La Regione sta organizzando un progetto per far lavorare gli immigrati

Tamburi, Realtà Popolare, un momento di solidarietà che non possiamo perdere.
Giampiero TAMBURI

da Giampiero Tamburi (Realtà Popolare)
La Regione sta organizzando: un progetto per far lavorare gli immigrati. Da come vedo la faccenda, con il lavoro che sta facendo l’assessorato della Giunta Regionale al Welfare, che coinvolgerà i Comuni della regione e quindi anche e soprattutto Perugia, sta perdendo letteralmente il tempo che potrebbe impiegare in modo più produttivo altrove per noi dell’Umbria. La Regione ha trovato la soluzione: lavori socialmente utili da far svolgere ai migranti.

Dietro a questa affermazione e a questa soluzione, c’è il VUOTO più assoluto: letteralmente il NULLA. Asseriscono che lo fanno per favorire la loro integrazione. Se fosse questa la ragione vera, ma sicuramente non lo è, mi verrebbe il dubbio che non conoscano, ma molto più probabilmente che non diano importanza al significato della parola INTEGRAZIONE: “l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. L’integrazione dipende anche dalla capacità di socializzazione di ogni individuo. Ed anche: assimilazione, inserimento di individui o gruppi in un ambiente sociale, in una comunità: accoglienza e integrazione”.

Basta dargli un lavoro di siffatta importanza per potergli e poterci garantire una loro integrazione? Follie!
Un individuo che ha formato la sua cultura, giusta o sbagliata secondo i punti di vista, in una società dove il vivere quotidiano ha insegnato ai suoi membri i comportamenti da adottare in centinaia, se non migliaia, di anni di condizionamenti, arrivano da noi, li mettiamo a pulire i parchi e…voilà diventano culturalmente integrati!

Sono convinto che chi ha la capacità di essere obbiettivo e di non lasciarsi trascinare da opportune posizioni partitiche, vede subito l’assurdità di questo modo di affrontare il problema e si rende conto di come questo serissimo momento debba essere risolto con vere soluzioni che nulla anno a che fare con queste “baggianate” fatte solo per tirare l’acqua da una parte, considerando solo l’opportunità di portare consensi al momento del voto!

Quando il progetto fallirà, perché è sicuro che fallirà, come lo giustificheranno? “Noi ci abbiamo provato; ce l’abbiamo messa tutta ma le forze politiche dell’opposizione non ci hanno dato nessun aiuto”.
Ed anche su certe affermazioni qualcuno sarà propenso a credergli!

Tutta apparenza! Dietro a tutto questo assurdo progetto architettato dai responsabili della nostra Istituzione Regionale c’è ben altro. Venute meno le illusioni che una grande e pacifica società multietnica potesse prendere forma senza traumi, bisognava in tutti i modi organizzare qualcosa, qualunque cosa per poter riempire quel vuoto assoluto che, per incapacità, o ancor meglio, per favorire i voleri di alcuni dei Paesi dell’UE, il nostro Stato, in assoluto servilismo, è stato ed è tutt’ora, completamente assente.

Cerchiamo di restare nella realtà con i piedi per terra. Integrazione? Neanche se stessero qui tutta la vita si integrerebbero. Ma poi è il lavoro quello che vogliono? O piuttosto essere mantenuti, anche dal punto di vista sanitario, senza sudare per guadagnarsi quello che lo Stato già gli passa senza fatica?

Altra domanda molto importante da farsi per capire meglio la situazione!
Come mai ad oggi l’Europa non ha ancora stabilito criteri condivisi su come fronteggiare i continui flussi di immigrazione? Perché non ne capisce l’importanza (!) o, cosa molto più vera, ha tutto l’interesse a creare il caos nei Paesi come l’Italia, la Grecia, La Spagna ed il Portogallo, i quali li considera come “terra di conquista” e più facile a fargli piegare la testa se si lasciano in queste condizioni?

Naturalmente questo problema va affrontato, in primo luogo, tramite scelte responsabili di politica estera; ma non per questo, i nostri politici debbono, anche se fanno di tutto per dare fumo negli occhi, mantenere questo stato di indifferenza. Molto si può e si deve fare sul suolo nazionale.

 

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