Liberati, ecco la famigerata ‘linea 6’ da Torino alla Thyssen di Terni

PIU’ FANGHI IN DISCARICA, PIU’ REFLUI NEL FIUME NERA. NESSUN RECUPERO DI MATERIA

Liberati, ecco la famigerata 'linea 6' da Torino alla Thyssen di Terni PIU’ FANGHI IN DISCARICA, PIU’ REFLUI NEL FIUME NERA
ThyssenKrupp quartier generale

Liberati, ecco la famigerata ‘linea 6’ da Torino alla Thyssen di Terni. La Thyssen Krupp vorrebbe installare all’AST di Terni la c.d. Linea LAF 6, ulteriore impianto di ricottura e decapaggio post produzione dell’acciaio, proveniente da Torino, lo stesso dove purtroppo trovarono la morte sette operai in quella tragica notte di fine 2007. Abbiamo letto lo studio di impatto ambientale di parte privata, https://drive.google.com/open?id=0B2pGmstfsoirUDVoMTNLOWwwRWc, sottoposto in queste settimane all’iter AIA-VIA. La Linea 6 sarebbe anzitutto dotata di una caldaia a gas metano la cui potenza non è indicata nello studio di impatto, ma indicativamente attorno ai 20 Mw. Non proprio una bazzecola: secondo la stessa TK, “le ricadute di PM10, pur limitate, si andranno a sommare su livelli di fondo già sopra il limite per le medie giornaliere massime”. Il processo di finitura a freddo ha soprattutto un’incidenza rilevante sulla portata dei reflui. E sulla discarica, se non si recupera la materia, come in questo caso.

Quanto ai reflui, gli scarichi acidi aumenteranno del 21% rispetto alla capacità depurativa dell’impianto IDA 10, stando alla stessa TK. Naturalmente il tutto finisce poi nel Nera, già metallizzato fino a 400 volte in più rispetto alle stazioni a monte della depurazione. TK va ancora al risparmio: nessun recupero di materia e di energia; né si prevede alcun recupero di calore a fine civile, per vecchi e nuovi impianti. Solo un impianto per sprecare meno acqua: altri milioni guadagnati! I fanghi dei depuratori, more solito senza riciclo, si smaltiranno così nella discarica di Valle, quella sopra la quale si era annunciata la realizzazione di un’area sportiva (?!?) e una sinistra terrazza sulla città (!!!). I fanghi, peraltro, hanno tassi di metalli pesanti ben superiori rispetto alle scorie, ma che importa? Tanto in Italia si può dire e fare quel che in Germania nemmeno si penserebbe!

A fronte di tante gravi carenze, lo studio rischia pure di coprirsi di ridicolo, quando afferma “Le sostanze emesse in atmosfera dal polo industriale AST non rappresentano un potenziale impatto indiretto significativo a fronte dei modesti contributi di inquinanti diffusi (…) e di conseguenza si evidenzia l’assenza di interferenze con l’ecosistema fluviale del Nera e con l’ecosistema agricolo”. Forse non sanno delle coltivazioni interdette e di molto altro. Per proseguire con le comiche, “Il Parco fluviale del fiume Nera e gli ambiti naturali di rilievo (SIC e ZPS) non rappresentano aree a rischio poiché posti a elevata distanza (da un minimo di 2,1 km a un massimo di 3 km) rispetto al polo di Viale Brin”. Come possono 2/3 km essere ‘elevata distanza’, quando i metalli pesanti dispersi in atmosfera o nell’acqua viaggiano per decine di km, come attestano monitoraggi, studi e modelli scientifici?

A proposito: la famigerata Linea 6 attiverebbe una decina di posti di lavoro in tutto. Basterebbe investire degnamente sulla Cascata delle Marmore per ottenerne centinaia, valorizzando paesaggio e bellezze naturali, senza devastare l’ambiente. Senza nuovi rischi per la salute pubblica, visto che l’azienda ha deciso -ancora una volta e a suo piacimento- di riversare il tutto nelle acque di fiume, cantate a suo tempo da Goethe, e in quella autentica bomba chimica della discarica, ormai alta quasi 100 metri. Per la quale un bel provvedimento giudiziario non fu mai scritto

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