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Lotta alla povertà, Vinti: “Piano del lavoro e basta austerità”

Vinti: "Dal 2007 al 2013, cioè dallo scoppio della crisi in Umbria, si sono persi 35 mila posti di lavoro"

Il Perugia Calcio querela ex assessore Stefano Vinti

Lotta alla povertà, Vinti: “Piano del lavoro e basta austerità”

da Stefano Vinti (Coordinamento nazionale Associazione Sinistra Lavoro) – La lotta alla povertà si attua con più politiche integrate.  Innanzitutto occorre riconoscere ai cittadini la titolarità di un Reddito Minimo Garantito e di un alloggio garantito dallo Stato adeguato per ogni famiglia. Va data piena attuazione al dettato dell’art. 1 della nostra Costituzione, dando priorità a quelle politiche tendenti alla  piena occupazione.

È necessaria una profonda svolta nelle politiche economiche nazionali, costruendo la fuoriuscita delle politiche di austerità dettate dalla “troika” e dalla speculazione finanziaria internazionale. Servono massicci investimenti pubblici, ad iniziare dall’estensione e la riqualificazione dello “stato sociale” (sanità, scuola, università, trasporti, assistenza), da una politica fiscale che riduca le tasse sul lavoro dipendente e agevolil’artigianato, il piccolo commercio e le piccole e medie imprese manufatturiere.

Allo stesso tempo occorre una politica a sostegno della ricerca scientifica e applicata per avviare un processo d’innovazione dell’apparato produttivo e industriale, insieme ad una politica industriale che privilegi i settori strategici dello sviluppo di qualità, a partire da una grande piano nazionale per le infrastrutture tecnologiche, che porti almeno entro il 2020 la banda larga e ultra larga al 50% delle famiglie.

Invece delle inutili grandi opere (come la Tav), serve un piano decennale di messa in sicurezza del territorio nazionale, per ridurre il rischio sismico e idrogeologico. Una politica dei “beni comuni” che dia l’alt alle fallimentari privatizzazioni. I soldi ci sono, non è vero che non ci sono ma l’Italia paga circa 90 miliardi di interessi sul debito ogni anno e ,in aggiunta, altri 50 miliardi l’anno, per 20 anni, come prevede il fiscal compact. Una follia.

Dove reperire le risorse necessarie? Dall’evasione e dall’elusione fiscale, da una vera patrimoniale sulle grandi ricchezze, da una drastica riduzione delle spese militari, da un tetto per le pensioni d’oro, dall’interruzione delle regalie miliardarie fatte al sistema bancario, dalla lotta serrata e senza eccezioni a privilegi di ogni tipo.

Un cambio radicale di politica economica, sociale, fiscale, ridurrebbe la forbice tra il 10% di popolazione che detiene il 46% della ricchezza nazionale e il 90% che ne detiene il 54%. Serve una politica di redistribuzione della ricchezza, dai profitti e le rendite a salari, stipendi e pensioni, per sviluppare e sistemare la domanda interna, i consumi popolari e così incrementare la produzione industriale e accrescere l’occupazione.

In sostanza, fare l’opposto di quanto imposto dalle politiche liberiste, l’opposto di quanto fatto dai governi Berlusconi. Monti, Letta. l’opposto di quanto sta facendo al governo Renzi–Alfano.

Una politica alternativa al liberismo produrrebbe effetti considerevoli anche nell’economia regionale umbra.

In Umbria ci servono Keynes e Marx, non certamente Adam Smith. Anche l’Umbria come le altre regioni italiane vive sempre più i segni della crisi e le famiglie in sofferenza tendono ad aumentare rispetto al passato: se tra il 2008-2010 i nuclei familiari poveri erano circa 20 mila, il 5,5% sul totale, nel 2011 l’Istat ha stimato i nuclei familiari poveri pari a oltre 36 mila, quasi il 9%, con un drammatico avvicinamento alla media nazionale pari all’11%.

In uno stato molto grave di povertà vivono 6.300 famiglie, l’ 1,7% di tutte le famiglie umbre, appena al di sopra della soglia di povertà vi è una altro 5% pari a 19 mila famiglie, considerando i livelli dei redditi familiari rischiano la povertà 109 mila famiglie, il 10%.

Come gia in passato ci informava una ricerca della CGIL Umbria sono circa 125 mila i lavoratori in sofferenza con l’occupazione. Infatti i disoccupati sono 41 mila, 24 mila i cassa integrati, 23 mila gli scoraggiati che il lavoro neppure lo cercano più, 37 mila i lavoratori precari.

I pensionati in Umbria sono 260 mila, di cui 140 mila vivono con pensioni al di sotto dei 1.000 euro lordi mensili, di cui 21 mila sotto le 500€ e inoltre di fronte ad un importo medio nazionale delle pensioni di 1.131 €, in Umbria lo stesso importo corrisponde a 1.050 €, con una differenza profonda tra uomini e donne, 1.350 € è l’importo medio mensile per gli uomini e 950€ per le donne.

Dal 2007 al 2013, cioè dallo scoppio della crisi in Umbria, si sono persi 35 mila posti di lavoro, senza contare che i salari sono di fatto bloccati così come gli stipendi dei dipendenti pubblici e gli umbri che lavorano hanno salari e stipendi inferiori di circa il 10% rispetto ai loro colleghi che lavorano nelle regioni del centro–nord.

Insomma anche quando si lavora si tende alla povertà, senza contare la perdita del potere d’acquisto.

Solo uscendo dalle politiche di austerità, imposte dall’Europa dei banchieri e dalle politiche di pareggio di bilancio, sarà possibile una lotta efficace alla povertà e la conquista di nuovi livelli di giustizia sociale.

In questo contesto l’Umbria deve fare la sua parte. E’ necessario che la Regione aggiunga un surplus di iniziativa politica e di governo, sviluppando il sostegno e l’indirizzo all’Agenda Digitale Umbra, al settore delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, alla green economy, anche integrati alla salvaguardia e alla valorizzazione dei beni comuni, di cui la nostra regione è ricca.

E soprattutto, se la CGIL umbra invoca ancora un Piano del Lavoro, ritengo sensato e urgente aprire una interlocuzione vera ed insieme a tutte le forze sane indicare con nettezza che la priorità è il lavoro.

Faccio infine una domanda: e’ possibile che su questi temi i diversi soggetti della sinistra in Umbria possano costruire un confronto, per arrivare alla definizione di una piattaforma unitaria e di azione comune a livello regionale?

Personalmente lo ritengo uno sforzo necessario ed urgente, al di là della partecipazione o meno ai progetti nazionali in atto per la costruzione di un nuovo soggetto politico/partito della sinistra. Anche in vista delle prossime elezioni comunali che si terranno in primavera in alcuni importanti comuni dell’Umbria.

Lotta

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