Macroregioni, Stefano Vinti: «L’Umbria non diventi periferia»

Macroregioni, Stefano Vinti: «L'Umbria non diventi periferia»
Macroregioni, Stefano Vinti: «L'Umbria non diventi periferia»

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da Stefano Vinti (Movimento politico “La Sinistra per l’Umbria”)
Continua, da parte di un Parlamento politicamente illegittimo, la manomissione della Costituzione repubblicana.
Infatti, il Governo Renzi-Alfano ha dato il via libera ad un ordine del giorno presentato dal senatore del PD, Raffaele Ranucci, sull’accorpamento delle Regioni, cancellandone otto delle attuali venti. La nostra Umbria, secondo questo scellerato progetto, che segue l’insensata riforma delle Province, andrebbe a far parte della nuova Regione Appenninica, e sarebbe annessa alla Toscana assieme alla Provincia di Viterbo.

Una scelta devastante per l’Umbria, per le sue piccole città, per i suoi territori, che diventerebbero, inevitabilmente, la periferia della Regione Appenninica, lontana dal potere decisionale e da Firenze dove verranno prese le decisioni.

Per l’Umbria una grave e irrimediabile perdita di autonomia, che non le consentirebbe di esercitare l’autogoverno, di decidere i flussi finanziari, di orientare il proprio modello di sviluppo, di progettare e sostenere lo stato sociale regionale, ecc.

Inoltre, l’ordine del giorno del PD, prevede che la Regione Alpina sostituirà il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria; il Triveneto aggregherà il Trentino-Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto; la Regione Emilia Romagna oltre all’attuale territorio comprenderà la Provincia di Pesaro e Urbino; la Regione Adriatica unificherà Abruzzo, Marche e parte del Molise e del Lazio; la Regione Tirrenica unificherà Campania e una parte del Lazio; la nuova Regione del Levante accorperà Puglia e parte del Molise e della Basilicata; la Calabria con la Provincia di Potenza formeranno la Regione del Ponente.

Solo la Lombardia, la Sicilia e la Sardegna resteranno come le conosciamo, mentre Roma ingloberà solo la sua Provincia. Una idea di regionalismo che cancella le storie e le identità sociali e culturali delle comunità regionali, che taglia la democrazia e la partecipazione dei cittadini, che concentra ulteriormente i poteri in una visione neo-centralista.

Dunque, ancora una controriforma di stampo populista e demagogico. Alla volontà del Governo Renzi-Alfano di cancellare la nostra Regione occorre dare una risposta politica seria e determinata al fine di tutelare gli interessi concreti dei cittadini umbri, delle nostre città, dei lavoratori e dei soggetti sociali più deboli, e perché no, per salvaguardare, con orgoglio, il nostro livello di civiltà ammirato in Italia e nel mondo. L’Italia deve continuare ad avere un cuore verde, l’Umbria.

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