Leonelli, a Perugia il Pd Umbria è sconfitta epocale

conferenza-pd-dopo-ballottaggio (3)PERUGIA – Alcuni elementi positivi, qualche sconfitta dignitosa o comunque figlia di situazioni complesse. Poi la “sconfitta epocale e terrificante” a Perugia. E’ tempo di bilanci per il segretario regionale del Pd Umbria Giacomo Leonelli, che all’indomani dei ballottaggi ha incontrato la stampa in piazza della Repubblica per una riflessione severa sull’esito del voto. “Siamo di fronte a un risultato netto e inequivocabile – ha detto. Emergono alcuni elementi positivi: riconquistiamo città fino a ieri governate dal centrodestra come Orvieto e Gualdo Tadino, in certe situazioni teniamo e confermiamo un governo di centrosinistra, in altre perdiamo ma con risultati dignitosi come a Bastia Umbra, in altre ancora perdiamo ma con la consapevolezza di aver giocato partite in salita, con il Comune di Gubbio commissariato (dove comunque vince un pezzo di centrosinistra insieme a un pezzo del Pd) e quello di Spoleto investito da vicissitudini complesse”. A Perugia, invece, la sconfitta è “epocale e terrificante”, per definizione del segretario. “In tutti i comuni – spiega – tendenzialmente confermiamo i voti del primo turno.

A Perugia abbiamo un dato complessivo fuori contesto e inappellabile, con il candidato sindaco che al secondo turno perde 13mila voti e la città che ci gira le spalle. Teniamo nelle periferie, ma dove vinciamo, vinciamo di poche decine di voti. Si è rotto un legame con l’opinione pubblica” e, per Leonelli, non c’è bisogno di aspettare le analisi sui flussi per intuire che il voto giovane non ha premiato il centrosinistra. “C’è – anche – una valutazione negativa sul lavoro fatto, si è fatta una campagna elettorale che non ha adeguatamente riconosciuto le difficoltà”: poca attenzione alla città urbana, eccessiva autoreferenzialità dell’amministrazione uscente, che ha parlato troppo con i corpi intermedi, poco con i cittadini, una candidatura che non aveva elementi di innovazione, un impoverimento complessivo legato alla crisi, che in Umbria ha colpito più duramente che altrove, incapacità di far emergere quanto di positivo si è fatto. “Il voto a Boccali è arrivato dalla mobilitazione, mentre siamo stati puniti dall’opinione pubblica”. Tanto che, secondo il segretario: “se al ballottaggio fosse andato Waguè sarebbe finita allo stesso modo”. “Apprezzo le parole e la dignità di Boccali – aggiunge Leonelli – che si assume la responsabilità del risultato, leggendolo come un referendum sulla sua persona”.

“In questi mesi – prosegue – avevamo chiaro il problema su una valutazione della giunta uscente. Abbiamo condiviso l’idea delle primarie, un po’ un tentativo di defibrillazione e con la percezione di un problema di partecipazione; abbiamo dato il nostro contributo, ci siamo spesi, ma il malcontento è esploso ieri in maniera fragorosa”. In tutta l’Umbria, la segreteria regionale – rivendica il segretario – ha fatto una campagna elettorale senza riserve. “Abbiamo avuto molti ospiti riconosciuti a livello nazionale, per dare l’idea di chi ci crede”. Ora, però, servono “coraggio e una sana rottamazione”. “Dobbiamo mostrare i muscoli – spiega Leonelli – non tirarci indietro ma giocare all’attacco, perché se ci presentiamo con ricette consumate, gli elettori ci respingono e ci fanno male”. Senza eccezioni. Nemmeno sul governo della Regione. Perché, per il Pd umbro, “emerge con forza che quella del secondo mandato non è una strada naturale; non c’è niente di scontato e non c’è un secondo tempo già previsto”. Primarie? Non sempre sono la soluzione, ma sono una strada, ed è evidente che “dovremo mettercela tutta – promette il segretario – nel segno della discontinuità. Dobbiamo somatizzare in fretta, apportare i giusti correttivi per non replicare gli errori, ma dobbiamo avere chiara l’idea che il Pd non può prendere a testate l’esigenza di cambiamento”.

Leonelli risponde, poi, prontamente alla presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini, che in mattinata ha affidato a un comunicato un commento al voto: “E’ evidente che serve una complessiva assunzione di responsabilità”. Soprattutto “rispetto a percorsi di innovazione. Non possiamo derogare alla richiesta di cambiamento, che deve essere nelle persone, nei contenuti, nei modi di fare politica. Non faremo sconti, ragioneremo su una classe dirigente nuova anche rispetto a quella che ieri si è misurata con le elezioni”. “La speranza – aggiunge il segretario – è che il Pd si metta a lavorare sui temi. Noi siamo scesi in campo all’85esimo minuto (essendo stato io eletto a metà febbraio) ma siamo determinati a non fare sconti sulla mancanza di coraggio nelle scelte”. La riflessione è aperta, a dare un contributo alla discussione arriveranno da Roma Stefano Bonaccini e Luca Lotti. Ma, soprattutto – è l’appello di Leonelli – “abbiamo bisogno dei cittadini che sono stati alla finestra fino ad oggi. A questi dico: non state sulle tastiere di Facebook, iscrivetevi al Pd e aiutateci a cambiarlo”.

 

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