livelli gestionali, che i controlli igienico sanitari.

Spesso e volentieri è sconosciuto se gli eventuali risparmi derivanti dal bando vengano reinvestiti nelle scuole interessate. Inoltre, la maggior parte delle amministrazioni comunali della nostra regione, violando il principio regolato dalla legge 69 del 2009, non pubblica online i capitolati con cui vengono assegnati questo tipo di bandi impedendo un controllo, anche alle stesse famiglie, della corrispondenza tra quanto il soggetto aggiudicatario si impegna a fornire e quanto effettivamente avviene”.

“Il capitolato – spiegano – secondo quando previsto dalle linee guida nazionali disposte dal Ministero della Salute deve riportare: criteri ispirati alla promozione della salute e ad esigenze sociali che contribuiscono alla salute dell’utente ed alla salvaguardia dell’ambiente; requisiti oggettivi e misurabili nell’ambito dei principi definiti di qualità, economicità, trasparenza, efficacia e correttezza.

Nella maggior parte dei bandi viene utilizzato come titolo di preferenza le offerte che adottano il criterio del Km Zero con prodotti di filiera tracciata, tipici, biologici e denominazione protetta, ma questo criterio, senza controlli opportuni, risulta facilmente aggirabile quando le ditte fornitrici risultano essere dei semplici distributori, rendendo di fatto sconosciuta l’effettiva provenienza del prodotto. Gli aspetti relativi all’igiene e alla sicurezza alimentare devono essere indicati nel piano di autocontrollo aziendale, come previsto dalla normativa vigente. Parte integrante del piano di autocontrollo sono gli interventi di pulizia eseguiti presso le cucine e i refettori, che devono essere appropriati e coerenti al piano di sanificazione.

Tale piano deve definire le modalità e le periodicità degli interventi, i detergenti da utilizzare, i sanificanti e disinfettanti impiegati, le attrezzature e gli ausili adottati”. “Risulterebbe – proseguono Liberati e Carbonari – che in alcune scuole umbre è stata riscontrata la presenza di pericolosi inquinanti (Nitrati NO3, tetracloroetilene, tricloroetilene) nell’acqua potabile somministrata ai bambini con percentuali superiori a quanto stabilito dal DM 29/12/2003 del Ministero della Salute che prevede per le acque destinate all’infanzia un limite per i nitrati pari a10mg/l.

E in diversi Comuni umbri vengono denunciate forti criticità nel puntuale controllo nella formazione dei menù, sulla grammatura dei prodotti utilizzati, sulla rotazione settimanale dei cibi secondo criteri previsti dalle Ausl. Infine – concludono – troppo spesso gli appalti arrivano alla scadenza naturale senza che le amministrazioni locali provvedano puntualmente, come stabilito dalla normativa vigente, a bandire nuove gare per la gestione della refezione scolastica agendo con continue proroghe che, in alcuni casi, arrivano ad anni di gestione in regime di prorogatio”.

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