La caramella Rossana dice addio a Perugia, Ciprini condanna

leccornia targata ‘Perugina’ , nel suo quasi secolo di vita, è divenuta famosa in tutto il mondo

La caramella Rossana dice addio a Perugia, Ciprini condanna

La caramella Rossana dice addio a Perugia, Ciprini condanna

“Una doccia gelata, anche se ci aspettavamo che prima o poi accadesse. A dispetto del prodotto, si chiude con amarezza il capitolo delle caramelle ‘Rossana’ che, ormai è ufficiale, lasceranno definitivamente il capoluogo umbro per trasferirsi ad Asti”. Con queste parole la Capogruppo in commissione Lavoro, Tiziana Ciprini, esprime delusione nell’apprendere che un altro pezzo di Perugia se ne andrà via. Si conclude così, tristemente, il ciclo della mitica leccornia targata ‘Perugina’ che, nel suo quasi secolo di vita, è divenuta famosa in tutto il mondo. E’ stato, infatti, sottoscritto il contratto preliminare per la cessione da parte del Gruppo Nestlé a Fida, azienda piemontese attiva dal 1973, che opera esclusivamente nel settore dolciario e che acquisirà definitivamente il marchio entro il mese di giugno insieme all’intero ramo d’azienda delle caramelle tra cui anche Fondenti, Glacia, Fruttallegre, Lemoncella e Spicchi.

“La cessione era nell’aria da tempo – afferma Ciprini – soprattutto dopo che, a inizio marzo, la multinazionale svizzera aveva annunciato 60 milioni di investimenti in tre anni sul ‘Bacio’ e chiarito che non avrebbe più speso un euro per le ‘Rossana’ perché, secondo l’azienda, il business (che rappresenta il 2 per cento della quota di mercato) non avrebbe retto. Beh, dipende dai punti di vista, poiché Nestlè ha utilizzato pretesti dettati solo da interessi economici senza scrupoli. La ‘Rossana’ e il ‘Bacio’, sono state la punta di diamante dello stabilimento ‘Perugina’. Inoltre, sul versante occupazionale – continua Ciprini – la multinazionale svizzera assicura che non ci saranno licenziamenti ma ribadisco, per l’ennesima volta, che la decisione di mantenere solo la produzione del ‘Bacio’ e delle tavolette di cioccolato è equivalente alla massimizzazione dei profitti, a scapito dei posti di lavoro che, invece, dovevano essere potenziati con il rilancio dell’intero polo dolciario. La situazione già di per sé precaria, con contratti di solidarietà in scadenza nel 2018, si è rivelata essere una vera e propria beffa.

A molti dipendenti sono stati prospettati quelli che la multinazionale ha definito ‘incentivi volontari’, ovvero indennizzi tra i 30 e i 60mila euro per i dipendenti che decidano ‘spontaneamente’ di dimettersi dal lavoro o coloro che siano disposti al trasferimento per recarsi a lavorare presso altre aziende che trovino accordi con Nestlè, come la ditta Tedesco. Anziché ricorrere a questi pessimi escamotage, sarebbe bastato far crescere i fatturati, ma è mancata la volontà anche da parte di quei sindacati che si sono resi complici, con la loro inerzia, di tale dissesto” – conclude Ciprini.

Geraldina Rindinella

Addetto stampa on. Tiziana Ciprini

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