Maria Rosi, indennità di esclusività non corrisposte ai medici dalla Regione Umbria

Nemmeno l’imminenza delle elezioni riesce a indurre la Regione Umbria a pagare ai medici che lavorano solo negli ospedali pubblici le indennità di esclusività del rapporto che spettano loro da molti anni, grazie alla legge Bindi. Mi auguro che nella prossima legislatura il riconoscimento delle indennità spettanti ai medici che più di tutti dovremmo tutelare, quelli che hanno scelto di lavorare esclusivamente negli ospedali pubblici, sia uno dei primi problemi da risolvere.

I medici di regioni come Toscana, Marche e Emilia Romagna che hanno già conseguito almeno cinque anni di pratica, con valutazione positiva, hanno già ottenuto le indennità spettanti per il loro lavoro, svolto esclusivamente dentro le strutture pubbliche, e il conseguente avanzamento ad incarichi superiori di natura dirigenziale, come peraltro ratificato dalla Conferenza delle Regioni e come scritto nel contratto nazionale di lavoro. Quelli dell’Umbria, nonostante diversi ricorsi già vinti, continuano a non avere risposta dalla Regione, che resta sulla posizione del non riconoscimento delle indennità di esclusività perché considerate parte del tetto stipendiale, bloccato per legge dal ministero dell’economia e finanza.

Da qui le discriminazioni: un medico che opera nell’Altotevere umbro guadagna centinaia di euro in meno di un altro che opera a pochi chilometri di distanza, ad esempio a Sansepolcro, perché le regioni limitrofe all’Umbria riconoscono le indennità spettanti. E’ così che la sanità umbra si impegna a evitare che i migliori se ne vadano. Una situazione alla quale la nuova Giunta regionale dovrà porre rimedio.

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