La Sinistra umbra entusiasta per JP Industries ed ex Merloni

Sinistra Ecologia Libertà e Sinistra Lavoro continueranno ovviamente a seguire con grandissima attenzione tutti i dettagli di questa vicenda

Ex Antonio Merloni: al via incentivi reindustrializzazione
Due buone notizie negli ultimi giorni per i circa 700 lavoratori dela J.P. Industries dell’Umbria e delle Marche: da una parte la proroga della cassa integrazione per altri due anni e dall’altra la sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto congruo il prezzo di vendita della ex Merloni a Giovanni Porcarelli, ribaltando di fatto i primi due gradi di giudizio, fino ad ora favorevoli alle banche.
Come hanno subito sottolineato la Rsu aziendale e i sindacati adesso non ci sono più alibi per nessuno: l’azienda può e deve ripartire con un piano industriale serio e credibile avendo anche l’opportunità di un accesso al credito che ora sembra possibile.
Va inoltre ricordato l’impegno diretto e  concreto che, anche in queste ore,  hanno ribadito i due presidenti di Umbria e Marche, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli: una disponibilità finanziaria di circa tre milioni di euro per programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale dell’azienda. Si sblocca quindi una vicenda che interessa la dorsale appenninica, sicuramente la parte della regione più colpita dalla crisi economica.
Grazie soprattutto alle lotte e all’impegno dei lavoratori che in questi anni hanno tenuto alta l’attenzione e la mobilitazione su questa come su altre vertenze aperte in Umbria si riaccende la speranza di una ripresa produttiva negli stabilimenti della J.P.industries e quindi di un forte sviluppo occupazionale.
Sinistra Ecologia Libertà e Sinistra Lavoro continueranno ovviamente a seguire con grandissima attenzione tutti i dettagli di questa vicenda a cominciare dalla questione degli ammortizzatori sociali che sono stati prorogati ma che adesso non devono subire ridimensionamenti visto che stiamo parlando di importi mensili già molto bassi.
Sempre molto preoccupante rimane inoltre la situazione di tutta l’area della dorsale appenninica a livello occupazionale, sociale e sul fronte delle nuove povertà. Per altri 550 lavoratori ex Merloni, ad esempio, non si intravedono prospettive reali di impiego lavorativo, 150 di loro, quelli con meno di 40 anni, dal 12 ottobre scorso hanno definitivamente perso anche l’assegno di mobilità e quindi dovrebbero sopravvivere con un reddito pari a zero mentre agli ultra40enni è decurtato l’assegno del 20%.
E’ del tutto evidente, e lo ribadiamo ancora una volta con grande determinazione, che anche in Umbria è necessario ed urgente un Piano regionale per il lavoro, che si occupi delle oltre 200 crisi industriali aperte nella regione, con una attenzione particolare a realtà disastrate come la zona che va da Nocera Umbra a Gualdo Tadino fino a  Gubbio, l’area di crisi di Terni-Narni e le altre zone di grande difficoltà, dallo spoletino al Trasimeno.
Più in generale, è giunto ormai da tempo il momento di porre mano ad una politica per il lavoro e lo sviluppo che sia in grado, come affermava il programma di governo della coalizione regionale,  di rovesciare le politiche di austerità che hanno messo in ginocchio l’Umbria e interi territori d’Europa e di dare fiducia ai lavoratori e sostegno a quelle imprese che promuovono innovazione “in un quadro di sostenibilità economica, sociale e ambientale e di pieno rispetto dei diritti dei lavoratori”.
Occorrono misure straordinarie e coordinate tra loro, volte a creare le condizioni di una nuova stagione di crescita puntando, innanzitutto, a dare un lavoro a chi non ce l’ha, a tutelare i diritti e il reddito di chi lavora, a sostenere l’economia dell’Umbria, in primo luogo salvaguardando e qualificando la base industriale.

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