M5S, contratti derivati dalla Regione, fare chiarezza

Referendum, M5s Corciano, sindaco e assessori andranno a votare?

da Luigi Cesarini (candidato portavoce a consigliere regionale del M5S)
Per il MoVimento 5 Stelle la uscente Governatrice Catiuscia Marini deve fornire con maggiore chiarezza e precisione la situazione relativa ai contratti in strumenti finanziari derivati.
Il noto finanziere Warren Buffet ha definito gli strumenti finanziari derivati “armi di distruzione di massa”, per il loro potere destabilizzante per l’economia mondiale. A fronte di un PIL (Prodotto Interno Lordo) mondiale stimato intorno ai 70 mila miliardi di dollari, la massa dei contratti derivati ha raggiunto nel 2012 il livello di 639 mila miliardi di dollari, cioè più di nove volte la ricchezza prodotta nel mondo intero, solo che si tratta di ricchezza fatta di carta, anzi di ricchezza fatta di bits nei computers.
Dunque, per mia curiosità ho cercato di capire quali fossero i contratti derivati in carico alla Regione Umbria (cioè a carico di tutti noi Cittadini).
Così sono andato a vedere l’ultimo bilancio pubblicato sul sito internet della Regione Umbria, anno 2014, (legge regionale 4 aprile 2014, n. 6 – Bilancio di previsione annuale per l’esercizio finanziario 2014 e bilancio pluriennale 2014-2016, pubblicato nel BUR, supplemento straordinario n. 3 al Bollettino Ufficiale – Serie Generale – n. 17 del 5 aprile 2014).
Ma con mia grande sorpresa (si veda Tabella F.1 a pagina 165) viene genericamente scritto che la Regione Umbria ha “tre operazioni di swap di copertura dal rischio di tasso dei mutui o prestiti sottostanti contratti a tassi variabili e di un amortising swap di un prestito bullett stipulato a giugno 2007, ai sensi della normativa vigente.”
Gli Interest Rate Swap sono contratti derivati in cui la Regione da una parte e la Banca dall’altra scommettono ciascuno per suo conto sull’andamento di un tasso di interesse: è assurdo che un Ente pubblico pensi di far ricorso a questo tipo di contratti, in quanto alla base si tratta pur sempre di “scommettere” sull’andamento dei mercati finanziari.
Se la Regione “azzecca” la previsione e il tasso d’interesse scelto va nella direzione prevista dal contratto allora si genera un flusso di cassa positivo per la Regione e negativo per la Banca che dovrà pagare l’importo corrispondente a detto flusso di cassa.
Se, invece, la Banca “azzecca” la previsione e il tasso d’interesse da lei scelto va nella direzione prevista dal contratto allora si genera un flusso di cassa positivo per la Banca e negativo per la Regione che dovrà pagare alla Banca l’importo corrispondente a detto flusso di cassa.
La natura dei flussi di cassa (positivi o negativi) e relativo ammontare sono determinati con cadenza semestrale.
I bilanci degli Enti pubblici negli ultimi anni hanno evidenziato come nella stragrande maggioranza dei casi è sempre stata la Banca ad “azzeccare” la scommessa sui contratti derivati, con relativi grandi profitti e relative grandi perdite a carico della finanza pubblica (ossia a carico dei Cittadini contribuenti).
Quindi in totale per la Regione Umbria sono in essere n. 4 contratti derivati.
Ma NON viene specificato (come dovrebbe essere):
1) con quale banca o istituto finanziario è stato stipulato ciascuno dei quattro contratti;
2) il cosiddetto nozionale sottostante; ossia il capitale in base al quale vengono calcolati i tassi d’interesse oggetto del contratto di SWAP, da cui hanno origine gli importi dei flussi di cassa positivi o negativi;
3) non vengono specificati i flussi finanziari negativi e flussi finanziari positivi per ciascun contratto e per scadenza semestrale;
4) non viene specificato il cosiddetto “Mark to Market”, ossia la previsione di guadagno o perdita futura proiettata fino alla fine della durata del contratto. In pratica è quanto la Regione dovrebbe pagare oggi se decidesse di “uscire” dal contratto derivato vendendolo sul mercato finanziario.
Pensavo di essere io troppo “esigente” ma poi ho letto la requisitoria del Procuratore regionale della Corte dei Conti, dott. Agostino Chiappiniello, datata 11 luglio 2014, dove a pag. 16 scrive: “ … Una particolare attenzione deve essere posta sull’andamento dei derivati a suo tempo acquisiti.”, e poi a pag. 17 e 18 “ … Relativamente alla nota informativa sugli strumenti di finanza derivata allegata al rendiconto generale, …. non risulta idonea ad offrire una prospettazione completa degli effetti delle operazioni intraprese sui conti dell’Amministrazione, limitandosi ad evidenziarne esclusivamente quelli prodotti nel bilancio annuale in termini di differenziali, senza riferimento alcuno agli effetti sul bilancio pluriennale e senza richiamo alcuno al valore stimato di estinzione delle stesse al momento della redazione del bilancio (ovvero il mark to market).”.
Più chiaro di così … direi proprio che sia necessaria maggiore chiarezza e precisione su come vengono amministrati i soldi dei Cittadini.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*