La Parità di Genere tra il Dire e il Fare

La Parità di Genere tra il Dire e il Fare
Bilancio solido e in attivo per il Pd dell’Umbria

La Parità di Genere tra il Dire e il Fare
Parlare di politiche di genere non basta più. Ci siamo molte volte detti e dette che Pari Diritti e Pari Opportunità sono ben altra cosa dalle quote rosa.

di Simona Meloni (responsabile diritti e pari opportunità del Pd Umbria) – La rappresentanza di genere è cifra del tasso di democrazia nel nostro Paese e non va sganciata dall’insieme della questione democratica. Ogni giorno si affrontano temi come l’uguaglianza di genere nel lavoro, l’esigenza di conciliare lavoro e famiglia, la presenza delle donne nelle posizioni decisionali, le recenti misure per combattere la violenza contro le donne nonché la salute e i diritti riproduttivi.

Tutti d’accordo sul sistema di rappresentanza, la cittadinanza di genere e il rispetto delle differenze, la salute e il benessere femminile, la prevenzione alla violenza di genere, il lavoro e l’occupazione femminile, l’imprenditoria femminile, la conciliazione e la condivisione delle responsabilità sociali e di cura, il lavoro “emozionale” necessario per stabilire le relazioni di solidarietà e di appartenenza, la rappresentazione femminile nella comunicazione e gli strumenti del sistema paritario.

Tutti d’accordo che nel mondo del lavoro, nell’impresa, nelle professioni, nelle istituzioni, nei nuclei familiari e nella vita di tutti i giorni, le donne rappresentano la forza del nostro Paese e della nostra regione.
Questo, nonostante permangano discriminazioni, disparità salariali, occupazionali e di carriera, nonostante cura e assistenza rimangano in gran parte sulle loro spalle, nonostante l’informazione e il racconto pubblico della donna sia dominato da luoghi comuni e stereotipi spesso avvilenti e dannosi. Un quadro che si completa con la terribile conta, che prosegue, di casi di violenza, abuso e femminicidi.

Per tutti questi motivi, e per molti altri che fanno parte di un retaggio socio-economico- culturale radicato, come istituzioni siamo chiamati a realizzare le condizioni per una vera democrazia paritaria.
Poi accade che ieri la 1°Commissione Consiliare Regionale decide di sottrarre fondi alle politiche di genere regionali. Questo è stato possibile grazie alla volontà di alcuni rappresentati del PD che hanno votato alleandosi con la Destra e Movimento 5 stelle.

Se togliamo i fondi tutto quello su cui abbiamo discusso e dibattuto e condiviso decade. Si tagliano i fondi – una cifra pari a 150.000€- per destinarle in servizi socio-assistenziali a favore di famiglie , minori e disabili prelevandoli da quelli stanziati per il disegno di legge sulle politiche di genere.

E questo, oltre ad essere strumentale ,ci fa incorrere in tre errori di fondo:
1) Il primo è di contenuto : chi mai direbbe che i servizi socio-assistenziali per i più deboli sono meno importanti delle politiche di genere? Nessuno , infatti non lo sono. Sono entrambi da proteggere, da incentivare e da difendere. Quindi non si toglie dall’uno per dare all’altro né viceversa.
2) La Legge quadro Regionale per la parità e contro la discriminazione di genere ancora non esiste ma tutti sapevamo essere in fase di sviluppo e da presentare entro la fine dell’anno. Senza prenderci in giro , senza quei fondi la Legge Regionale che aspettiamo da tempo e che altre Regioni hanno già emendato , non ci sarà. Quindi era un alibi.
3) Non si possono interpretare le difficoltà , le disuguaglianze e le violenze come un disagio sociale facendoli rientrare nel gruppo dei servizi socio- assistenziali perché allora significa che non abbiamo capito nulla né sul piano politico ed economico, né tantomeno su quello sociale.

La volontà politica di alcuni dei nostri rappresentanti PD in Consiglio Regionale ieri non è andata in questa direzione. E’ stato fatto un passo indietro. Il raggiungimento della parità ed il contrasto delle discriminazioni sono da costruirsi attraverso azioni culturali ed educative , già difficoltose all’interno della società, ma che la politica dovrebbe però promuovere aiutandoci in primis a superare gli stereotipi e battersi per politiche che vadano a rafforzare gli anelli deboli , TUTTI, ma fondamentali di questa società. E sappiamo bene quanto dalla salute della donna dipenda la salute dei minori, quella degli anziani e la cura e l’assistenza della famiglia.

Ieri , alcuni dei nostri rappresentati , hanno commesso un grave errore di valutazione politica che mi auspico possa essere corretto con un emendamento nel consiglio di Martedì 24/11 .Occorre fare altri atti per rafforzare l’impianto a riprova della concretezza e della sensibilità di questa terra. In prima linea per il futuro della comunità e perché la parità ed i diritti dei più dei deboli sono innanzitutto una questione di civiltà.

Parità

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*