L’UMBRIA – LA CRISI E IL RUOLO DEL SINDACATO

crisi(UJ.com3.0) di Mario Bravi (CGIL) PERUGIA -C’è una grande e anche interessante discussione sulla crisi che sta sconquassando l’Umbria.I dati drammatici che abbiamo di fronte rendono questa discussione giusta ed inevitabile, purché non sia fine a se stessa e sia collegata ad una risposta e ad una iniziativa conseguente. Sono 28mila i posti di lavoro persi negli ultimi 3 anni, 18mila i cassintegrati (2/3 dei quali in deroga, con il rischio drammatico di non avere più una copertura dal mese prossimo), oltre 100 le vertenze aziendali aperte, mentre la disoccupazione reale è al 14% se si tiene conto anche della strutturalità della cassa integrazione.Per fare in modo che la discussione sia legata ad un’iniziativa e a una risposta vera occorre ragionare sulle cause di questa crisi, sul rapporto tra le difficoltà della nostra regione e la situazione nazionale, e soprattutto sulla necessaria risposta.

Per quanto riguarda le cause, queste vanno individuate nella debolezza del nostro tessuto produttivo, nella sua frantumazione e nella dimensione aziendale, nonostante le 46 multinazionali presenti sul nostro territorio.E’ un errore individuare la causa dei nostri problemi in un eccesso di presenza pubblica, visto che l’Umbria è da questo punto di vista assolutamente in linea con la media nazionale. Anzi, se c’è un elemento di tenuta e di controtendenza rispetto alla situazione nazionale, questo è ascrivibile a livelli ancora alti di coesione sociale, conseguenza di un livello importante e qualificato di servizi sociali e sanitari.

Non possiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Inoltre, consideriamo estremamente superficiale affrontare le questioni dell’Umbria in maniera avulsa rispetto al contesto nazionale, dimenticando gli effetti fortemente negativi prodotti dai governi Berlusconi e Monti.

E a proposito dei limiti del modello di sviluppo della nostra regione, ma soprattutto del Paese, è significativo, ma scarsamente analizzato, il fatto che nonostante l’accordo di programma sull’Antonio Merloni di Gaifana preveda un sostegno di 30 milioni di euro per nuove attività produttive, ci sia una carenza di iniziativa proprio da parte del sistema delle imprese, che ha anch’esso una responsabilità pesante sulla crisi che attraversa l’Umbria.

Quindi come uscirne?

Pensiamo che punti forti sui quali far leva siano essenzialmente:

  1. Nuova politica economica basata sulla crescita a partire dal rilancio del manifatturiero, una questione di carattere essenzialmente nazionale che incide fortemente sull’Umbria.
  2. Difesa e valorizzazione della coesione sociale e del welfare, che è uno dei punti di forza della nostra regione.
  3. Apertura di un confronto sulla proposta che abbiamo lanciato come Cgil di un Piano del Lavoro per l’Umbria. Questa è la priorità per la nostra regione, sulla quale vanno concentrate tutte le risorse e le energie per la definizione di un piano specifico.

Per questo la Cgil Regionale dell’Umbria ha predisposto e stampato i materiali, frutto della Conferenza di Programma che dovranno essere alla base di un confronto con tutte le Associazioni del mondo dell’impresa, del lavoro e con le Istituzioni.

 

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